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Cercare a Washington chi cerca di colpire Putin e di mettere Trump con le spalle al muro

Collegare i puntini. Navalny comincia la rivoluzione colorata in Russia a fine marzo. Ma ecco che qualcuno, da qualche altra parte decide di colorarla di rosso e fa scoppiare una bomba nel metro di San Pietroburgo, mentre Putin è in visita alla città.


Giulietto Chiesa
giovedì 6 aprile 2017 22:11

Collegare i puntini. Navalny comincia la rivoluzione colorata in Russia a fine marzo. Ma ecco che qualcuno, da qualche altra parte decide di colorarla di rosso e fa scoppiare una bomba nel metro di San Pietroburgo, mentre Putin è in visita alla città. Scopo di entrambi gli eventi è quello di indebolire l'immagine di Putin, all'interno e all'estero.

Terzo puntino, da collegare ai precedenti. La Porta di Brandeburgo resta buia, come la Torre Eiffel, come il Campidoglio di Roma. C'è uno strano silenzio delle cancellerie occidentali (salvo qualche condoglianza a mezza voce). Quasi che il terrorismo che colpisce il nemico sia figlio di un Dio minore, meno importante. Se comparato con alcuni attentati europei, quello di San Pietroburgo è di gran lunga maggiore, ma l'eco sul mainstream occidentale è assai modesto.

Quarto puntino, per completare il disegno. Ecco riapparire, corredata di fotografie di bambini uccisi, il "gas siriano". Un aereo di Damasco - secondo la versione del generale Konashenkov - bombarda un deposito di armi dei tagliagole di Al Nusra, facendo esplodere armi chimiche in dotazione, appunto, ai ribelli. Provocando 85 morti di cui 20 bambini. Subito, immediatamente, all'unisono, tutti i giornali e le tv accusano Bashar el Assad, e Putin, di avere bombardato con armi chimiche la popolazione civile. Naturalmente nessun cenno alla spiegazione russa.

Nessuno ricorda che le armi chimiche che erano in possesso di Damasco furono tutte consegnate alla Commissione internazionale che le fece inviare, il primo luglio 2014 in un porto calabrese. Allora la consegna fu ritenuta definitiva, e fu confermata dall'allora portavoce del Pentagono, John Kirby. Ricordarlo avrebbe costretto tutti a porsi una domanda molto semplice: chi ha rifornito di armi chimiche i tagliagole di Al Nusra? Il villaggio dove stava quel deposito, vicino a Idlib, era interamente in mano ai terroristi. Ma non c'è bisogno di prove, e nemmeno di domande semplici e razionali, quando si tratta di mettere sotto accusa la Russia e Assad. Che interesse avrebbe avuto Assad a gettare bombe chimiche (che non ha) quando sta vincendo la guerra? Le assurdità di moltiplicano. I "Caschi Bianchi" erano sul posto e le immagini filmate sono le loro. Come mai così solleciti questi vincitori del Premo Oscar, già sbugiardati come fiancheggiatori dei terroristi?

Così in un colpo solo il terrorismo che ha colpito San Pietroburgo viene dimenticato totalmente dal mainstream occidentale, e viene sostituito dal massacro di Khan Khajum, con accuse nemmeno verificate. Scandalo all'Onu, con Mosca e Damasco sotto accusa. Trump - che il giorno prima aveva dichiarato che Bashar el Assad non era il problema principale e che, invece era l'ISIL a dover essere debellato - sotto la pressione delle emozioni suscitate dalle fake-notizie - cambia idea e annuncia che l'America agirà da sola, senza aspettare l'approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La rappresentante USA all'ONU, agitando le foto dei bambini morti, organizza l'entrata in guerra formale contro la Siria (guerra che è già in corso con 3000 soldati illegalmente sul terreno in Siria). Si ripete, cioè la messa in scena di Colin Powell con la fialetta in mano al Consiglio di Sicurezza prima dell'attacco contro l'Irak di Saddam Hussein. Avete collegato i puntini? Allora vi sarà chiaro cosa è in corso sotto i nostri occhi. La cosiddetta "coalizione occidentale", sconfitta in Siria dall'intervento della Russia, che ha salvato Bashar al Assad, ha creato le condizioni per la ripresa della guerra contro Damasco, questa volta a carte scoperte. L'isteria dell'Occidente è un vero e proprio piano di guerra contro la Russia.

Per fare questo tipo di operazioni false flag ci vogliono molte morti civili, tragedie che colpiscono innocenti. Ma il piano di guerra procede senza sosta. E quasi nessun giornale ricorda che una manciata di ore prima, l'aviazione americana ha bombardato e ucciso oltre 200 civili in Irak. Due pesi e due misure. Al massimo qualche riga distratta. Ordinaria amministrazione. Perfino il Fatto Quotidiano, ormai divenuto il campione dell'Atlantismo, si è spinto fino a mettere in prima pagina un ritratto di Putin con le mani sporche di sangue, facendo capire (sintesi suprema del "complottismo" che il giornale instancabilmente denuncia) che anche le bombe di San Pietroburgo, le ha messe lui.

Siamo al di là, cioè al di sotto, della decenza deontologica. Sullo sfondo di questa canea simile al linciaggio, si ascoltano e si leggono i messaggi dei "proprietari universali, scritti e detti perché l'esercito dei giornalisti-untori li ripete fino alla nausea, fino a che siano diventati la verità orwelliana da distribuire al gregge di pecore. L'Atlantic Council ha fatto sapere, qualche giorno prima di questa sapiente concatenzaione di provocazioni, che Putin si appresterebbe a invadere il Baltico, la Polonia e - new entry a sorpresa - la Bielorussia. Sembrano tutti impazziti e probabilmente lo sono, ma questi giochi non sono "giochi". Come ha detto recentemente il generale Fabio Mini, questa è già la guerra, guerra ibrida. Che però conduce direttamente alla guerra vera. Cioè allo scontro nucleare. Sarà importante che, pazzi o non pazzi, capiscano che non ci sarà una guerra convenzionale in queste condizioni. La guerra sarà nucleare pochi minuti dopo che qualcuno avrà perso la testa.

 
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