Lettera dalla Finlandia

Giulietto Chiesa risponde ad una sua lettrice.

medici obiettori

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Giulietto Chiesa 15 gennaio 2015

Buongiorno caro Giulietto Chiesa.


L’ho conosciuta in Estonia, quando venne a presentare un suo libro un paio d’anni fa. Era “Il Candidato Lettone”. Un libro che mi colpì molto.
Io faccio parte di quelli che ammirano il suo lavoro nel cortile dell’Europa, nei paesi baltici, nella battaglia contro la loro riabilitazione del fascismo.
Siamo anche membri della stessa organizzazione “Un mondo senza nazismo”. Lei conosce sicuramente i miei amici Patri Krohn e Johan Bäckman.
Ora io leggo con grande preoccupazione la sua intervista apparsa sul quotidiano Postimees


http://www.postimees.ee/3054843/valjasaadetud-itaallane-tuleb-seitsme-sobraga-tagasi-eesti-on-mu-kodu


Gli estoni ci provano un’altra volta! La attaccano usano il loro “orribile passato sovietico”, come le deportazioni. Lei dovrebbe sempre ricordare loro che l’Estonia fu il primo dei paesi che i nazisti definirono “judenfrei” (liberi dai giudei, ndr) . La Germania nazista dichiarò l’Estonia “judenfrei” fin dal gennaio 1942, nel congresso di Wannsee.


La Germania nazista non aveva ancora iniziato la soluzione finale. Gli estoni furono degli “assassini di ebrei” così efficaci che la Germania nazista utilizzò l’Estonia come luogo del loro sterminio. Fu in Estonia che cominciarono ad arrivare treni pieni di ebrei da liquidare, provenienti dalla Cecoslovacchia e dalla stessa Germania. Di 6000 di queste esecuzioni in Estonia esiste la piena conferma. C’è un libro, di Anton Weiss-Wendt, intitolato “Assassini senza odio”, che racconta l’Olocausto Estone.


Così ho un suggerimento per lei: quando gli estoni cercano di vendere il loro “orribile passato sovietico”, lei dovrebbe sempre difendersi rispondendo che l’Estonia, proprio per il suo passato di primo paese “judenfrei”, non dovrebbe proprio permettersi di riabilitare gli ufficiali delle SS naziste, né privare le minoranze della loro cittadinanza.


Se gli estoni sentono il bisogno di ricordare la loro storia, allora devono pagarne le conseguenze. Non c’è nulla di cui vergognarsi della storia sovietica estone, così come non c’è nulla di cui essere fieri per quanto concerne la storia nazista estone.


Spero che lei abbia fortuna nel processo che vuole intentare. Mostri a questi nazisti che l’Europa non è per loro!


Con i miei migliori rispetti.



Leena Hietanen





Cara Leena,


pubblico la sua lettera, di cui condivido ogni parola, perché penso che molto pochi, in Europa, conoscono questa parte della storia europea. Mi candidai in Lettonia, nel 2009, proprio per studiarla meglio e portarla a conoscenza dei molti. Scrissi il libro che lei qui ricorda, come testimonianza dell''esistenza di un grande problema. L''Europa si è allargata, includendo storie diverse - ed era giusto che così fosse - ma dimenticando che chi entrava avrebbe dovuto fare un percorso critico e autocritico completo. L''Europa costruiva - allora - una strada di pace, abbracciando la Germania, che era stata la causa prima della seconda guerra mondiale. Ma esistono paesi, come tutte e tre le Repubbliche del Baltico, che rifiutano proprio lo spirito di pacificazione su cui si è costruita l''Europa. E addirittura pretendono che tutta l''Europa sia oggi ostaggio della loro visione del mondo, della loro rivincita. Con ciò minando alla radice le stesse fondamenta europee. Ora sta accadendo qualcosa di peggio: il processo democratico europeo è stato fermato e stravolto. E coloro che guidano questa Europa, sempre meno democratica, si appoggiano addirittura sul revanscismo, sulla cancellazione della storia della liberazione europea, sulla riabilitazione delle nefandezze del nazismo. Lo si vede bene dal comportamento che l''Unione Europea ha tenuto appoggiando il colpo di stato nazista in Ucraina.
Bisogna fermare questa deriva. E perché questo accada occorre che l''Europa sappia cosa sta accadendo nel Baltico e in Polonia. La mia vicenda personale sta diventando uno degli strumenti per mettere in discussione un tale, mostruoso travestimento, e fermarlo. Se vincesse sarebbe la fine dell''Europa. E io non intendo rinunciare al mio diritto di cittadino europeo, che vuole la pace. Il Governo estone ha voluto impedirmi di parlare nella mia casa europea, dimostrando così che è esso a collocarsi fuori dall''Europa.


Cordiali saluti

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