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Alternativa

Note per la relazione all'assemblea nazionale straordinaria di Alternativa ANS (9 novembre 2013)

Assemblea di Alternativa, Roma 9 novembre 2013.

Giulietto Chiesa
mercoledì 20 novembre 2013 10:05

Siamo di fronte alla necessità di decisioni non rinviabili. Non so se riusciremo a concludere questa discussione oggi, ma dobbiamo impostarla e sapere che decisioni dovranno essere prese entro e non oltre la fine di gennaio del prossimo anno. Poi o giochiamo la partita, o passiamo la mano. Affronterò le questioni della politica che dobbiamo percorrere e non toccherò i temi della crisi economica e della politica estera. Cioè analizzerò lo stato delle cose nella "voragine", della collocazione che noi vi abbiamo, e delle possibilità e difficoltà che si aprono davanti a noi. Non ricchissime, in verità, ma nemmeno inesistenti. La questione è di vedere se, e fino a che punto noi convergiamo su giudizi che sono cruciali per proseguire il nostro lavoro. Non è solo questione di tattica verso l'esterno. E' questione di democrazia al nostro interno, cioè di condivisione delle scelte che faremo. E l'altra questione, non meno importante, è di verificare se tra di noi c'è convergenza circa il giudizio su cos'è attualmente Alternativa, quali sono le sue possibilità, quali le sue insufficienze. E di verificare se ci sono ostacoli insormontabili o , nel caso siano sormontabili, come superarli.

Come ho già avuto occasione di scrivere in lista Attivo - provocando reazioni diverse, alcune delle quali indispettite - io penso che noi abbiamo bisogno di una seria autocritica collettiva. Non tutti sono disposti a farla e non mi stupisce. Fare autocritica è una cosa molto difficile. Più difficile che fare bene il proprio lavoro. Alternativa, per fortuna, è ancora un'organizzazione allo stato embrionale, ma so per esperienza che ogni organizzazione tende ad autogiustificarsi.

Dunque invito tutti a fare uno sforzo serio per misurare le nostre debolezze, più che i nostri successi. E' decisivo. Perché fa parte del discorso sull'analisi dei rapporti di forza. Tema che mi è sempre più caro, e più chiaro, dal momento che mi accorgo che l'analisi dei rapporti di forza latita molto spesso anche nelle nostre discussioni. Latita, in verità, molto di più all'esterno di Alternativa. La voragine è piena di gente che preferisce sognare. Io non credo che si possa fare qualche cosa di serio se non si impara, tutti insieme, a misurare quanto siamo forti noi, tutto compreso, e quanto sono forti gli altri, i nostri nemici prima di tutto, ma anche i nostri alleati, quelli potenziali e quelli reali, quelli che lo sono già e quelli che potrebbero diventarlo ma non lo diventeranno se non saremo capaci di conquistarli. Una squadra che va al combattimento senza sapere quali sono le sue forze reali è una squadra destinata all'insuccesso. Riflettiamoci. Cominciamo dall'esterno. La prima cosa che mi sembra chiara è che il piano "A" nei confronti del M5S dev'essere abbandonato, senza ripensamenti.

Il piano "A" era l'idea che si potesse giungere, prima o dopo, a un'intesa politica strategica con i capi del M5S , verso la creazione di un'alleanza, anche elettorale, che si aggregasse, attorno al M5S . Non approfondimmo le forme che essa avrebbe potuto assumere, ma rendemmo noto che Alternativa intendeva mettersi al servizio di una tale alleanza, aiutandola a crearsi, gettando ponti, usando la nostra forza ed esperienza collettiva e la mia influenza personale. Questa ipotesi si è rivelata non percorribile. La causa è l'evidente incapacità politica e l' irresponsabilità dei due dioscuri. Per non dire di peggio.

Quelli puntavano a una rapida soluzione degl'interrogativi aperti (sia del paese che del loro movimento) attraverso le elezioni anticipate. Che fosse una scorciatoia improvvisata è evidente. Inutile dire che i due personaggi rivelano ora l'improvvisazione e l'avventurismo che li hanno caratterizzati, evidentemente, fin dall'inizio della loro impresa. Entrambi i dati negativi (improvvisazione e avventurismo) sono stati oscurati dall'indubbia genialità con cui hanno ottenuto il risultato di oltre 8 milioni di voti. Ma a quella genialità ha fatto seguito quello che stiamo vedendo ora: appunto improvvisazione. Noi abbiamo detto, per tempo, pubblicamene, che l'idea di elezioni anticipate era illusoria. Loro sono andati avanti e vanno avanti in quella illusione. Non hanno capito che, invece, saranno tenuti sulla brace molto a lungo, quanto basta per farli rosolare definitivamente. Peggio: persistono nell'errore. Diventando paradossalmente perfino più conservatori della propria élite, quella che hanno promosso in parlamento. Le posizioni di Grillo sulla questione del reato di immigrazione; il resoconto , pubblicato dal Fatto, dell'incontro di Grillo con i suoi deputati e senatori, rivelano un quadro sconsolante in cui i due padroni del Movimento cercano di tenere insieme il loro elettorato andando su posizioni che, più che populistiche è giusto definire demagogiche, plebee, frutto di una mescolanza di cinismo e d'incultura.

Essi, evidentemente disprezzano il loro proprio elettorato, mentre cercano di usarlo, maneggiandolo come una bomba. Ahi loro e ahinoi, una bomba che potrebbe scoppiargli in mano da un momento all'altro. Ragionano come dei democristiani post litteram, e come dei leghisti nazionali invece che separatisti. Dove porterebbero il paese questi due si può intuire. E' chiaro che non possono andare avanti a lungo. Si può solo sperare che, costretti dalle circostanze, improvviseranno in qualche altra direzione, meno sciocca di quella che hanno imboccato.

La loro analisi del voto è sbagliata e fa acqua da molti punti di vista. Per esempio non possono trattenere quei due o tre milioni di elettori di sinistra che votarono per loro, magari per disperazione, e che adesso sono terribilmente delusi. Né possono trattenere quei circa tre milioni di elettori (valutazioni mie, certamente) che votarono per Grillo pensando che avrebbe vinto e spazzato via la casta. Adesso quei milioni vedono (senza capire bene ciò che accade) che con il 25% non si spazza via nessuna casta. E se la prendono con Grillo perché , poveretto, non ha fatto la rivoluzione che non poteva fare. Non è colpa di Grillo se la rivoluzione non l'ha fatta, ed è piuttosto colpa loro se se l'aspettavano. Colpa di Grillo è però di non avere ancora detto loro che con il 25% dei voti la rivoluzione non si può fare, invece di abbandonarli nell'illusione in cui si sono trovati.

Poi ci sono altri milioni di elettori arrabbiati, più primitivi della prima e seconda categoria, che non potranno essere trattenuti nemmeno inseguendo le posizioni forcaiole che Grillo sta ora mettendo in primo piano. E' elettorato mobile, che non può essere in alcun modo considerato una zoccolo duro, acquisito una volta per tutte. Per queste cose ci vuole tempo e il tempo non c'è stato. Infine c'è una parte del grande mare degli astenuti e una mancanza di idee e proposte come quella palesata dai due dioscuri non è certo in grado di conquistare nuovi consensi in quella direzione. E se costoro pensano che la crisi possa portare voti solo dalla loro parte, penso che si sbaglino di grosso. Sono movimenti che possono andare in molte direzioni, tra loro opposte, e su cui scommettere è impossibile. Quello che mi pare inevitabile, salvo sorprese, è che i due dioscuri così facendo spaccheranno, gradualmente certo, la loro rappresentanza parlamentare.

Un manipolo consistente di deputati giovani, che si stanno facendo in fretta una propria esperienza, e che si rendono conto, giorno dopo giorno, di non avere una guida. Peggio: di avere sulla loro testa due capi che non sono capaci di guidarli, che non ne hanno le necessarie competenze. Fino ad ora ne hanno perduto una decina. Ne perderanno altri. Tra quei deputati e senatori ci sono in maggioranza i fedelissimi che sono grati ai capi per essere stati proiettati sulla scena. E che continuano a credere nel loro progetto. Ma in genere si tratta di quadri tutt'altro che sciocchi e che manifestano disagio crescente.Alcuni resteranno fedeli, ma altri non lo faranno. Alcuni cederanno alle lusinghe della casta, altri non lo faranno. Certo che sono ora soli a fronteggiare problemi più grandi di loro. Per non pochi tra di loro il Grillo che ha incontrato i deputati 5 stelle alla fine di ottobre è ormai impresentabile.

Un politicante che dice in privato che sta prendendo per i fondelli l'opinione pubblica (annunciando un impeachment a Napolitano in cui lui stesso non crede, dunque per pura demagogia); che dice in privato cose vergognose che non può dire in pubblico (come ammettere che lui parla "alla pancia" degli elettori). C'è da chiedersi in cosa si distingue, in questo, dai politicanti che, a porte chiuse, nascondono la verità al grande pubblico e ai loro elettori. Peggio di tutto è quell'aria semi annoiata che traspare dalle sue esternazioni "interne", del tipo : non mi date fastidio perché potrei perfino mandarvi tutti a quel paese. Questo non è un leader politico, ma solo un attore che ha finto per un po' di fare il politico e ora si è già stufato perfino di fare il padrone di un quasi partito. Come state vedendo non faccio sconti ai dioscuri, e che dio li benedica. Ma voglio distinguermi nettamente da coloro (tutte le sinistre extraparlamentari, con pochissime eccezioni) che hanno attaccato fin dall'inizio il M5S, senza capire che la sua nascita rappresentava, comunque, una vera e propria svolta politica per il paese.

Adesso possiamo dire: nel bene e nel male. Ma svolta è stata e tale resta. Solo che bisogna ancora che capiscano cos'è, da dove è venuta e perché. Noi abbiamo fatto un'analisi assai più accurata del fenomeno e abbiamo potuto farla anche perché ci siamo tolti almeno una parte dei paraocchi della sinistra. Ma anche tra noi restano in merito incertezze, confusioni. E la loro persistenza ci fa perdere occasioni, ci paralizza talvolta. Per esempio c'è chi continua a guardare al M5S come se fosse un partito, mentre partito non è. Non ne ha la logica e l'esperienza, sia in negativo che in positivo. C'è chi continua a rimproverargli di non essere di sinistra, senza accorgersi che esso non è di sinistra, non è mai stato di sinistra e, se fosse stato di sinistra non sarebbe mai nemmeno nato. C'è chi s'indigna perché non è "alternativo" al sistema. Ma il M5S non è mai stato alternativo al sistema, e anzi è tutto interno ad esso.

E la rivoluzione che pensa di star facendo è del tutto complementare al sistema. Possiamo anche aggiungere che si muove con assoluta naiveté, che non sa fare politica, e che perde tempo a fare i conti delle spese, senza ricordarci che esperienza non poteva averne e che l'ingenuità doveva fare parte del conto della spesa. Cioè, invece di analizzarlo per quello che è, noi abbiamo preteso che fosse come noi avremmo voluto che fosse. Trascurando infine il "dettaglio"che noi non siamo stati capaci (quando dico "noi", dico le diverse e più o meno pretenziose opposizioni alla casta e al sistema) di fare altrettanto. Ricordo a tutti che Alternativa è nata proprio come alternativa al sistema (in questo diversissima dal M5S, ma diversissima anche da tutte le altre opposizioni), ma - avendo colto in anticipo qual'era il terreno nuovo - noi non ci siamo proclamati di sinistra. Ed è una delle poche ragioni che ci potrebbero consentire ora di penetrare con le nostre idee in una parte di quel bacino elettorale.

Questo è il terreno per il piano "B". Dico "purtroppo", perché questi sviluppi degenerativi del M5S danneggiano gravemente ogni possibilità di costruire una vera alternativa alla casta. Io non ne gioisco affatto. Sono in lutto , ma non per i nostri destini personali e di gruppo: lo sono per l'Italia. Alternativa fece una scelta giusta, duplice, prima indicando il voto al M5S per le elezioni siciliane, poi dando indicazione di voto per M5S e Ingroia in quelle politiche. Fu una scelta politica, di principio, l'unica che una forza come la nostra avrebbe potuto prendere senza contraddirsi. Ricordo ancora una volta che quella scelta fu molto contrastata anche al nostro interno. I risultati ci hanno premiato.

Ciò ci ha differenziato nettamente rispetto a tutte le posizioni della sinistra extraparlamentare, che rifiutarono di riconoscere ogni legittimità a quel grande sommovimento di elettori. E ci ha permesso di essere considerati "amici" da una parte grande dei quadri del M5S di tutte le periferie. Quanto grande non sappiamo bene, ma sicuramente l'attenzione verso di noi è cresciuta molto negli ultimi sei mesi. Lo dimostrano non solo i numerosi inviti che continuo a ricevere da ogni parte d'Italia proprio dai meet-up di Grillo. Lo dimostrano i non pochi ex 5 stelle che si vanno iscrivendo o avvicinando ad Alternativa.

Non è ancora un esodo, ma è un afflusso di quadri di valore che comincia a influire positivamente sulla fisionomia centrale e periferica di Alternativa. Lo dimostra infine il grandissimo afflusso di persone che vengono sui nostri siti e, in particolare, sulla mia pagina facebook , che ora naviga (dopo aver raggiunto un picco di quasi 400 mila visitatori settimanale all'inizio di settembre,) attorno ai 150.000 settimanali in media. Cosa significa? Che noi stiamo diventando obiettivamente interlocutori privilegiati.

Si veda tutta la vicenda della Basilicata, in cui l'unico interlocutore sul campo sono stato io, riconosciuto da tutti per la limpidezza delle posizioni che ho sostenuto (a nome di tutti voi e, voglio sottolinearlo, con una sistematica informazione interna che ha permesso a tutti di seguire da vicino il processo e di condividerlo), non rompendo con nessuno e offrendo soluzioni che tutti hanno riconosciuto, in linea di principio giuste, anche se poi le cose sono andate a ramengo per le incapacità politiche degli uni e degli altri. Anche in Sicilia e in Puglia i cinque stelle sono interessati al dialogo. E ovunque, in pratica, esso si sta sviluppando.

Molti si rendono conto che Alternativa offre un quadro interpretativo della crisi di gran lunga più completo di quello contenuto nel programma del M5S. etc Il tutto mentre, a sinistra, nella voragine, molti gioiscono per le sorti future in caduta del M5S. Una forza che vedono ostile a loro (e hanno ragione), ma che hanno trattato sbagliando clamorosamente tutte le loro valutazioni. Noi fin dall'inizio chiarimmo che non consideravamo il M5S come un partito (perché non lo è e non si sente tale), né un movimento (perché semmai è più simile a un partito in fieri che a un movimento).

Diciamo che era ed è tuttora un ircocervo come lo siamo noi, solo di specie del tutto diversa. E, anche per questo, non abbiamo commesso l'errore di tentare trattative con il suo vertice, cioè con i dioscuri. Sarebbe andata a finire male, comunque, e noi ci saremmo screditati. Noi non gioiamo perché un suo crollo sarebbe una catastrofe per tutti. Tuttavia, poiché le nostre possibilità di influire sono limitate, non ci resta che continuare a coltivare uno spazio politico che presumiamo diventerà sempre più ampio con il passare dei mesi. Pronti a modificare i nostri comportamenti via via che si modificano le condizioni sul terreno. Tuttavia non possiamo farci illusioni, la prospettiva di una grande alleanza democratica e popolare, a partire dal M5S, e insieme al M5S, è sfumata e non si ricomporrà da qui alle elezioni europee. Ad oggi è chiaro che Grillo e Casaleggio andranno da soli, senza fare accordi con nessuno.

Vedremo cosa faranno a seconda dei sondaggi d'opinione che si snoccioleranno nei prossimi mesi (e saranno possibili ulteriori giravolte) , ma i due dioscuri non sono in condizione, intellettuale, politica e morale, di guardare agl'interessi del paese. Guardano, malamente, solo ai propri interessi. Prendiamone atto. Questo ci lascia almeno le mani libere per potere agire a tutto campo con la base dei militanti. Che altro c'è nella voragine? Molto, in termini di aggregazioni più o meno conviviali. Pochissimo in termini di masse critiche in movimento. Andiamo con ordine. L'avvicinamento tra me e Ingroia, tra Alternativa e Azione civile è una buona notizia.

Sia noi che AC non ci poniamo come un nuovo partito in proprio. Entrambi stiamo lavorando per tessere una tela più grande, molto più grande di noi, perché comprendiamo che - come non mi stanco di ripetere , citando il Berlinguer del compromesso storico - nemmeno il 51% dei voti ci basterebbe. Su molte questioni Alternativa ha più esperienza e una migliore base politico culturale. Noi siamo nati dal nulla tre anni fa, loro vengono da una esperienza di sconfitta alle ultime elezioni politiche; non hanno ancora una struttura (a differenza di noi).

Su molte questioni abbiamo verificato di essere vicini , o molto vicini. Su altre la discussione si sta aprendo ora, e vedremo. Sul piano operativo abbiamo già cominciato a lavorare insieme nei movimenti, nell'organizzazione della partecipazione comune alla manifestazione del 12 ottobre, ecc. La partecipazione di Ingroia alla costituzione del Club di Sofia, su mio invito, è stata un fatto politico di prim'ordine. Tutto molto positivo. Andiamo avanti senza perdere tempo, dovunque possibile. Ma le buone notizie finiscono qui. (La riunione del 16 novembre a Ferrara, di movimenti e esperienze politiche di base, si è rivelata un palese insuccesso. Ne riferisco qui, a posteriori, per avvalorare i giudizi che ne diedi in Assemblea, ndr).

Non c'è, nel vasto mare delle aggregazioni sulle "buone pratiche" che qualche isola sparuta di consapevolezza della necessità di unificazione o , come minimo, di coordinamento. Qua e là emerge un richiamo alla necessità di costituire un "nuovo soggetto politico", ma alla verifica dei fatti ognuno dà a questa locuzione un significato diverso, quando non opposto a quello degli altri. Una vera volontà di muoversi in questa direzione non c'è. La causa di questo disastro è a mio avviso l'incultura politica diffusa, la quasi totale mancanza di visione della crisi mondiale, l'incapacità di analizzare i rapporti di forza, l'assenza di una analisi delle classi sociali, l'assenza di una piattaforma di governo nazionale ed europeo.

Se decideremo di muoverci in vista delle elezioni europee, avremo certo molti votanti, in quell'area, ma la gran parte andrà ancora sui partiti e partitini di sinistra. Un'ipotesi di convergenza di quest'area in una vasta alleanza politica democratica e popolare è oltremodo improbabile. I partiti e partitini della sinistra extraparlamentare restano microscopiche isole di settarismo, con poche eccezioni, alcune delle quali sono presenti qui con noi e le salutiamo con affetto. Ma difetto comune degli altri è la testarda, pervicace, irrazionale e sentimentale idea di "ricostituire la sinistra". Una idea che percorre trasversalmente tutti i drappelli della sinistra storica, scompaginati e ridotti in brandelli da una sconfitta che non avrà redenzione. E tuttavia incapaci di elaborare il lutto e di capire che sono condannati, più che alla sconfitta, all'impotenza e alla marginalità Ci sono i più "rivoluzionari" (prendete la parola tra virgolette) che vogliono che si metta in testa a ogni frase il loro impellente desiderio di uscire dal capitalismo.

E che pensano di dimostrare questa possibilità mettendo davanti al carro le bandiere rosse, obbligatoriamente con falce e martello, con tutti gli ammennicoli che la storia degli ultimi quarant'anni ha già spazzato via. E ci sono i più moderati: anche loro , però, nonostante l'evidente inconsistenza "di sinistra" della loro esperienza personale e storica, non riescono a liberarsi dalle catene del passato. Poiché si sentono anche loro, "di sinistra". E pensano che, per cambiare le cose, si debba essere necessariamente di sinistra. Naturalmente, inutile ripeterlo, gli ideali di giustizia, di democrazia, sono validi, e sono anche i nostri. Ma il metodo, il linguaggio, le giaculatorie, sono impraticabili: sono un ostacolo concreto nel rapporto con la gente, con i giovani. Ovvio che noi non chiediamo a nessuno di rinunciare al proprio passato, ma non è ponendo il proprio passato davanti a ogni cosa del presente che si può costruire qualche cosa di nuovo.

L'idea di "ricostruire la sinistra" è un'idea sbagliata, un vicolo cieco. Se ci facessimo assorbire in quella logica finiremmo in pezzi, dopo pochi metri di cammino, noi stessi. Mi pare che su questo, in Alternativa, dovremmo essere tutti d'accordo. Invece non lo siamo. Lo ha dimostrato il dibattito che si è svolto sulla lista Attivo e che spero potremo presto pubblicare per intero. La questione è molto intricata e io voglio qui solo riassumerla. E' vero che noi, in grande parte, veniamo da sinistra. Ma la novità di Alternativa è che noi, fin dall'inizio, abbiamo deciso di non guardare solo da quella parte. Lo abbiamo deciso per precisissime ragioni politiche, e in seguito a una forte analisi della crisi della sinistra e delle sue cause. Di questo ho parlato molto diffusamente nel mio libro, ma invano, visto che pochi tra di noi lo hanno letto. E in seguito a un'analisi della crisi del sistema economico-sociale detto capitalismo che lo pone in contraddizione addirittura con l'esistenza futura dell'Uomo.

Altro che anticapitalisti! La transizione che Alternativa vede come inevitabile è una fuoruscita globale dal capitalismo, più anticapitalista di tutti gli anticapitalisti con falce e martello che, senza nemmeno capire cosa sta succedendo, e perché sta succedendo, propugnano la ripresa della crescita economica pensando che questo difenderebbe l'occupazione. Dovrebbe essere chiaro, tra di noi, questo concetto. Eppure ogni volta che questa questione emerge, si avvertono molti mal di pancia anche tra le nostre fila. Comprendo bene perché, almeno dal punto di vista sentimentale.

Molti di noi tendono a mantenere un legame con il proprio passato e non vogliono rinunciarvi. Ma non è questo ciò che si chiede loro. L'evidenza dice che il nostro discorso non è ormai più soltanto di sinistra (se, per sinistra, s'intende quello che la sinistra è diventata a partire da un certo puto in avanti). Perché non pochi tra di noi non capiscono questo passaggio logico-pratico? La mia risposta è questa (e prego ognuno di voi di rifletterci a fondo): molti di noi continuano a girare in tondo negli ambienti della sinistra e non hanno fatto esperienze di lotta e di movimento con persone che non vengono da quella parte. In altri termini ho l'impressione che giriamo attorno al palo da cui siamo partiti. Marx diceva che l'uomo è il punto d'intersezione dei suoi rapporti sociali.

Credo avesse in gran parte ragione. E' dunque il caso di cominciare a modificare i nostri rapporti sociali. Io sono tra voi, quello che più di tutti ha fatto questo passo e vi assicuro che anche la mia prospettiva è mutata, e profondamente, proprio in seguito a questa modifica sperimentale.Decine di assemblee studentesche mi hanno insegnato che andare a parlare di sinistra a quei ragazzi equivale a un puro solipsismo, a un parlarsi addosso. Meglio stare a casa a leggere un libro, credetemi. Se questa discussione nostra ristagna (per fortuna non è ferma) è perché facciamo poche esperienze oltre i confini della sinistra.

Procedo: è in atto un altro tentativo di costituire un'aggregazione di sinistra. E' "Ross@" di Giorgio Cremaschi e della Rete dei Comunisti. Persone, tutte, degne di rispetto e che io stimo; con le quali discuto in continuazione, che non ci sono ostili, che sarebbero, sul piano dei contenuti, molto vicine a noi. Ma non andranno da nessuna parte. Per le ragioni di cui sopra. L'ho detto a Cremaschi: voi partite con una palla al piede di ferro massiccio, più pesante di voi. Prova ulteriore di questo giudizio: fanno gli stessi errori di tutte le altre formazioni di sinistra nei confronti del M5S, non cogliendo il carattere transitorio di ciò che oggi si vede, identificando il M5S con i due dioscuri e gettando via l'uno e gli altri.

Possiamo convergere? Per esempio in una alleanza elettorale (purché sia tale da escludere recisamente i partitini con le loro falci e martelli). Io penso di sì, ma non organizzativamente. Alleati sì, come lo fummo partecipando al Comitato No Debito (di cui "Ross@" è la continuazione), ma non uguali, anzi molto diversi. Nel caso si potesse giungere alla costituzione di una lista nazionale per le elezioni europee, credo che potremmo convivere. Ma - e affronterò questo tema più avanti - siamo lontanissimi, per ora, da questa possibilità. Il tempo dirà, a noi e a loro. Del partito dei Comunisti Italiani non è il caso di parlare. Di Rifondazione Comunista si può parlare, perché resta l'organizzazione più forte. Ma tra Ferrero e la sua base c'è un'altra voragine. Lo si è visto nella tragica esperienza di Rivoluzione Civile. Dialoghiamo anche con loro, ovviamente, perché spesso ce li troviamo davanti nel nostro girare attorno al palo. Ma non è in quella direzione circolare che Alternativa dovrebbe muoversi preferenzialmente. Questa è la mia opinione, ma ferma. Confermata da ciò che abbiamo visto il 19 ottobe.

C'è un'area, una grande area, che si è palesata per la prima volta con grande evidenza il 19 ottobre. E' un'area quasi completamente giovanile, di studenti e di disoccupati. Poco ideologizzata e molto incazzata. Quell'area, al momento, non la intercetta nessuno: né i 5 stelle, né i partitini falce e martello, né ovviamente la sinistra moderata. E nemmeno noi la intercettiamo. Dico francamente: guardandoli mi sono accorto che loro non conoscevano me e io non conoscevo loro. Dove andranno, e con chi, è un punto interrogativo. Ma erano decine di migliaia. E noi non c'eravamo. E, altro dato importante e nuovo, mescolati in quella massa di giovani al di sotto dei 25 anni, c'erano molti migranti, neri, arabi, musulmani. Dovremmo andarli a cercare, ma il nostro girare in tondo ce lo ha impedito. I loro slogan erano casa, occupazione, vita nelle periferie, sradicamento, disgusto. Falce e martello: poche. Bandiere mai viste, improvvisate: tante.

Un altro mondo. Il destino di Alba è segnato anch'esso. "Cambiare si può" ha inferto un colpo pesante e irrimediabile anche a loro. Anche loro sono gli orfani di una parte della sinistra: quella più moderata. Ma restano e si sentono "solo" di sinistra. Più in là non vedono. Qualcosa che sta a metà tra il centro sinistra e i girotondi. Sono "quelli del secolo scorso". Da vent'anni sono fermi a quel palo. Ma dov'è il loro insediamento sociale? Diciamo che vale il 3%? Forse. Le masse non li vedono, anche perché nemmeno loro sono trasmessi, come noi. Anzi, noi oggi siamo addirittura più trasmessi di loro, almeno per quanto concerne il sottoscritto. Ma il peggio di tutto è che loro non vedono le masse e se ne disinteressano. Assistere a una delle loro riunioni è assistere a un festival dell'autoreferenzialità. Guardate il caso della manifestazione del 12. Se dovessimo essere impietosi dovremmo dire che è stata un disastro. Un disastro voluto perché non ci fu nessun tentativo di coinvolgere i 5 stelle. Responsabilità anche degli altri, ma mancò perfino il tentativo.

Noi dicemmo che aderivamo "perché non potevamo non aderire". E avemmo ragione, sia ad andarci, sia a mantenere un certo distacco politico. I cinque promotori, anche loro persone dignitose, non possono in alcun modo costituire né le premesse per un nuovo soggetto politico, né potranno costituire un polo di attrazione per quella grande alleanza democratica e popolare che sarebbe oggi indispensabile per cambiare il corso del paese. C'è infine - ne ho già accennato poco fa - l'area dei movimenti, quella che io chiamo - perché la definizione resta pertinente, sebbene molte siano realtà tutt'altro che minuscole e insignificanti - delle "nicchie conviviali". Qui la massa c'è, ed è grande: qualche milione di persone, sicuramente. Sparsa in tutto il paese, specie al nord e al centro. Trasversale perché in molte aree penetra nella base del PD. Che affonda molte radici nella storia dell'associazionismo, della società civile, delle società di mutuo soccorso, nei comuni come istituzioni democratiche.

Il successo dei referendum sull'acqua e sul nucleare ci ha dato una raffigurazione plastica di quest'area, unificata temporaneamente in un' alleanza che, però, si è subito dimostrata irripetibile, inesportabile. In questi due anni tutto è tornato indietro alla situazione precedente, in cui le nicchie conviviali sono rientrate nei loro gusci, ciascuna per conto proprio. I più anziani fondatori di Alternativa ricorderanno l'esperimento di Uniti & Diversi, che promuovemmo proprio noi nel nostro primo anno di vita. Più che fallire direi che si arenò, non per colpa nostra, quando fu evidente che la Decrescita Felice di Maurizio Pallante, il Movimento Zero, di Massimo Fini, il Partito del Bene Comune di Monia Benini e Fernando Rossi, erano, appunto, nicchie conviviali un po' più ideologizzate di molte altre. Ora sembra che qualche segno di resipiscenza, in quel mondo, stia verificandosi. Non pochi cominciano a rendersi conto che, come monadi divise, non si va da nessuna parte. Non mi faccio illusioni.

La causa della loro inconsistenza politica non è episodica. Non sanno cos'è la politica, e ne sono inorriditi. Non hanno capito la vastità e la complessità della crisi. Dunque si sono fermati alle buone pratiche, nell'ingenua speranza che esse, moltiplicandosi, produrranno un risultato politico. Ahimé non conoscono la potenza comunicativa dell'avversario perché neanche loro l'hanno capita e studiata. Non sanno cosa sono i rapporti di forza. In queste condizioni, con questi handicap, avrebbero bisogno di una vera e propria rivoluzione politica. Dubito che siano capaci di farla. Proviamo ad aiutarli, ma sapendo in anticipo che non faranno molta strada. Tuttavia è là che, lavorando ai fianchi, potremo ricavare quadri di valore, già sperimentati in attività pratiche, puliti moralmente. Tutte cose, io dico, che richiedono tempo, e un immenso lavoro di rieducazione politica collettiva. Questo è il quadro che io vedo, arricchitelo con la vostra esperienza.

La domanda che io vi pongo è questa. Possiamo pensare alla creazione di un nuovo soggetto politico di massa in queste condizioni? E, in subordine, possiamo immaginare, come tappa di questo percorso, la creazione di una lista elettorale da presentare alle prossime elezioni europee (le uniche che penso si terranno nel 2014)? Dalle cose che ho detto emerge che il compito è proibitivo. Occorrerebbe un centro di riferimento già costituito. Già riconosciuto, se non per la propria proposta politica, almeno per la sua forza reale. Avrete notato che tutte le componenti del panorama della voragine, che ho qui tratteggiato, sono fuori dal mainstream , cioè non sono trasmesse, cioè non esistono nell'immaginario collettivo. L'unica che è presente nel mainstream è appunto il M5S, ma lo è in forma impropria,, ovviamente manipolata, irriconoscibile. Il gruppo dei promotori della manifestazione del 12 ottobre può diventare una tale maniglia? La mia risposta è categoricamente negativa: non può perché non ha insediamento sociale. Non può perché non ne è capace per la intrinseca inesperienza politica dei suoi componenti. Non può perché non ha un programma. Non può perché si vede lontano un miglio che scivolerebbe dopo pochi passi nell'area di sostegno critico del centro sinistra, crescista e guerrafondaio. Alternativa sarebbe la prima formazione ad abbandonarli, supposto che potessero nascere come leader collettivo. D'altro canto, senza una "maniglia" non si andrà da nessuna parte. O, meglio, si andrà in Grecia, a nuoto, verso una tragedia sociale e politica che oscurerà per gravità tutte le sconfitte precedenti subite dalle classi lavoratrici e dalla parte illuminata dalla ragione e dalla giustizia della società occidentale. Se rinunciamo non ci sarà altro che un vano chiacchiericcio mentre arriva la catastrofe. Io penso, dunque, che dobbiamo tentare. Noi da soli?

Noi di Alternativa? Non è questo che mi prefiguro. Quando dico "noi", qui, mi riferisco ai tanti che sono davvero in cerca di una maniglia comune. La mia impressione è che essi siano cresciuti di numero e che siano presenti trasversalmente in tutta la voragine. Anche nella base dei meet-up e perfino del suo corpo elettorale attuale. Sono presenti - lo penso perché ne ho incontrati non pochi - anche nella base degli altri partiti, anche tra coloro che hanno votato per la casta. Sono presenti anche, largamente, tra coloro che non hanno votato, e sono il settore più numeroso della popolazione adulta italiana. Mancano molte cose, moltissime, direi troppe, perché questa maniglia possa essere creata in un tempo così breve. Ma una è a mio avviso, la più importante di tutte. E' una piattaforma politica minima comune, quella che io chiamo un minimo comune moltiplicatore. Io non penso a un programma ponderoso: al contrario penso che noi dobbiamo arrivare a un manifesto in cinque punti, che si possa scrivere in una pagina, e pronunciare in cinque minuti di tempo, senza inciampare nelle parole. Un programma di cambiamento radicale, forte, limpido, lancinante. Che sia comprensibile da chiunque e non richieda traduzioni. Che sia preciso e non demagogico. Che non parli di un futuro lontano e indeterminato ma che si riferisca all'oggi e al domani.

Ho già detto cosa metterei al primo punto. "L'Italia non parteciperà più ad alcuna azione militare fuori dai suoi confini. L'Italia deve essere sovrana e neutrale e deve battersi perché l'Europa diventi sovrana e neutrale." Ciascuno coniughi come crede. Questa frase vale dieci milioni di voti. Mettiamo insieme gli altri cinque, sei capitoli. Io ci metterei la proposta che Manuela Fani ha gettato in lista Attivo: abrogare tutte le cosiddette riforme pensionistiche e tornare alla pensione a 60 e 56 anni (lavorare meno, lavorare tutti). Quanti milioni di voti? Molti. Ma al secondo punto, per immediatezza, io scriverei: affrontare di petto la questione del debito che, essendo non più pagabile, ci ammazzerà tutti. Cambiare le regole. Cancellare il divorzio tra stato e banca centrale e andare in Europa a battersi per questa tesi insieme agli alleati che troveremo. Al tempo stesso adottare misure di emergenza come un'emissione di bond statali a tassi d'interesse fuori dal mercato.

L'esempio di Giolitti , all'inizio del secolo scorso.Un immediato programma radicale per le energie rinnovabili. Il ritorno alla scuola pubblica a un livello decente. La chiusura di tutte le grandi opere e la loro sostituzione con un programma di risanamento edilizio nazionale e di ripristino del territorio. Una radicale messa in ordine della giustizia, ormai al degrado, che è peggio della disuguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E' un elenco approssimativo, ma non sono io a doverlo definire. Non da solo. Chi deve farlo? Ho detto che non c'è un centro di riferimento autorevole e forte. Io dico: creiamolo. Chiamiamolo "comitato di salvezza nazionale". Convochiamo una riunione preliminare dei suoi "stati generali", verrà chi vuole, parteciperà con le sue proposte. Avviamo un processo di cui le regole si definiranno in corso d'opera, ma il cui primo risultato sarà di radunare le forze esistenti. Ci sarà chi viene subito e chi rifiuta. Chi chiederà chiarimenti e garanzie.

Chi porrà condizioni e avanzerà i soliti manuali Cencelli per dividere il campo prima ancora che si sia composto. Sappiamo come vanno le cose. Ma se riuscissimo a produrre un manifesto con le qualità e le caratteristiche che io ho qui delineato, il passo avanti sarebbe reale. E ci consentirebbe di sperimentare le forze che si saranno messe in moto. Per mettere in atto questa proposta, questo tentativo, occorrono alcune condizioni. Bisogna pensare a uno Stato Maggiore che assuma su di se il compito della convocazione degli "stati generali" della voragine (o almeno di coloro che vorranno venire). Esso dovrebbe già essere più ampio dei nostri confini di Alternativa. Non dev'essere un'iniziativa di Alternativa, ma dovrà essere chiaro a tutti che Alternativa ne è parte costituente. Questo gruppo, che dovrà lavorare esclusivamente a questo compito, e che dovrà darsi dei tempi di realizzazione, dovrebbe stilare in tempi rapidi una bozza preliminare di manifesto politico da sottoporre a tutti gl'interlocutori possibili a 360 gradi. Preliminare vuol dire che sarà il prodotto parziale di chi assume l'iniziativa e che non sarà certamente il prodotto finale. Dovremo fare una ricognizione della miriade di interlocutori possibili esistenti sui territori. E andarli a cercare nel mare magnum della chiacchiera internettistica, dove tutto nasce e si spegne in tutte le direzioni. Una ipotesi del genere è praticabile, a mio avviso, solo se noi pensiamo, simultaneamente, a un mezzo di comunicazione "sovrano" che possa gestirla e diffonderla.

L'idea del lancio di una webtv è il complemento necessario di questa proposta. Alternativa ha già costituito, in parte, con Azione Civile, un gruppo di lavoro di cui sentirete il rapporto in questa discussione. Siamo ancora senza denaro, ma stiamo impostando il discorso proprio in questa direzione. Non mi dilungo su questa questione, che è ancora in fieri. Ma l'idea di pandoratv è quella di costruire una finestra che sarà di tutte le componenti di questo discorso, che è quello della costruzione della maniglia comune di riferimento. Due parole ancora, invece, per quanto concerne noi, Alternativa. In questi ultimi mesi, grazie anche all'afflusso di nuove persone, di nuove sensibilità, di nuove energie, si va moltiplicando la esigenza di un approfondimento programmatico che vada al di là del programma del 2012. Per questo stiamo componendo o ricomponendo gruppi di lavoro che dovranno affrontare numerosi problemi ancora aperti.

Primo tra tutti quello sempre più decisivo : di una politica per l'immigrazione. Ma avrete notato che, finalmente, sta partendo un gruppo di lavoro strategico sulla riforma dei sistema radio-televisivo italiano (ed europeo). Io penso che qui dobbiamo inaugurare un nuovo stile di lavoro, dove la responsabilità personale e individuale sia esaltata al massimo grado. Insieme alla moltiplicazione delle persone che saranno impegnate individualmente nel lavoro di elaborazione politica e programmatica. Tutti questi gruppi di lavoro nascono già come "aperti" a forze esterne. Dovrà essere la regola generale della nostra azione.

Nello stesso tempo io penso che il carattere radicale, rivoluzionario nel senso preciso della parola, di Alternativa debba anch'esso essere rilanciato. Noi siamo già diversi perché diciamo la verità. Ma spesso, tra noi, c'è chi sembra avere paura della nostra radicalità. Io vedrei bene, come cappello al nostro futuro programma rinnovato, che dovremmo portare alla prossima Conferenza nazionale del 2014, una risposta alle grandi questioni dell'esistenza dei nostri figli. In forma di domande e risposte che io copierei dal volume di Jorgen Sanders , "2052": le domande (non le risposte, che spesso mi hanno lasciato più che perplesso), che sono però quelle che percorrono le menti di molti. Non tutte le hanno chiare, tuttavia. E sono queste: sarò più povero di oggi? Ci sarà lavoro per me? E per quanto tempo? Cambierà il clima sopra e attorno a noi? Avremo energia a sufficienza? Chi comanderà in futuro? La guerra è un pericolo reale? E che guerra sarà? Ci sarà più democrazia, oppure non ce ne sarà più del tutto? Una citazione per tutte: "Nel 2052 saremo molto più poveri quanto lo saremmo stati se un dittatore illuminato avesse preso il potere nel 2012 e avesse forzatamente dato il via agl'investimenti necessari a mantenere un posto di lavoro per tutti e a contenere la temperatura del pianeta al di sotto dei 2 gradi centigradi". Ecco, queste sono le domande alle quali si possono già dare risposte altamente probabili. Ma certo tutte le risposte saranno negative se non riusciremo a girare il volante della macchina mondo. E il volante non sarà girato se prevarrà l'idea che non si può più fare nulla.

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