Come uscire da Matrix

Risposta a Antonio Angeloro.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 10 marzo 2015


Gent.mo dottor Chiesa,


le scrivo dopo aver appena terminato la lettura del suo libro "Prima della tempesta", di cui ho condiviso e condivido la quasi totalità di ciò che vi è scritto. In modo particolare ho trovato di un''attualità totale una delle ultime affermazioni contenute proprio nell'' ultima pagina del suo scritto. Cito testualmente: "Non si può essere contro la guerra e continuare a parlare di sviluppo del prodotto interno lordo così come si è fatto tutti, destra e sinistra, in questi anni di globalizzazione trionfante. Guerra e terrorismo non possono essere vinti e battuti senza combattere contro la fame, la povertà, il sottosviluppo, senza modificare le priorità della nostra politica, i valori della nostra vita." Trovo che con queste affermazioni lei abbia colto esattamente il nocciolo del problema, che purtroppo però chi gestisce il potere continua ostinatamente ad far finta di non vedere! Con stima.



Caro Angeloro,


non è soltanto chi "gestisce il potere" a rifiutare, ostinatamente, la realtà. Loro lo fanno, per così dire, naturalmente. Cioè non hanno interesse a "vedere". Il nostro problema collettivo è che "non vedono" anche coloro che sono subalterni, già schiavi, istupiditi dalla vita che fanno, convinti dalle "narrazioni" che il potere ammannisce loro. Occorre un''immensa opera di rieducazione per mostrare agli abitanti di Matrix che essi sono rinchiusi in una prigione molto speciale. Una prigione che li opprime e di schiaccia, ma lo fa attraverso il divertimento, il gioco, l''intrattenimento. Una prigione che, agli occhi di molti, si presenta come la libertà, la possibilità di trasgredire, il regno dell''irresponsabilità, la negazione degli altri, l''affermazione di se stessi, del proprio "particulare", proprio mentre ognuno di noi diventa parte di un gregge, di una massa indistinta. L''unica difesa possibile, l''unica via d''uscita da questa mostruosa costruzione è creare, allargare, dilatare, isole di consapevolezza. Poi si dovrà collegarle tra di loro. Ma prima occorre usare le armi della cultura e della conoscenza.

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