Arabia Saudita, base Usa segreta contro Al Qaeda

Scoperta la presenza di una base militare dalla quale è stato lanciato il drone che uccise il leader islamista Awlaki. I velivoli militari sotto accusa: sono legali?

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 7 febbraio 2013
A uccidere il leader di Al Qaeda nella penisola arabica, Anwar al-Awlaki, in Yemen due anni fa, è stato un drone statunitense lanciato da una base aerea segreta in Arabia Saudita. La rivelazione della presenza di una base militare americana nel Golfo è la prova ulteriore degli stretti rapporti tra l’amministrazione di Washington e l’Arabia Saudita: costruita due anni fa, è parte della guerra americana contro Al Qaeda nel Golfo.



A rivelarne la posizione è stato il quotidiano New York Times, ma secondo i media statunitensi si trattava di una notizia nota nell’ambiente giornalistico, ma tenuta segreta per evitare – secondo quanto riportato – di provocare ulteriori tensioni nell’area. Al Qaeda opera nella penisola arabica e nei Paesi del Golfo utilizzando l’alleanza di ferro tra i governi arabi e gli Stati Uniti per istigare la popolazione alla ribellione contro il regime.



Immediati i commenti: una simile operazione, gestita dalla Cia e da commando speciali statunitensi è legale? Nel settembre del 2011, l’uccisione di Awlaki alzò un polverone. Cittadino americano, fu ucciso insieme a Samir Khan, pakistano con cittadinanza americana. Entrambi non erano mai stati accusati di alcun crimine.



Secondo la Casa Bianca, l’operazione fu legittima: colpire membri – sospetti o meno – di Al Qaeda è un’azione legale e moralmente giustificata. Strenuo sostenitore di tale tesi è John Brennan, nuovo capo della Cia e ex capo dello staff dell’intelligence proprio in Arabia Saudita. Brennan è da sempre considerato uno dei principali attori della guerra al terrorismo lanciata da Washington dopo il 2001 e in particolare della cosiddetta campagna dei droni, il cui utilizzo ha registrato un’impennata sotto l’amministrazione Obama.



Un’arma che, però, continua ad essere al centro delle polemiche: l’utilizzo è ai limiti del legale e spesso ha provocato vittime civili e in alcun modo legate al terrorismo islamico. “Compiamo queste azioni perché sono necessarie a mitigare le attuali minacce, a fermare i complotti, a prevenire futuri attacchi e quindi a salvare le vite degli americani”, ha commentato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney.