L''epoca della riproduzione di massa di eventi di massa'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 19 settembre 2011

di Giulietto Chiesa

in L''IMMAGINE PLURALE - ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO DEMOCRATICO - ANNALI - N.5 2002
Ediesse, 2003

Non sono un uomo di cinema né uno specialista delle questioni legate alla documentazione audiovisiva, ma mi pare che già l''avvio di questa discussione dica che Genova 2001 è stato un momento di svolta nel senso che ci siamo accorti di essere entrati nel centro di una nuova epoca, che io definirei così: epoca della riproduzione di massa degli eventi di massa. Prima di Genova, non tutti ne eravamo consapevoli.

A Genova c''è stata, appunto, una riproduzione di massa di eventi di massa. Questo non era mai accaduto prima o, perlomeno, forse e caduto negli ultimi anni, gradualmente, ma non ce n''eravamo accorti. Almeno io l''ho visto in quella occasione per la prima volta. La storia televisiva, sottratta agli specialisti della sua registrazione, diviene patrimonio dei partecipanti all''azione di massa. Se non vediamo questo abbiamo visto la novità. Non mi fermerei quindi a dissertare sul fa si debba o meno riprendere bene gli eventi di massa, perché la no che a Genova c''erano decine di migliaia di persone che filmavano non facevano parte dei registratori ufficiali di quello stesso evento. Questa mi pare la novità più cospicua.

Una riflessione su questo aspetto, sui temi della documentazione in questa luce deve ancora, secondo me, essere fatta, o perlomeno non ne sono a conoscenza. Le conseguenze di questo fatto nuovo immense e non soltanto sul terreno della documentazione, ma anche terreno politico, giuridico, storico, culturale, dell''immagine, della produzione televisiva e cinematografica.

Mi limito a questo e racconto la mia esperienza.

Sono andato a Genova come giornalista, ma sono rimasto fuori zona rossa, perché mi sono reso conto che con tutta probabilità l''evento sarebbe accaduto là fuori e non nei palazzi blindati dove si svolgevano gli incontri del G8. Quando sono tornato, mi sono messo a scrivere per raccontare quello che avevo visto. E mentre lo raccontavo, mi chiedevo che cosa di ciò che avevo visto con i miei occhi da giornalista era stato filtrato: avevo il sospetto, infatti, che alcuni fatti che stavo raccontando fossero stati ripresi. Ma infine ho scoperto molto di più, e cioè che tutti gli episodi che io avevo visto erano stati documentati da qualcuno. Era fantastico, non era mai accaduto prima. Ci sono persone che addirittura mi hanno mandato delle fotografie che mi ritraevano nel mucchio della gente. Oppure persone che hanno letto il mio libro e mi hanno detto di avermi ritrovato nelle foto scattate in quel determinato posto. Impressionante. La quantità di materiale che è stata girata da non professionisti è immensa e io credo che sia ancora tutta da sistemare, verificare.

Una immensa quantità di immagini, ripeto, non di professionisti ma di gente che ha partecipato alla manifestazione, e che quindi offre una pluralità straordinaria anche di contenuti, di punti di vista, di modo di viverla quella manifestazione. Certo, l''impressione che ho ricevuto, non da parte degli operatori professionisti, che hanno lavorato bene, ma da parte dei giornalisti che li hanno seguiti, era desolante. Il livello dei giornalisti che facevano i commenti era davvero basso, un livello di totale incomprensione sia su ciò che stava accadendo, sia su come era stato preparato. Non facciamo nomi. Gli operatori delle televisioni sono stati più coraggiosi e più intelligenti, ma di fatto poi la gran parte delle cose sono state girate non dagli operatori ma da altri, da non professionisti. Ciò avverrà sempre di più nei prossimi anni, e dunque bisogna prepararsi, sì, prepararsi in questo senso, per il futuro, a gestire il dato nuovo che eventi di massa saranno riprodotti da milioni e milioni di occhi della stessa massa. Genova questo è stato, e questa è la grande novità che abbiamo di fronte.

Un secondo punto da tener presente, che avremo di fronte, è quello delle modalità d''uso di questa ormai immensa e inedita produzione informativa, televisiva, documentaria. I canali esistenti, quelli delle televisioni attuali, pubbliche e private, non sono canali per questa comunicazione, cioè sono chiusi, occlusi, sono dei tubi che non consentono istituzionalmente il passaggio di questa comunicazione. Allora, come affrontiamo il problema della diffusione di questi materiali sia nei circuiti tradizionali, sia fuori dalle televisioni? Più in generale, quello di un"''altra" comunicazione è il tema centrale che ha di fronte il movimento democratico di questo paese e del mondo occidentale, perché ormai non abbiamo più nessun controllo democratico sui canali di informazione. La politica passa di li, la società civile è stata cancellata, o viene progressivamente cancellata in Italia. Quindi il grande tema è proprio quello della diffusione. Primo: l''uso, nel senso che se si capisce che c''è questa massa incredibile di documentazione, si comincia a porre il problema della Sua utilizzazione. Secondo: la sua diffusione. Questo è un tema di battaglia politica, non di battaglia cinematografica, non di battaglia archivistica, è un tema di battaglia politica generale, la consapevolezza cioè che non esiste più politica senza comunicazione e pensare che si possa fare la politica con le buone o le cattive idee è una pura scemenza, nella quale molti di noi continuano a essere, come dire, ingolfati, senza rendersi conto che o un''idea viene comunicata o non esiste. E poiché in questo mondo la gran parte delle idee buone non sono comunicate, non esistono; semplicemente non esistono più.

La terza questione che mi preme sottolineare è collegata con la seconda, e riguarda la documentazione della realtà virtuale. Noi viviamo nella realtà virtuale, e la sua documentazione ci manca completamente. Che cos''è questa realtà virtuale? È tutta l''immensa valanga di fango che arriva addosso a milioni di persone, tutti i giorni, da tutti i canali televisivi, e che rappresenta e costituisce la loro vita. Proprio la loro vita, perché noi viviamo tutti immersi in questo flusso. Una realtà virtuale che nessuno documenta, o meglio se la documentano da soli, e invece influenza in modo decisivo tutti i comportamenti politici, culturali, intellettuali, morali di questa società. Sì, c''è l''osservatorio di Pavia, che è uno specchio, che ci dice un sacco di cose ma che noi non abbiamo ancora imparato a usare. E a questo proposito provo a lanciare una mia idea, su cui stiamo lavorando attraverso il sito sulla comunicazione che abbiamo costituito (www.megachip.it): vorrei che prendessimo per un mese tutti i telegiornali italiani, dall''uno al sette, e li sottoponessimo ad analisi comparata. Pensate che il direttore del Tg Uno, Clemente Mimun, teorizza le soft news. Ecco, la linea editoriale della televisione pubblica ha dato il telegiornale nelle mani di un signore che teorizza le soft news. Uno che dice che bisogna dare le notizie in modo che la gente non si inquieti troppo. Notizie leggere. Enrico Mentana, il direttore del secondo telegiornale italiano per indice di ascolto, cioè il Tg 5, teorizza invece l''infotainment, informazione più intrattenimento, in compagnia di Carlo Rossella, che è stato il direttore di un importante quotidiano che si chiama «La Stampa»: quando ci lavoravo veniva giustamente chiamato «Rossella_2000». Costoro sono i guidatori dell''informazione e della comunicazione italiana. Ora, io non ce l''ho con questi signori, ma sarei curioso di sottoporre i loro telegiornali a un''analisi, in un mese qualunque, per cominciare a vedere da vicino, analiticamente appunto, come ci danno le notizie, con quale ordine, con che criteri, con che lunghezza, con che sorrisi, con che volti corrucciati, e così via. Si può fare, e io sono convinto che scopriremo cose molto interessanti. Ecco, questo sarebbe un modo per documentare analiticamente la realtà virtuale, senza contare il resto, cioè il fatto che il 98% dei palinsesti è costituito dal cosiddetto entertainment, cioè quanto di peggio veramente si possa immaginare. Ecco, questa è la realtà in cui vivono quaranta milioni di italiani. Comunque, questi sono i tre punti che mi sembra necessario affrontare: 1) riproduzione di massa degli eventi di massa come elemento nuovo di questa realtà; 2) diffusione di questi materiali in termini diversi, attraverso i canali pubblici e privati; 3) documentazione di questa realtà virtuale che è diventata il centro della vita e della politica di questo paese. Mi limito a porre queste tre questioni, che per me sono altrettanti interrogativi. Non ho risposte complete da fornire: siamo all''inizio di una riflessione. Mi auguro però che questa riflessione continui e credo che da questo punto di vista il tema dell'' "immagine plurale", che qui è stato proposto, potrebbe assumere una cospicua rilevanza di carattere strategico.

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