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C'è un giudice a Trani

da sputniknews.com

Giulietto Chiesa
giovedì 26 gennaio 2017 17:16

E' il pubblico Ministero Michele Ruggiero che ha esercitato il suo dovere di "controllore pubblico" portando in giudizio Fitch e Standard &Poor's, due delle tre agenzie di rating che hanno tormentato l'Italia e che hanno agito come aguzzini al servizio dei grandi poteri finanziari del mondo intero.

Adesso lo sappiamo già, con tutti i necessari dettagli, in attesa che il Tribunale di Trani lo confermi.

Le accuse a loro carico sono pesantissime e mettono in discussione prima di tutto l'arbitrarietà totale dei loro giudizi. Alla quale si aggiunge un lungo elenco di clamorose manipolazioni dei dati disponibili, scelti apparentemente a caso, in realtà funzionali a creare le condizioni per una crisi politica, cioè tali da essere usati come strumenti per un ricatto. Detto in altri termini, i funzionari delle due agenzie hanno lavorato per conto terzi, colpendo direttamente la sovranità nazionale dell'Italia e sottoponendo il suo popolo (non solo i risparmiatori) a pesanti conseguenze economiche e sociali negli anni successivi, fino ad oggi. I fatti specifici risalgono alla deliberazione di questi stranissimi "giudici", che nessuno ha mai eletto, che condusse al duplice taglio del rating dell'Italia del gennaio 2012. "Giudici" assai poco qualificati, ma nominati dei centri onnipotenti della finanza mondiale, se è vero - come il PM Ruggiero ha abbondantemente dimostrato nella sua requisitoria di oltre 9 ore - che propalarono al mondo intero la loro "preoccupazione" per il "troppo alto" livello del debito pubblico e bancario italiano verso creditori esteri. Ciò mentre tutti i dati, tra cui quelli del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea indicavano il contrario.

Solo una ingenuità totale potrebbe impedire di cogliere che il programma di emergenza dell'appena insediato governo Monti, voluto dall'allora presidente della Repubblica Napolitano, venne predisposto proprio sulla base di questi giudizi e di quei dati falsi. Sbalorditivo il fatto che l'allora Ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Paolo Padoan (e ministro del Governo Renzi e dell'attuale governo Gentiloni) abbia deciso di non costituirsi parte civile nel processo di Trani. Una plateale complicità, tutta politica, che impedirà allo Stato italiano di ottenere anche un parziale rimborso dei danni subiti che, secondo la Corte dei Conti ammonterebbero a non meno di 120 miliardi di euro.

Ma questa valutazione è sottostimata in molti sensi. I giudizi di questi signori hanno spostato non centinaia di miliardi: hanno modificato gli equilibri finanziari dell'Europa e creato instabilità politica. Non solo in Italia. Basti guardare l'esempio greco per cogliere l'enorme potere che i mercati hanno trasferito dalle istituzioni rappresentative della democrazia alle banche. La City di Londra, filiale e complice di Wall Street, hanno preso nelle loro mani, in sostanza, il potere politico. Quelli che sono figurativamente seduti sul banco degl'imputati di Trani altro non sono che i modesti maggiordomi di secondo grado di questo nuovo sistema politico. Di "secondo grado" perché i loro nomi non li conosce nessuno. Noi conosciamo i maggiordomi di primo grado, come Pier Paolo Padoan, o Vittorio Grilli, che era allora Direttore Generale del Tesoro e adesso è tornato al suo vero posto ai vertici della JP Morgan. Ma questi non solo tra gl'imputati. Per ora. Chi aveva mai sentito nominare, per esempio, Deven Sharma, presidente di Standard&Poor's, uno dei cinque imputati su cui pende la richiesta di condanna da 2 a 3 anni di carcere? Non ci fosse stato il lungo e meticoloso lavoro del Pubblico Ministero di Trani, non lo sapremmo neanche oggi. Adesso sappiamo che truccavano le carte e che anche il famoso "spread", che servì per ingannarci, era una fanfaluca.

Il fatto più sgradevole, tuttavia, è scoprire che la Standard&Poor's dovrà pagare, in caso di condanna, solo 4,6 milioni di €: l'equivalente di un pacchetto di sigarette per chi ha contribuito a svaligiare uno Stato intero. Che significa solo una cosa: il codice penale è rimasto indietro di almeno cinquant'anni. Ma, anche se la sentenza di Trani, attesa a febbraio, dovesse limitarsi a condanne esageratamente miti, come quelle qui ventilate, dobbiamo renderci conto che adesso, finalmente, abbiamo gli strumenti per fermare gli eversori.

https://it.sputniknews.com/opinioni/201701263985391-agenzie-rating-italia-giudici/