Cos''è un partito?'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 19 gennaio 2011

Gentile Giulietto,

il tempo, si diceva, è variabile non trascurabile dei processi umani ed è forse la prima "materia" che in natura ci viene concessa con scarsità; al contrario, le società di ogni epoca ci spingono con vari artifici a destinarlo in gran copia ad attività spesso ridicole. Ma tant''è. Il tempo è la materia prima che serve alla discussione fra le persone e la sua mancanza - o meglio, la indebita occupazione del tempo - in generale va vista come un problema politico di primaria importanza che non può risolversi per via di oligopoli, tecnocrazie o autoritarismi. Con ciò mi riferisco alla condizione di minorità che vivono la grande maggioranza dei lavoratori (io ne sono un esempio) che solo con grande volontà e applicazione ricavano tempo per attività diverse dalla cura di sé e della propria comunità.Il tempo liberato è oggi un lusso, ma andrebbe meglio ridistribuito, in virtù di una concezione del lavoro e della produzione più realistica e umana, più eco-logica. In questi giorni di referendum a Mirafiori certe osservazioni divengono evidenti anche ai lavoratori del terziario avanzato, credo. Comunque sia, la cronica mancanza di tempo è certamente un cruccio per me, ed è la causa che mi fa rispondere alle sue osservazioni a tanti giorni di distanza.

Non intendo tornare sui punti di convergenza del nostro scambio di ragionamenti, punti che riguardano principalmente ciò che chiamo "contenuto" e che insieme rinveniamo come buone pratiche sparse un po'' dovunque, di cui non dobbiamo solamente accontentarci o bearci, ma alle quali è necessario fornire un''opportuna promozione e inserirle in una visione sintetica e comprensibile ai più. Puntualizzo solamente sul tema Nato, ponendo dubbi sull''interesse generale che può suscitare oggi l''uscita dell''Italia da questa organizzazione internazionale (la mia è domanda di chi non sa valutare e chiede elementi solidi per poterlo fare), e sullo stato della comunicazione-informazione nazionale, sollecitando invece perchè tempestivamente questo problema sia affrontato e sperabilmente migliorato. In nessun caso proporrei la resa anticipata, specialmente ora, diversamente non starei scrivendole.

 

Da qui velocemente passo al problema del "contenitore". Per chiarezza, non nego affatto la necessità di un soggetto politico nazionale nuovo, indico tuttavia che la novità non può limitarsi al contenuto di tale soggetto ma deve estendersi appunto alla forma del "contenitore". Mi spiego meglio. Nel secolo scorso abbiamo avuto esempi indimenticati di partiti "guida" che avevano come scopo l''"educazione" dell''elettore; non abbiamo bisogno di andare nemmeno fino in Unione Sovietica per trovare soggetti politici che si proponevano di rappresentare e "aiutare" gli elettori. Sappiamo come è finita.

 

Temo invece ci sia ampio fraintendimento quando si parla di azione politica organizzata "dal basso", fenomeno che è stato brillantemente definito come "democrazia insorgente": "dal basso" non vuol dire andare "ognun per sé" o essere privi di volontà/capacità di sintesi, non significa nemmeno negare la necessità di un soggetto politico nazionale; "dal basso" è quella forma di proposta politica o fenomeno sociale che consente e agevola la possibilità del più gran numero di persone possibile di sviluppare la capacità di comprendere l''esistente ed elaborare strumenti di azione, in quanto singoli e come collettività, nell''intento esplicito di garantire forme di potere diffuso e trasparente, ossia impedire l''accentramento e occultamento del potere nella mani di pochi. Gli inglesi parlerebbero di empowerment, ossia la avvenuta capacitazione del singolo individuo - entro la propria comunità -  quale processo sociale che implica la fine del sistema di delega permanente e generalizzata. Delega onnicomprensiva e affidamento verticale (drenati da partiti e clan affaristico-familiari) che sono la causa principale di una popolazione facilmente manipolabile e profondamente disgregata.

 

Giungo infine al punto che probabilmente ci vede più distanti nella visione di quella che vorremmo essere una nuova stagione politica nazionale (e, perchè no, internazionale!). Se è pur vero che abbiamo come obiettivo comune la tutela e la applicazione della nostra Costituzione, non è altrettanto fondata l''idea che i partiti e la democrazia rappresentativa siano l''unica via che garantisce il governo democratico secondo la nostra Carta costituzionale. La democrazia insorgente, intesa come autogoverno e come partecipazione di tutti coloro che sono governati (il che per inciso indica anche tutti gli stranieri stabilmente residenti), chiama in causa innanzitutto la democrazia politica, che per essere effettiva e non ridursi ad una mistificazione del governo di pochi, implica la partecipazione dal basso. La stessa democrazia della Costituzione italiana evoca strutturalmente questa democrazia sociale e partecipativa, nella quale si intrecciano giustizia sociale, solidarietà e partecipazione, rivendicando rapporti sociali ed economici fondati sull''eguaglianza e sulla soddisfazione dei bisogni di tutti. Pertanto, a mio avviso solamente mettendo in pratica una vera partecipazione dal basso, ossia favorendo una diffusa cittadinanza attiva e considerando come obsoleta la forma partito finora conosciuta, saremo in grado di uscire dalla "voragine": senza tutto ciò la democrazia non è che una forma più raffinata di controllo e gestione del potere.

Mentre la crisi incalza e i diritti vengono erosi dai potentati economici, invio i miei migliori auguri di buon lavoro

 

Marcella
un saluto

 

Cara Marcella,
il nostro dialogo si allunga, mi pare utilmente. Anch''io non torno sui punti di vicinanza e rispondo sui punti da chiarire.

Lei ha dubbi sull''"interesse generale" della uscita dell''Italia dalla NATO.  Io le chiedo, a mia volta: lei saprebbe dirmi quali sono i motivi di "interesse generale" che ci fanno restare nella NATO? Forse sono quelli che ci fanno spendere decine di miliardi di euro per comprare caccia bombardieri che non servono a noi e che ci sono serviti invece per bombardare altri popoli? Da chi dobbiamo difenderci? Nessuno ci ha spiegato perché la NATO è sopravvissuta al Patto di Varsavia ormai defunto da vent''anni.  Il discorso è lungo e non posso affrontarlo qui. Mi chiedo però come sia possibile pensare a un''Italia diversa, più democratica, come mi pare vorrebbe anche lei, quando continuano a dominare la scena politica interessi giganteschi, in primo luogo militari e di sopraffazione. Lei riesce a pensare un paese democratico in cui i cittadini non possono controllare il funzionamento dei loro stessi servizi segreti? Lei riesce a immaginare un paese democratico che non sia anche sovrano di se stesso? Noi non lo siamo più da tempo.
Lei riesce a concepire una battaglia democratica senza porsi queste domande? Purtroppo le Reti, in tutti questi anni (e io ne capisco le motivazioni storiche, s''intende) non sono state capaci di farlo. Se pongo il problema di un nuovo soggetto politico capace di avere una prospettiva nazionale, europea, organica, una visione d''insieme del presente e del futuro, è perché con l''attuale frammentazione in "nicchie conviviali" nemmeno un passo in avanti potrà essere fatto .
Questa riflessione - che a me pare indispensabile - non può essere soltanto una "sommatoria dal basso". perché in basso ci può e ci deve essere partecipazione, ma non è affatto detto che ci sia conoscenza. E, se c''è, e quando c''è, è comunque il risultato di un processo cognitivo che può essere effettuato soltanto da gruppi di "esperti" .
I partiti, anche quelli storici che lei, mi pare, liquida molto sommariamente, non furono soltanto "educatori" di elettori. Furono anche questo, ma mai soltanto questo. Io sono stato educato alla democrazia  da uno di quei partiti, che si chiamava Partito Comunista Italiano.  E fui educato non solo a votare, ma a capire cosa era il bene comune. Noi non abbiamo ancora capito bene perché è finita in quel modo. E io non sono incline a credere che sia finita come ce la raccontano i media dei vincitori. Qui ci vorrebbe un incremento di analisi. E, purtroppo, anche questa analisi dal basso non sta venendo. Questo anche spiega perché la narrazione contemporanea è esclusivamente opera dei vincitori. Quando c''erano diversi partiti reali e non solo la televisione, almeno si avevano diverse narrazioni. Adesso, come sappiamo bene, c''è il pensiero unico.
E, di nuovo, le chiedo. Può venire solo dal basso una narrazione alternativa, che ci dica cosa è accaduto e come si configura la transizione verso un''altra società, comunque inevitabile?
Lei pensa davvero che una nuova visione del mondo possa nascere come sommatoria soltanto di esperienze settoriali, locali, individuali?
Se lei lo pensa, credo che si sbagli.  E, se non lo pensa, allora deve porsi il problema di quali siano i luoghi di una sintesi. Che non possono essere né le piazze, né i cortili.  Altrimenti, lo ripeto, torniamo alle illusioni leniniste della casalinga che governa una nazione. Non è mai stato così nella storia delle civiltà, e mi domando come si possa pensare che lo sarà in questo drammatico tornante della storia umana.
E, mi perdoni la durezza di questa mia risposta, ma lei mi pare avere della nostra Costituzione un''idea ben misera e parziale se le contrappone una democrazia "sociale e partecipativa", quando è ben chiaro che questa idea non è affatto estranea alla Costituzione ma le è caratteristica essenziale. Quello che lei descrive come obiettivo - e che io condivido in pieno - cioè quando rivendica "rapporti sociali ed economici fondati sull''uguaglianza e i bisogni di tutti", lei descrive proprio la nostra Costituzione.  Che, come ben sappiamo, non è stata realizzata. E  di questo si deve discutere, del perché siamo stati tutti sconfitti.
Ma quando lei dice che" la forma partito finora conosciuta" è da considerare obsoleta, lei dovrebbe porsi il problema di indicare come dev''essere fatta una nuova forma partito, non quella di dimenticarsi l''esigenza dei partiti (come gruppi legalmente riconosciuti di interessi e di valori che si organizzano per affermarsi) . Altrimenti si dice di voler "tutelare e applicare" la Costituzione, ma se ne propone la semplice abolizione. Di queste davvero strambe e inconseguenti idee, purtroppo, è piena anche la "voragine" dalla quale vorremmo uscire. Idee che io considero involontariamente subalterne. idee che non propongono un''alternativa all''attuale disastro, ma si accodano dietro gli organizzatori del disastro, per quanto si dichiarino ad essi ostili.
La democrazia è sempre stata "anche", in parte, una forma raffinata di controllo e di gestione del potere. Ma non soltanto e non dovunque allo stesso modo. Un''analisi storica accettabile le direbbe che è una questione di proporzioni.  Quando la democrazia serve a ingannare i cittadini, come adesso lo è, cessa di essere democrazia. Ma, fino a che non è solo inganno, è anche partecipazione e "gestione del potere". Io non assegnerei a questa parola il contenuto spregiativo che lei manifesta.  Le pongo allora questa domanda: può esistere una società senza una gestione del potere?  Ovvero può esistere una società senza potere?  Ovvio che  il problema è "quale gestione" e "quale potere". Non è di certo eliminare la cognizione del governo e del potere.
Rifiutare questa risposta significa ipotizzare un salto epocale molto più grande del passaggio al comunismo. Qui voliamo nell''empireo  non solo dell''utopia, ma dell''utopia che si sa in partenza essere irrealizzabile.  Lei pensa che questi compiti egualitaristici fino all''asintoto infinito, siano all''ordine del giorno attuale?  Lei pensa che siano anche solo lontanamente comprensibili a grandi masse popolari?
Io credo che , se lo pensa, si sbaglia.
Io mi pongo come obiettivo quello che Herzen definiva il "camminare con il passo dell''Uomo".  Tutti coloro che hanno scelto la strada dell''utopia o sono stati spazzati via da nemici più realistici di loro, o hanno finito per massacrare gli altri, "quelli che non avevano capito".
Cordiali saluti
Giulietto
'