Con Marta, donna No TAV

Comunicato Stampa di Giulietto Chiesa Presidente di Alternativa

medici obiettori

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Giulietto Chiesa 5 agosto 2013

Sì, sono anch''io "con Marta, donna No TAV” , sono per esprimere tutta la mia indignazione e nel contempo tutta l''umiliazione di cittadino di un paese dove possono succedere fatti come quelli avvenuti il 19 luglio in Val di Susa  descritti nel comunicato diffuso in rete e firmato: "donne della Pisa No TAV” che di seguito allego per conoscenza.


Se la descrizione è veritiera e io non dubito che lo sia, quanto è accaduto a Marta è di una gravità estrema e rappresenta, per più aspetti, una palese violazione non solo delle leggi nazionali ma dei diritti fondamentali dell’uomo!  Mai dei tutori dell’ordine devono giungere a tanto! Mai , nemmeno con il peggiore dei killer! Nessun tutore dell''ordine deve permettersi di sfogare i propri istinti brutali violando fisicamente, psicologicamente e moralmente una persona indifesa qualsiasi possa essere la sua colpa. In questo caso poi non ho capito di quale colpa si tratti.


Ma in che paese siamo? Dov’è la nostra civiltà, la nostra dignità se permettiamo che fatti come quelli accaduti a Marta, donna No TAV, passino inosservati, impuniti?


Non posso che unirmi alla denuncia e alla indignazione  mentre  abbraccio e mi stringo attorno a Marta e a tutti gli uomini e le donne che come lei non meritano certo di essere umiliati.


Giulietto Chiesa  Presidente di Alternativa





Con Marta, donna No Tav.


Nella notte di venerdì 19 luglio, centinaia di uomini e donne No Tav cercano di avvicinarsi alle recinzioni che espropriano una parte della Val Susa: terra di boschi e lavande, terra che dovrebbe dare frutti, terra che uomini e donne hanno vissuto e rispettato. Terra di lotte partigiane, sentieri che hanno visto combattere, e vincere, contro i nazisti. Ma quella terra ora è deserto, ruspe che scavano e abbattono, recinti e check point, gas che avvelenano, con le popolazioni civili, i loro campi e le loro vigne.


Una terra strappata al presente in nome di un “progresso” che avvelena le vite delle donne e degli uomini, impegnato a distruggere i valori e la dignità delle comunità. Un salto indietro nella storia.


Venerdì 19 luglio uomini e donne No Tav si avvicinano nel buio per battere sulle reti e gridare: “mia nonna partigiana me l’ha insegnato, tagliare le reti non è reato”.


Qualcosa è accaduto, venerdì notte, in Val Susa. Centinaia di agenti, esercito armato e attrezzato per la guerra, hanno assalito quegli uomini e quelle donne armati di torce e limoni e bottiglie d’acqua. Hanno chiuso loro ogni via d’uscita e, novella Diaz, hanno operato una mattanza. I più giovani, come testimoniano gli anziani della valle, hanno cercato di proteggere una via d’uscita ai più deboli, consentendoli di arrampicarsi sulla montagna, fuori dai sentieri chiusi dalle “forze dell’ordine”. Hanno pagato un prezzo altissimo, 63 feriti, 2 fermati, 7 arrestati.


Una nostra amica, Marta, 33 anni, pisana, viene fermata, colpita alle spalle durante la fuga. La sua testimonianza racconta le manganellate alla schiena mentre è schiacciata per terra dagli scarponi di agenti di cui non riesce neanche a vedere il volto. La notte è satura di gas e lei non è protetta da maschere, a differenza degli agenti. La trascinano in due, uno le stringe il collo, dell’altro restano sul suo braccio le impronte livide della stretta. La trascinano mentre altri intervengono. Uno alza il manganello e le spacca la bocca (6 punti esterni, 2 interni), altri le palpeggiano il seno e il pube. E’ un coro di insulti, un gridare “puttana”. Sanguinante la portano dentro il cantiere, gli insulti e gli sputi continuano, ci sono i magistrati e anche una donna poliziotto che non porta conforto ma altri sputi e insulti e molestie verbali.


Un medico di polizia raccomanda il ricovero immediato in Pronto Soccorso. Passeranno quattro ore. Quattro ore di sangue sul volto e sputi e insulti al suo essere donna.


Dal Pronto Soccorso la rilasceranno indagata a piede libero. Non è il caso di farla vedere a un giudice.


Ma la Diaz di Marta non è finita. Non è bastato il pestaggio, non sono bastate le violazioni al suo corpo di donna, non sono stati sufficiente “lezione” gli insulti e gli sputi e il ritardo nei soccorsi.


Marta non è stata zitta. Ha alzato la faccia ferita, è andata davanti alla stampa e ha osato raccontare.


Lei, l’unica dei fermati di quella notte d’inferno che poteva parlare.


E allora la caccia alle streghe riparte. Come donne conosciamo i toni e i modi e la violenza profonda di chi ti umilia e viola e insulta un’altra volta. Ed ecco spuntare l’UGL, sindacato di destra, a chiedere per Marta punizioni esemplari. Ed ecco un senatore della Repubblica, Stefano Esposito, Partito Democratico, divertirsi a twittare che Marta è bugiarda, che le manganellate giuste che ha preso se l’è cercate con la sua “guerra allo Stato” e che certo nessuna molestia c’è stata. Una follia di machismo, una banale arcaica prepotenza sulle donne umiliate e su Marta violata che si permette ancora di ribadire, dalle frequenze di una radio nazionale.


Come donne non possiamo tacere. Non possiamo tollerare che la terra, gli uomini e le donne continuino ad essere violati. Non possiamo più sopportare che la vita e i bisogni di tutte e di tutti siano travolti dall’arroganza dei pochi che su questo possono lucrare. Un arroganza che si crede onnipotente, che pensa di poter travolgere i corpi e le vite delle donne e degli uomini, con la violenza delle armi, prima, con quella degli insulti e della denigrazione e delle menzogne, poi.


Per Marta e i feriti della Val Susa esigiamo giustizia.


Per le donne violate esigiamo rispetto. Se il carnefice è pagato dallo Stato ne esigiamo di più.


Donne della Pisa No Tav

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