L’Ucraina fa harakiri

da it.sputniknews.com

globalist syndication

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Giulietto Chiesa 20 marzo 2017

Gli estremisti nazionalisti russofobi ucraini hanno sicuramente dei “consiglieri”. Che hanno probabilmente un piano di guerra.


Non si spiega altrimenti la serie di provocazioni antirusse in corso a Kiev, con l''assalto alle filiali ucraine delle banche russe, e con il blocco delle relazioni commerciali (che non si erano fino ad ora mai interrotte del tutto) sia con la Russia che con le due Repubbliche Popolari ribelli del Donbass.


È possibile che i consiglieri esteri dei nazisti di Settore Destro e di Svoboda abbiano avuto assicurazione per un sostegno di lunga durata (nel corso del quale saranno foraggiati affinché continuino le loro provocazioni armate, o violente), in attesa che a Washington qualcuno sia in grado di decidere qualche cosa di sensato. Intanto, dietro gli scalmanati che assaltano le banche russe e ne cementano gl''ingressi, la Nato, con alla sua testa la Polonia, e le Repubbliche del Baltico, mette i suoi scarponi direttamente in Ucraina preparandosi al combattimento e formando soldati e ufficiali ucraini ai metodi della Alleanza Atlantica.
Ma quello che fa riflettere è il comportamento del presidente in carica, riconosciuto e applaudito da tutta l''Unione Europea, Poroshenko. Prima dichiarava illegali i tentativi degli estremisti che lo hanno portato al potere. Poi, improvvisamente, ha cambiato registro di 180 gradi e ha proclamato che con la Russia non ci deve più essere nessun rapporto economico e commerciale. E, di conseguenza, non può esserci nessun rapporto né con Donetsk né con Lugansk.


"Fino a che la Crimea non sarà stata restituita all''Ucraina e fino a che Mosca appoggerà le repubbliche ribelli del Donbass".


Ovvio che le banche russe chiuderanno i battenti in Ucraina e che quello che restava dei rapporti economici tra i due paesi sarà cancellato, così com''è ovvio che a rimetterci sarà la gente in Ucraina. Il fatto gravissimo è che, in questo modo Petro Proshenko dichiara finito il processo negoziale di Minsk e, di fatto, si prepara a un esito letale per ogni prospettiva pacifica. Infatti se non si tratta non resta che combattere. La svolta dice due cose: che Poroshenko non ha più spazio di manovra rispetto agli estremisti e si è arreso alle loro richieste, che significano preparazione alla ripresa bellica contro il Donbass.
La seconda cosa da rilevare è che Bruxelles non ha mosso un pelo per farlo tornare indietro o per invitarlo alla moderazione. Possibile che nell''Unione Europea non ci sia nessuno che si rende conto di ciò che sta accadendo a Kiev? Possibile che Bruxelles non capisca che l''Europa intera si troverà presto prigioniera di scelte, decisioni, che sono state prese da altri. Siano essi i seguaci di Stepan Bandera, ovvero i comandi dei servizi segreti polacco e americano (gemelli comunque indistinguibili)?


A queste domande si può rispondere solo affermativamente. A meno che non si giunga alla conclusione che l''Europa ha deciso essa stessa di farsi trascinare nella guerra ucraina. E, infatti, le truppe della Nato sono già coinvolte nelle esercitazioni militari in territorio ucraino. Cioè pronte per essere impiegate in caso di "emergenza". Contingenti ucraini sono già inquadrati in distaccamenti sotto il comando della Nato, ricevono istruzioni e armi, si allenano all''assalto sotto il comando di ufficiali della Nato. E i mercenari che girano per il Donbass, pagati in dollari, sono troppi per essere mimetizzabili.
Non è una novità, del resto. Nei giorni scorsi Vladimir Putin ha ricordato in televisione che, nei drammatici giorni del febbraio 2014, per impedire che in Crimea cominciassero i combattimenti dopo il sanguinoso rovesciamento di Viktor Janukovic, le truppe russe furono costrette a disarmare (e lo fecero senza vittime) un intero battaglione ucraino che era già inquadrato, armato, addestrato, dalla Nato in Crimea. Era — occorre ripeterlo — il febbraio 2014.


Chi aveva deciso che la Nato fosse già allora in territorio di un paese che non era membro dell''Alleanza? Sapeva questa circostanza il governo italiano, o il ministro della difesa italiano, signora Pinotti?


Aspettiamo una risposta. Ma intanto la signora Mogherini, invece di preoccuparsi per quanto sta per accadere, torna a dichiarare che le sanzioni alla Russia non saranno tolte "fino a che la Crimea non sarà stata restituita all''Ucraina". Cioè per sempre, perché è come chiedere alla Russia, ai russi, di consegnare i loro fratelli in mano alla vendetta dei nazisti.


https://it.sputniknews.com/opinioni/201703204225317-ucraina-karakiri-russofbi-provocazioni-russia-donbass/

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