L''informazione nella società della conoscenza'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 19 settembre 2011

di Giulietto Chiesa

in SCUOLA, SOCIETA'', SVILUPPO, Centro CIDI di iniziativa democratica degli insegnanti
a cura di Domenico Chiesa e Sofia Toselli
Zanichelli, Loescher, G. D''Anna editori, 2003

Il mio ragionamento ha lo scopo di inquietare. Inizio perciò con un aneddoto autobiografico che risale al 1994. In quel periodo ero corrispondente da Mosca del quotidiano la Stampa. Da quella città vedevo solamente due canali televisivi italiani:

Raiuno e Raidue. Non conoscevo ancora i canali berlusconiani. Arrivai in Italia, ospite in casa di amici, a Genova, una domenica in cui si votava: era il ''94. Eravamo a cena quando i miei amici accesero la televisione, sintonizzandosi di comune accordo su Canale 5. Io non avevo mai visto la trasmissione che andava in onda la domenica sera. Vidi apparire un signore con i capelli lunghi che annunciò, con grande soddisfazione che anche quella settimana la sua trasmissione aveva avuto 8 milioni e 200 mila spettatori. Ne fui molto colpito, era una cifra impressionante: 8 milioni e passa di persone che guardano, la domenica sera, quella trasmissione televisiva! II conduttore aggiunse che, in quella settimana, 22 mila persone gli avevano scritto, scongiurandolo di essere messi in lista per partecipare alla trasmissione. Guardai allora con molta attenzione lo schermo televisivo e gli occhi dei miei commensali, calamitati da quella trasmissione. Occhi, tra l''altro, di persone con una istruzione superiore. Ero sbalordito: quella trasmissione era una gogna! Una immensa vergogna nazionale alla quale 22 mila persone, ogni settimana, desideravano partecipare. Come si fa a desiderare di partecipare a una trasmissione in cui si viene umiliati, svillaneggiati,costretti a presentare in pubblico le proprie miserie, il peggio di se stessi, i propri sentimenti, il peggio della propria vita quotidiana? La trasmissione si intitolava "Stranamore": il conduttore era Castagna. Quella sera mi alzai da tavola con la convinzione, e lo dissi anche ai miei amici, che Berlusconi avrebbe vinto le elezioni. Dal ''94 sono passati poco meno di una decina d''anni, e Berlusconi ha nuovamente vinto le elezioni.

 

LA COMUNICAZIONE ALLA FINE DELLA DEMOCRAZIA

Questo fatto dovrebbe dare angoscia e inquietudine perché siamo di fronte a qualcosa di inedito, che riguarda tutti, che ha assunto proporzioni inconfrontabili con la storia precedente dell''umanità. Noi viviamo in un mondo della comunicazione, che potremmo definire meglio come "comunicazione alla fine della democrazia; perché siamo immersi in un flusso comunicativo senza precedenti, che ha cancellato, o comunque gravemente lesionato, tutti i meccanismi della comunicazione moderna. Se facciamo il confronto con l''Italia o con il mondo occidentale di 50 anni fa, ci accorgiamo che oggi siamo investiti da un fiume di informazioni che travalicano ogni cosa, dalla famiglia alla scuola. Se 8 milioni di persone vedono Castagna e 22 mila persone ogni settimana desiderano partecipare alla sua trasmissione, ci dobbiamo chiedere quale sia il tenore etico di questo Paese. In questi ultimi venti anni siamo stati sottoposti a un bombardamento comunicativo che ha provocato non semplicemente una minore o una distorta informazione, ha provocato un abbassamento del tenore etico del Paese. Certamente la colpa è anche di coloro che hanno governato l''Italia in questi anni, che non hanno capito la portata del problema, e che hanno trasformato le tre reti televisive pubbliche nelle brutte copie dei canali berlusconiani.

Noi siamo abituati a parlare del problema dell''informazione, ma siamo. sicuri che sia proprio questo il problema più importante?

In realtà, se guardiamo i palinsesti di tutti e sei i canali televisivi, compresa La Sette, ci accorgiamo che l''informazione è piccola cosa: i telegiornali, fra l''altro i peggiori del mondo, sono per metà informazione, per metà divertimento. Oramai c''è una tale confusione di generi che è impossibile distinguere: pubblicità dentro il divertimento, .divertimento dentro l''informazione, è una situazione paradossale. Comunque gli spazi informativi sono residuali rispetto al resto del palinsesto, che è una massiccia dose di ideologia: passano più idee in un pomeriggio di "Domenica in" che in 100.000 telegiornali.

 

SPIRITO CRITICO E MESSAGGIO TELEVISIVO

Il problema in realtà nasce perché la maggior parte delle persone non sa difendersi, non ha strumenti culturali adeguati per difendersi. La scuola dovrebbe allora educare allo "spirito critico" e per fare questo dovrebbe insegnare a "smontare" il messaggio della televisione. Oggi non c''è altro modo per essere critici se non "montando" e "rimontando" in modo simultaneo, continuo, sistematico i meccanismi dell''informazione televisiva.

Spesso mi chiedo con quali strumenti si possano difendere i bambini. Milioni e milioni di bambini, tutti i giorni,per ore e ore, bombardati da messaggi subliminali - e non parzialmente subliminali ma interamente subliminali -. La televisione ci offre un tipo di formazione intellettuale diversa da quella, ad esempio, della lettura, ci offre infatti un''immagine sintetica, in movimento, che entra tutta intera nel nostro cervello. I nostri figli immagazzinano un''immensa quantità di cose, che nessuno aveva deciso che dovessero immagazzinare. Siamo di fronte a una situazione "orwelliana" che ha ripercussioni con il problema della scuola e della formazione, ma soprattutto con un problema di democrazia. Infatti quanto più si abbassa il tenore etico di una società, tanto più si abbassa il suo contenuto democratico.

Stiamo assistendo insomma alla fine della democrazia nelle società occidentali attraverso questo meccanismo che, in ultima analisi, è un pezzo del "meccanismo" globalizzatore. La globalizzazione infatti non ci sarebbe stata se non ci fosse stato questo colossale, immenso sistema comunicativo che arriva contemporaneamente a miliardi di uomini.

Non era mai accaduto prima nella storia dell''uomo. Non ci sarebbe stato neanche l'' 11 settembre, neanche la guerra in Kosovo o in Afghanistan senza questo sistema mediatico.

L''attentato alle torri di New York è stato ''visto in diretta da 4 miliardi e mezzo di persone!

La seconda guerra mondiale - l''abbiamo chiamata mondiale perché siamo degli esagerati -, in realtà è stata vista e sofferta solo da una piccola parte del mondo, il resto non se n''è neanche accorto. Oggi invece pochi, uomini sono in grado di condizionare i sentimenti di miliardi di persone, in témpo reale e simultaneamente.

Pensare allora che tutto il flusso informativo che si produce in questo momento nel mondo è nelle mani di 6 grandi compagnie multinazionali, dovrebbe darci i brividi.

Pluralismo, comunicazione, informazione? L''intera cultura del mondo viene prodotta, fabbricata, diffusa da cinque, sei compagnie! Il Time Warner, il colosso di queste compagnie, possiede nei suoi computer mezzo miliardo di indirizzi, e sono certo che tra questi ci sia anche il mio.

È proprio attraverso questi indirizzi che "loro" decidono che cosa si deve produrre, anzi, che cosa "noi" dobbiamo consumare, come dobbiamo amare, divertirci, e chi dobbiamo odiare.

Sono queste compagnie che hanno in mano i nostri destini, la nostra mente, la nostra idea di vita. Sono forse apocalittico, ma certamente non integrato!

L''informazione è insomma un grande tema, è il tema della società contemporanea, non credo che ce ne siano altri che possano essere equiparati a questo, per importanza, per grandezza e per tragedia.

 

INFORMAZIONE E IDEA DEL MONDO

L''informazione è l''insieme delle comunicazioni, delle notizie che riceviamo, è l''idea del mondo che ci costruiamo giorno dopo giorno, ma siamo immersi in un sistema informativo che non solo non ci restituisce il mondo, ma ci restituisce un mondo capovolto, deformato tanto da non essere riconoscibile.

Infatti nei grandi giornali italiani, ma anche nei telegiornali, le notizie del mondo non ci sono: ci viene nascosta dunque la sostanza delle cose.

Da questo flusso di informazioni riceviamo un''idea del mondo che non corrisponde affatto a quello che sta realmente accadendo.

Un esempio: intorno alla metà di novembre abbiamo letto sui giornali, e sentito ai telegiornali, che l''Alleanza del Nordera entrata a Kabul e che, in seguito a ciò, le donne afghane si erano tolte il burqa e gli uomini afghani si erano tagliati la barba. Tutto falso! E non è stato un errore.

Qualsiasi giornalista può sbagliare una notizia ma, in questo caso, non si può applicare il criterio dell'' errore, perché la notizia è stata data simultaneamente da tutti i giornali italiani e da tutte le televisioni italiane e non per un giorno solo.

Come è possibile allora che tutto il sistema informativo ci abbia raccontato per una settimana intera, mobilitando i più importanti editorialisti e i migliori giornalisti, cose completamente false?

In Italia, ma in realtà anche fuori dell''Italia, si diventa, direttori di un giornale o di un telegiornale solo quando si è completamente affidabili. Questo vuoi dire che non c''è bisogno che qualcuno dia un ordine di scuderia, i giornalisti sanno bene che cosa devono dire e che cosa è meglio non dire; che cosa è meglio far sapere e che cosa non si deve far sapere. Questi giornalisti non sono tanti, sono circa trenta persone, che però hanno in mano i nostri cervelli e decidono per noi.

Questa è una forma drammatica di violenza nei confronti della collettività.

Il nostro Paese, dal dopoguerra in poi, ha avuto una storia straordinaria, penso alla Costituzione e agli effetti grandi che ha prodotto nella società. L''Italia aveva una società civile meravigliosa, oggi per fortuna siamo ancora dentro una rete di protezione, rappresentata dai nostri legami, dalla nostra storia,

dai nostri sentimenti, da tutto ciò che ha costruito la nostra democrazia. Ma che cosa è accaduto negli ultimi anni in questo Paese?

La società civile ci è stata, pian piano, portata via, i partiti sono stati annullati, il rispetto per le istituzioni non esiste più. Oggi la politica si fa nel salotto di Bruno Vespa.

Non esistono più tutti quei luoghi dove si faceva vita collettiva, dove avvenivano incontri, contatti, scambi. In questo vuoto la televisione è diventata la dominatrice di tutta l''informazione e di tutta la comunicazione. Come definire questo problema se non drammatico?

E allora necessario pensare, e organizzare di conseguenza, forme e modi che restituiscano alle persone la garanzia del controllo democratico della comunicazione, se è vero che la comunicazione è centrale nella vita democratica di un Paese moderno.

Il dibattito politico ha la responsabilità di riuscire ad affrontare questo tema per farlo diventare un''esigenza prioritaria.

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