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Lettere

Risposta a chi mi chiede di agire

Risposta a chi mi chiede di agire.

Giulietto Chiesa
giovedì 4 settembre 2014 16:25

Caro Giulietto,

sono Luca, un ragazzo di 22 che vive a Pistoia. Mi trovo in un momento della vita in cui non so più da che parte andare, i miei sogni sono grandi forse troppo ma secondo me non impossibili da realizzare. Voglio contribuire a cambiare questa società, voglio distaccarmi dalla realtà occidentale, voglio vivere sereno e libero. Forse sono parole che già avrai sentito da migliaia di ragazzi e adulti, ma sono queste le parole che un giorno ricorderemo come parole rivoluzionarie. Vogliamo cambiare e possiamo farlo, ma in che modo riusciremo ad unire milioni di pensieri, in fondo anche diversi , ma che chiedono tutti il solito fine? Scrivo a lei e non ad una qualsiasi altra persona perché credo che lei sia la persona giusta per far nascere un movimento nuovo, simile a quello che è stato il movimento no global. Lei è la persona giusta per unire una grande quantità di persone sotto un ideale, l'anti americanismo, se così si chiama. Vogliamo entrambi mettere fine alla globalizzazione e alle politiche neoliberiste che in questo mondo hanno portato solo disgrazie. Adesso da umile cittadino italiano le chiedo aiuto. Sono un ragazzo sveglio con una voglia di apprendere e lavorare che penso non si possa trovare in molte persone. Però voglio imparare da lei, voglio che mi insegni quello che sa sulla situazione in Ucraina, Siria, Gaza, Libia, Iraq, sulla situazione italiana, di Renzi, del M5S, le soluzioni che propone, voglio aiutarla il più possibile in quello che fa e porta avanti. Vorrei col profondo del cuore che lei mi accettasse come suo allievo, contribuendo a formare una persona, che le assicuro, è dotata di un gran cuore, buono ed onesto. La ringrazio, spero vivamente in una sua risposta, anche se negativa.

Caro Luca,

di lettere come la tua, o molto simili, ne ho ricevute undici nel solo mese di agosto. Sia sulla mia mail personale, sia sulla pagina Facebook. E molti, molti altri che mi scrivono o con cui sono in contatto, manifestano lo stesso desiderio di cambiare, la stessa voglia di fare qualcosa, insieme alla stessa, disperata sensazione di non poter fare nulla.

Io stesso condivido le loro emozioni e la loro rabbia. E, come te, mi pongo la domanda: cosa posso fare io? E' la domanda giusta, perché prima di chiedere agli altri, occorre chiedere a se stessi. Ho visto su un muro vicino a casa mia a Roma, una scritta bellissima, illuminante per me. Suonava così: "Cosa sei disposto a fare, oggi, per cambiare il mondo?" La parola "oggi" era sottolineata.

Ecco, proviamo a rispondere, io e te, a questa domanda? La mia risposta è che, per fare ciò che tu dici di voler fare, occorre cambiare vita. Oggi, non domani o dopo. E cambiare vita significa prima di tutto prendere atto che il cambiamento comporta grandi, grandissimi sacrifici personali. Inutile elencarli, ma qualcuno deve essere nominato.

Significa metterci la faccia, esporsi.

Significa studiare, imparare come fare politica, a capire i rapporti di forza esistenti. Perché i rapporti di forza si mutano solo se grandi masse lo vogliono. Significa imparare che la democrazia è anche disciplina, e che senza disciplina non c'è nessun movimento possibile di grandi masse.

Significa impiegare parte delle proprie risorse economiche, poiché senza di esse non c'è azione politica possibile.

Significa impiegare gran parte delle proprie energie intellettuali. Significa impiegare parte importante del proprio tempo. Significa modificare i propri rapporti sociali, scegliere nuove amicizie, nuove frequentazioni. Ma significa anche avere la determinazione di andare incontro a coloro che sono diversi da te, che la pensano in altro modo, per convincerli. Cioè significa fare opera di proselitismo, senza arrendersi di fronte alle prime difficoltà. Poiché bisogna sapere che il messaggio che si dovrà comunicare è difficile. E' difficile perché va contro la corrente, e la corrente è fortissima e trascina quasi tutti. Spesso trascina anche noi. Tutto questo è molto, molto difficile. Quattro anni fa fondai Alternativa, la chiamai laboratorio politico-culturale. Cercavo, scrissi, "cinque centurie" di volontari disposti a sacrificarsi. Scrissi che non promettevo niente a nessuno, e anzi che chiedevo sette ore alla settimana del tempo di ciascuno, perché fosse erogato in nome del "bene comune". In quattro anni non sono riuscito a raccogliere quelle cinque centurie, sebbene abbia dedicato a questo impegno quasi tutto il mio tempo. Ci sono arrivato vicino, ma molti di quelli che si sono raccolti attorno a me - mi sono accorto - non avevamo capito quello che chiedevo. Erano venuti per parlare più che per ascoltare; per pretendere aiuto più che per darlo; per avere più che per regalare. Sapevo che sarebbe stato lungo e difficile, e che tutti avremmo dovuto (cito una frase di Herzen) "camminare con il passo dell'Uomo". Perché sapevo per esperienza che tali cambiamenti non sono alla portata di tutti. E non si possono fare in tempo rapidissimo. E' una rivoluzione morale e intellettuale, cioè è una rivoluzione lenta. Ma ho commesso un errore (uno dei tanti, presumo): ho sottovalutato la forza del Nemico. Non avevo misurato fino in fondo la potenza dell'opera di disgregazione delle coscienze che esso è già riuscito a effettuare. Non avevo compreso fino in fondo - sebbene lo avessi detto e scritto - che siamo tutti malati di individualismo, la peste del XX secolo, e che per fare anche il minimo cambiamento nella nostra vita dobbiamo sapere camminare con gli altri. Non avevo ben capito quanto profonda sia stata la "mutazione antropologica" cui siamo stati sottoposti, senza capirlo, senza saperlo. Ci ho provato, dunque, senza riuscirci. Io sono - lo sono per davvero - "uno". Le mie forze sono definite e limitate. I mie mezzi lo sono altrettanto. Altrettanto lo è il mio tempo. Potrei fare quello che tu mi chiedi, cioè fare il maestro, il pedagogo, l'insegnante, il giornalista, il suggeritore, l'amico. E tante altre cose, che per altro già faccio. Ma non servirebbe a molto. Servirebbe a me e a te, ma non a cambiare le cose per i molti. Cioè risolveremmo, ancora una volta, i nostri problemi (o crederemmo di averlo fatto), ignorando quelli dei molti che, come te, gridano in cerca di aiuto, di quella che io ho chiamato una "maniglia cui aggrapparsi". Per non parlare dei moltissimi che neppure gridano, neppure cercano appigli, perché sono stati già lobotomizzati e vivono dentro la prigione di Matrix, senza nemmeno saperlo. Questa disgregazione della "voragine dei non rappresentati" è il primo problema da risolvere. Là dentro è pieno di gente che cerca "qualcosa". Ma è anche pieno di presunti leader saccenti, che pensano di avere già risolto tutto, ciascuno nella sua "nicchia conviviale", indisponibili a ogni confronto. Convinti che si possa uscire dalla trappola con le idee del XX secolo occidentale. Tutti, anche quelli che si definiscono di sinistra, ciechi di fronte all'evidenza che l'Occidente, da solo, non potrà risolvere il problema che esso ha creato e che ci porta alla catastrofe. Ciechi di fronte alla constatazione che occorre un "nuovo sapere", e che questo deve essere creato con il concorso di tutte le culture, le civilizzazioni, le religioni del mondo attuale. Ci vuole molta umiltà per operare questa svolta. Ho trovato invece, fino ad ora - mentre cercavo di svuotare il mare con un secchiellino, mari di presunzione e di ignoranza. Questo è il compito da capire prima ancora di cominciare a tentare di risolverlo. Cosa posso fare io? Non ho rinunciato, tuttavia, e non rinuncio. Ma ho bisogno di aiuto. Per quanto mi riguarda ho predisposto il mio manifesto. Grosso modo è contenuto nel mio ultimo libro "Invece della catastrofe". Non c'è tutto quello che penso, ma ci sono le cose essenziali. E' soprattutto un manuale di metodo. Utile per chi voglia imparare come si analizzano i fatti e gli avvenimenti. Si può cominciare da lì e poi, ciascuno, potrà andare oltre, dove saprà.

Alternativa non si chiude e non si scioglie. Io ho dato alle organizzazioni territoriali esistenti (l'elenco lo troverai sul sito www.alternativa-politica.it oppure scrivendo all'indirizzo mail info@alternativa-politica.it) la massima libertà d'azione. Non intendo dare ordini a nessuno. Ciascuno farà ciò che è capace di fare. Ma - prego - senza scuse e automistificazioni. Chi è incline a questo non mi interessa e non mi sarà compagno di strada. Chi mi legge, come te, potrà prendere contatto con coloro che mi stanno seguendo e che condividono le cose che qui scrivo. Città per città, regione per regione. Cimentati con l'organizzazione territoriale che più di è vicina. In Toscana c'è ed è piena di energia. Io, personalmente - oltre a seguire e dirigere pandoratv.it - terrò il conto di coloro che vorranno seguirmi direttamente, da vicino, iscrivendosi ad Alternativa nazionale. Saranno i membri delle "centurie" di cui ho bisogno, quelli su cui sarò certo di poter contare in ogni circostanza, coloro che saranno capaci di sacrificio. Promuoverò incontri e convegni, raccoglierò le forze in proporzione con i mezzi che giungeranno, manterrò il collegamento con i gruppi territoriali che vorranno restare in contatto con le mie idee, cercherò di promuovere una scuola di politica. Tireremo le somme in una grande (spero) assemblea nazionale nella prima metà del 2015. Misureremo chi siamo, quanti siamo, cosa pensiamo. Tutti coloro che vogliono essere della partita sono i benvenuti. Si facciano vivi. Da questo momento istituisco un centro di raccolta delle adesioni. Scrivete a questo indirizzo. galantefede@yahoo.it. Sarete inseriti nel mio database personale. E, chi lo chiede, riceverà i contatti territoriali di cui ha bisogno per sperimentare la propria volontà. Da cosa nasce cosa. Io offro soltanto quel poco che ho costruito, e che so.

Ripeto a te e a tutti: io non ho nulla da promettere, e ho molto da chiedere a chi ha voglia di dare e di imparare.

Un augurio a tutti coloro che sentono nello stesso modo.

Giulietto Chiesa