IL LIBRETTO ROSSO

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Giulietto Chiesa 20 settembre 2011

di Vauro - Edizioni Piemme

PREFAZIONE DI GIULIETTO CHIESA

Cazzata Potiomkin

Da dove cominciare per raccontare questo disastro che è la sinistra italiana di oggi, vittoriosa su Berlusconi per 25 mila voti circa? C''è chi mette la data d''inizio nei primi anni Novanta, con il terremoto prodotto da Tangentopoli, che abbattè l''intero "quadro politico" della Prima Repubblica. Ma questa periodizzazione non mi convince. Io metterei il punto d''inizio, il big bang, al 1989, quando crolla il cosiddetto Muro. A proposito, mi ricordo che quando andavo alla scuola di partito delle Frattocchie, mi diedero da leggere un interessante opuscolo, che faceva la storia del Muro di Berlino. Era molto convincente, e lo sarebbe anche adesso, ma vai a trovarlo! Chi si preoccupa più di andare a ricercare come stavano realmente le cose a quei tempi? Spiegava, quell''opuscolo, sicuramente scritto da un meticoloso funzionario di partito, di quelli che non esistono più, che il Muro era stata una mossa obbligata, cui i rossi - Fassino direbbe oggi la feccia dell''umanità - furono costretti per difendersi, perchè Truman (ma era davvero lui?) aveva organizzato la provocazione rivalutando il marco tedesco (in violazione degli accordi di Potsdam tra gli alleati che avevano vinto il nazismo) e creando la fuga dei cervelli attraverso Berlino, con migliaia di medici, ingegneri, tecnici, ma anche muratori, taxisti, operai comuni, portieri d''albergo e lavatori di vetri, che se ne andavano a lavorare nella zona occupata degli occidentali dove gli stipendi erano improvvisamente diventati dieci volte più alti, ma tornavano la sera a comprare il latte, il pane e le uova a Berlino est dove le cose costavano dieci volte di meno.

Cosa avreste fatto voi? Voi, intendo dire, se foste stati i russi, che avevano avuto venti milioni di morti in guerra, che erano stati i protagonisti della vittoria contro Hitler, che erano arrivati a Berlino per primi? Che si sentivano ed erano vittoriosi? Vi sareste fatti mangiare vivi? Vi sareste arresi? Naturalmente no. Anche voi avreste innalzato il muro di Berlino, senza immaginare che sarebbe diventato il Muro di Berlino. Tutto rigorosamente documentato. Tutto rigorosamente dimenticato. Il Muro divenne l''espressione del Male comunista, punto e basta. Ragioni e torti erano stati rovesciati una volta per tutte. Poi il Muro divenne una cosa molto più brutta, e su quelli che cercavano di scavalcarlo si sparava. Ed era come una prigione. Niente da fare: la Russia non aveva soldi per fare di Berlino Est una vetrina appetibile. Da una parte luci e beni di consumo, dall''altra buio e assenza di libertà. Non c''era competizione possibile. Forse tutta la faccenda del comunismo si spiega con la sua incapacità, o impossibilità, di competere. Ma in quelle condizioni, come avrebbe potuto competere? L''errore non stava, allora (e anche dopo) nella debolezza intrinseca di quel modello, ma nelle condizioni specifiche in cui quel modello era nato, si era sviluppato. Mio Dio in che concetti astrusi mi sto imbarcando! Quanta gente usa ormai queste idee, queste parole, "l''arte della distinzione", di cui Togliatti fu maestro? Ma di lui ricordiamo adesso soltanto la "doppiezza", che ci volete fare?!.

Vorrei vedere se la guerra si fosse combattuta non in Europa ma in America. E se l''aspirante Hitler mondiale fosse stato un discendente di Montezuma, sbarcato alla conquista dell''Europa. Il comunismo sarebbe stato una cosa diversa? Probabilmente sì. Ma l''autore di "Armi, Acciaio e Malattie" ha già spiegato perfettamente perché fu Pizzarro a colonizzare Montezuma e Colombo, prima di Pizzarro, a scoprire l''America, e non viceversa. Per cui anche Lenin avrebbe dovuto chiedersi se i tempi dell''Uomo gli consentivano il Grande Esperimento, oppure se aveva ragione Herzen quando metteva in guardia i rivoluzionari del suo tempo a saper "camminare con il passo dell''Uomo".

Allora, forse, la domanda giusta stava, come una matrioshka, dentro il quesito che aveva diviso la socialdemocrazia russa: fare o no la rivoluzione "contro il capitale" (titolo di un articolo di Gramsci sull''Ordine Nuovo, dove il Capitale era quello di Carlo Marx buonanima)? Martov e Bernstein avevano ragione contro Lenin? Con il senno di poi si direbbe di sì. Ma Martov e Bernstein erano dei professori che scrivevano dai loro studi e cattedre, mentre Lenin era in esilio e si sentiva in combattimento. E Lenin si era trovato i soviet già bell''è pronti, mica li aveva inventati lui. Erano state le masse incazzate a crearli. E, al suo posto, chi avrebbe deciso di non saltarci in groppa, specie essendo convinto che la rivoluzione sarebbe presto diventata mondiale? Col senno di poi sono capaci tutti a pontificare. Vallo a spiegare ai revisionisti di oggi, che sono tutto il giorno a rovistare nella spazzatura, e non sanno, poveretti, che le mele di ieri erano molto buone, ma dopo un certo tempo anche le mele diventano marce e tu non puoi accusarle di essere state marce fin dall''inizio, per la semplice ragione che erano buone da mangiare, e che te le saresti mangiate anche tu con grande gusto se fossi vissuto ai tempi in cui erano buone.

Questo sarebbe lo storicismo. Ma vallo a spiegare a Giampaolo Pansa, o a Piggì Battista, che si guadagna il pane e il companatico facendo il revisionista di complemento agli ordini del revisionista principe Paolo Mieli! In ogni caso, storicismo o non storicismo, chi era stato a cominciare la lite, prima del Muro di Berlino? Chi aveva deciso che bisognava mettere Stalin con le spalle al muro e fargli alzare la cortina di ferro?

Ahinoi! Come ho osato, io stesso, toccare questo tabù? Sarò lapidato per questo? Voglio forse insinuare che i comunisti avevano ragione? Mi immagino l''ira di Emanuele Macaluso, e quella di Giuliano Ferrara, che com''è noto, con il comunismo non ebbero mai niente a che fare. Hanno abiurato. Anzi non hanno nemmeno abiurato. Qualcuno di quelli che sedevano nei più alti scranni dei vari Comitati Centrali delle varie organizzazioni comuniste oggi si sono dimenticati tutto.

E non si abiura se si è dimenticato tutto.

Ecco, di palo in frasca, mi viene in mente anche la faccenda afgana. I brutti e cattivissimi comunisti invadono l''Afghanistan (Natale 1979, io stavo a Mosca in quei giorni, antipasto di giornalismo prima di diventare corrispondente per 20 anni proprio da Mosca) . Ero contro, lo giuro. Stavo dalla parte del Pci, che era contro anch''esso. Ero "in linea", come si diceva allora. Ma poi, alcuni anni dopo, viene fuori Brzezinski, che racconta al Nouvel Observateur che avevano organizzato tutto per bene gli americani. Racconta che Washington (dove lui, Brzezinski era allora addetto alla Sicurezza Nazionale con il povero Presidente Jimmy Carter) aveva cominciato ad armare i futuri mujaheddin islamici, per costringere Mosca a intervenire. Bella trappola. E quando il giornalista francese, esterrefatto, chiede a Brzezinski di chiarire se davvero la trappola fu tesa, e se Brzezinski non aveva pentimenti per i milioni di morti e di profughi delle successive guerre afgane, il nostro eroe quasi s''indigna e gli chiede, di rimando (cito a memoria, ma il senso era esattamente questo): "Ma giovanotto, lei è un occidentale o no? E dunque perché s''indigna? Il risultato è stato quello di demolire l''Unione Sovietica. Dunque abbiamo fatto bene". Il fine giustifica i mezzi. E, sempre di palo in frasca, mi vengono in mente ora tutti quei signori molti indignevoli, che ti sparano addosso ogni possibile insulto, accusandoti di dietrologia, di complottiamo, quando provi a ricostruire la storia di quei piccoli eventi come quello raccontato da Zbigniev Brzezinski. Devi essere per forza antiamericano e antisemita se fai ricorso a questi mezzucci fantasiosi. E come la chiameremo la storia di Brzezinski, se non un complotto? E il Golfo del Tonchino non fu un complotto? Anche Brzezinski, a suo modo, è un revisionista, solo che certe revisioni le si tiene nascoste, perché altrimenti qualcuno dei giornalisti che ci hanno raccontato a loro modo gli eventi della "fine della storia" dovrebbero cambiare mestiere.

Ma la questione è che esiste una grande differenza tra chi ha un fine, e lo persegue senza badare ai morti che provoca, e gl''imbecilli che non hanno alcun fine, ma applaudono entusiasti i fini degli altri, vi si prostrano, li esaltano. E quando scorre il sangue, sono subito pronti ad accettare le giustificazione umanitarie che chi fa scorrere il sangue si crea per scaricarne sugli altri le responsabilità. Ecco: la sinistra italiana è diventata molto, molto simile a quel tipo d''imbecilli, che hanno messo Giovambattista Vico in soffitta insieme a Gramsci, insieme a tutta la storia, non più loro, che fu piena di errori e di crimini, ma anche di eroismo e di grandezza. E che, soprattutto, fu piena di "fini". Cioè di cose che meritavano di essere sognate, di ideali che erano capaci di muovere verso il bene le grandi masse. No, avete capito bene, non parlo solo di giustizia sociale, di stare dalla parte della gente più umile. Parlo proprio di idee per aiutare le grandi masse popolari, cioè la società nel suo complesso, anche i ceti medi, non solo la classe operaia che sembra non ci sia più, ma anche i telefonisti dei call centers, verso ideali di solidarietà sociale, di semplice convivenza umana, di rispetto per il "bene comune": tutte cose che servono per vivere meglio, mica la rivoluzione! Tant''è che, sconfitto tutto questo, gettata nella polvere l''idea della giustizia, stiamo andando verso una società sempre più selvaggia e incolta, in cui i potenti possono fare quello che vogliono, e sotto di loro c''è semplicemente il caos, la violenza, l''egoismo.

Poi, magari gli rapinano la villa, ai più piccoli nella scala sociale, ai padroncini con la fabbrichetta in Romania, e gli ammazzano qualche famigliare, ma sono sempre i minori, chi se ne frega. I maggiori se ne stanno nelle loro ville blindate, circondati dalle loro guardie del corpo e pensano che saranno sempre in condizione di vivere da nababbi, e anche quando mancherà l''acqua, loro avranno sempre i loro depuratori privati, e quando mancherà l''aria avranno le cupole di plexiglas sotto cui respirare aria sintetica, loro e i loro figli prediletti. Adesso che tutto questo è stato dimenticato, non ci sono più fini da perseguire. E i crimini immondi che vengono compiuti , e applauditi anche dalla sinistra, non hanno nemmeno più l''odore di qualche cosa di sensato. Sono semplicemente crimini stupidi, fatti in nome dell''incultura. E le generazioni nascono e sorgono con in testa nessuna idea, senza nemmeno sapere cos''è la solidarietà, non parliamo della giustizia sociale.

C''entra tutto questo con la Cazzata Potiomkin ? A me pare che c''entri. Perché i russi, anzi i sovietici (posso parlarne male, intanto non ci sono più, tutti morti, tutti svaniti nel nulla) furono dei grandissimi coglioni a cadere nella trappola; sicuramente sbagliarono tutti i conti; inequivocabilmente si fecero sfottere e mandarono a morire 10 500 loro giovani in quella inutile fornace afgana, nella quale bruciarono anche qualche migliaio di miliardi di rubli. Pensavano di esportare la rivoluzione che era già morta da quarant''anni, per consunzione, e non erano più nemmeno capaci di misurare le forze in campo. Quindi colpa loro e che la terra che li copre sia loro lieve.

Ma se ci si limita ad additarli al pubblico ludibrio e non si capisce cosa accadde per davvero, allora si è semplicemente fessi. Ecco, la sinistra italiana si è, negli ultimi anni, infessita a tal punto da non essere più capace di capire cosa sta succedendo, in che mondo si trova, quali sono i rapporti di forza, come si costruisce un sistema di alleanze, tutte cose necessarie per vincere.

Antonio Gramsci le aveva insegnato qualche cosa, ma chi mai legge più Antonio Gramsci? Da Enrico Berlinguer in avanti, si può dire, i giovani colonnelli del Pci si sono dedicati con puntiglioso impegno, ciascuno a seconda delle sue capacità, tutti al di sopra per loro meriti, a smantellare tutta la storia precedente del movimento comunista e operaio.

Non che non ci fosse da smantellare, per carità. C''erano incrostazioni talmente spesse che ci sarebbe voluto un martello pneumatico. Solo che sarebbe stato comunque interessante salvare qualche cosa, se non altro per un lavoro di ricostruzione archeologica. E, perfino, sarebbe stato saggio tenere conto che i vincitori, che erano gli altri, avrebbero riscritto la storia a loro uso e consumo, e quindi che sarebbe stato molto importante conservare la memoria storica per un momento successivo, quando, passati i fumi del trionfo (sempre degli altri) sarebbe stato necessario ricostruire una storia più veritiera. Ma questo ragionamento presuppone che il collo sia sufficientemente eretto a guardare l''orizzonte, perché se gli occhi stanno fissi sui piedi della quotidianità, dell''interesse personale e immediato, allora la storia non la si vede più.

E'' per questo, io credo che quelli che sono venuti dopo (non li chiamerei gli eredi, perché, come i figli di Bettino, hanno rifiutato l''eredità patrimoniale) Gramsci, Togliatti e Berlinguer decisero che eravamo arrivati tutti alla fine della storia. Francis Fukuyama, un oscuro secchione nippo-americano, emerso dal tempio della Rand Corporation, era divenuto il loro vate. Quando si dice "egemonia"! Pensate un po'', l''ex Pci guidato da persone egemonizzate da Fukuyama. Questa sì che è una nemesi storica! Comunque, visto che la battaglia era perduta, pensarono, tanto vale arrendersi. Ma siccome la resa non era bastante per il vincitori (che, non lo si dimentichi, loro e i loro padri avevano ancora da smaltire cinquant''anni di paura del comunismo, e, per giunta, erano molto arrabbiati perché non avevano potuto vendicarsi a dovere) bisognava attivamente andare alla ricerca della legittimazione. C''erano autorevoli giudici, e solenni tribune, a giudicarli, ogni giorno. Giudici ai quali non si sfugge. Non sto parlando dei magistrati, naturalmente. Poveri cristi anche loro, che, mai avendo fatto rivoluzioni, si trovarono a essere definiti "toghe rosse" per il solo fatto che stavano caparbiamente a difendere il bidone della democrazia liberale.

Parlo del già citato Paolo Mieli, di Barbara Spinelli, di Angelo Panebianco, di Ernesto Galli della Loggia, di Bruno Vespa, di Giampaolo Pansa, di Paolo Guzzanti, di Enrico Mentana: tutti intellettuali da far venire i brividi. I loro giudizi, centellinati dalle colonne dei grandi media, venivano avidamente succhiati come il latte materno dagli ex leader dell''ex Pci. Ogni cenno di benevolenza, proveniente da quelle tribune, accolto umilmente come un dono. Ogni richiesta di successive abiure fatta propria come un impegno solenne al quale corrispondere. Quei giudici non si accontentavano certo di un normale ripudio. Dovevi convertirti, in senso proprio e figurato. Dovevi riconoscere la assoluta supremazia del mercato; dovevi osannare a ogni piè sospinto i Valori Universali; dovevi accettare che libertà e libertà d''impresa diventassero sinonimi. Anzi, dovevi cominciare a modificare tutto il vocabolario politico, assegnando nuovi significati a tutte le parole. Insomma era un procedimento molto simile alla rieducazione di polpottiana memoria, alla quale l''intera leadership dell''appena suicidatosi Pci si sottopose con grande impegno.

Cosa occorresse fare subito fu evidente. Liberarsi prima di tutto della "diversità" comunista. E la più grande diversità era il partito di massa. Bisognava smantellarlo senza por tempo in mezzo. E lo fecero. Ci furono, a sostenere il processo, gl''intellettuali di sinistra che, tra un incarico di consulenza e l''altro, sostennero la tesi che ci volessero i "partiti leggeri", al posto di quelli "pesanti". Questi ultimi vennero presentati come residuati bellici, come carri armati dei tempi della lotta di classe. Il partito leggero non poteva che essere un "partito d''opinione". E poiché l''opinione la si andava sempre più formando attraverso la televisione, ecco che il partito d''opinione divenne un partito televisivo. I dirigenti dell''ex Pci pensarono che, una volta omologati, sarebbe stato loro possibile usare la televisione pubblica per sostenere il loro partito della loro opinione. E va detto che ci provarono. Ma essendo dei neofiti, anche un po'' distratti, non si resero conto che anche gli altri - che avevano capito prima di loro come stavano le cose, avendo dato un''occhiata al faro della civiltà mondiale - ci avevano pensato.

Berlusca e Craxi - che non si fidavano della stato borghese e volevano leninianamente abbatterlo, come fecero - si erano già fatti i favori necessari, usando i consigli di Licio Gelli, e avevano messo in piedi le televisioni private. Ecco, quelle furono le vere casematte di gramsciana memoria, a partire dalle quali Berlusca passò poi all''offensiva, quando Craxi finì sepolto dalle monetine. Sarcasmo della storia, per uno che di miliardi ne aveva messi da parte non pochi.

Così i Soloni dell''ex Pci si trovarono presto nella infelice situazione di avere nelle loro mani, ormai, solo un partito leggero, anzi leggerissimo, ma senza più la televisione pubblica per fare opinione. Tutto era nelle mani dell''avversario, televisioni pubbliche e private. Avrebbero potuto tentare di attaccarlo, ma questo avrebbe presupposto che fossero ancore "diversi". Ma poiché non erano già più diversi, restava loro solo la possibilità di "mettersi d''accordo". La qual cosa fecero. Mettendo logicamente da parte anche l''altra fondamentale faccenda che Enrico Berlinguer aveva messo sul tavolo: la questione morale.

Esempio preclaro di questa tattica rivoluzionaria è l''attuale presidente del Parlamento Italiano, ex segretario della ormai completamente rifondata (o affondata) Rifondazione Comunista. Campione assoluto delle apparizioni a Porta a Porta, laudatore indefesso del miglior giornalista italiano, cioè di colui che lo ha portato, passo a passo, scollatura dietro scollatura, a divenire il profeta dell''intera sinistra a sinistra del futuro Partito Democratico. Per la proprietà transitiva, si potrebbe dire che dobbiamo tutto questo a Bruno Vespa, pigmalione e mallevadore della rifondazione.

Il fatto è che il vero ideatore di tutte queste lontane conseguenze, il vero vincitore, dalla sua onorata sepoltura di latitante, è stato lui, Bettino. Fu lui che aveva tirato fuori la storia della "governabilità". Vero antesignano, profeta, vate. E, dietro di lui, adesso venerato dall''intera classe politica del centro sinistra, tutti in coro a mettere sotto accusa i sistemi elettorali proporzionali che, a giudizio ormai di Paolo Mieli, e di Giuliano Ferrara, cioè di tutti, impedivano l''esercizio del potere con i lacci e lacciuoli delle procedure democratiche.

Chi non ricorda lo spettacolo del referendum sulla legge elettorale, sul cui carroccio, guidato da Mariotto Segni, saltarono tutti? E le "riforme istituzionali", sempre di craxiana memoria?

Si può dire che il sistema oligarchico in cui adesso viviamo, la fasulla alternanza in cui si cullano gli oligarchi di destra e di sinistra, nacque proprio dalle elaborazioni di Craxi, prodotte tra un alcova e l''altro, tra un festino a Camogli e la villa ad Hammamet. Presidenzialismo, semi-presidenzialismo, aumento dei poteri degli esecutivi a scapito delle assemblee elettive, personalizzazione e "faccializzazione" della politica, con l''elezioni diretta dei nuovi sindaci-podestà dotati di poteri esclusivi e incontrollabili: tutto il ciarpame della bicamerale, in cui D''Alema e Berlusconi si baloccarono fino al momento in cui la finzione fu più che impraticabile per motivi di decenza.

Non è mica stato tempo perduto! La corruzione generalizzata delle vita politica italiana, l''impossibilità pratica di risolvere il conflitto d''interessi, l''inquinamento dell''appropriazione mediatica non solo da parte di Berlusca, ma anche dei partiti nel loro complesso, è il risultato di quella revisione storica generale che fu imposta dai vincitori e accettata senza colpo ferire dai generali e colonnelli della ex sinistra. Che ora, mentre scrivo, sono tornati al potere, ma non riescono a distinguersi dai loro predecessori, per la banale ragione che - per usare una metafora calcistica - sui cosiddetti "fondamentali" sono d''accordo con loro, fanno le stesse cose. Gl''inciuci sono all''ordine del giorno e saranno inevitabili in corso d''opera. Nel primo anno della seconda "alternanza", il centro sinistra è già riuscito a rifinanziare le missioni militari del centro destra cui, del resto, aveva già prestato dalla, si fa per dire, opposizione, il proprio sostegno. Poi ha fatto passare l''indulto, consentendo il salvataggio di tutti, senza eccezione, i politici compromessi con la giustizia. Poi - mentre scrivo la commedia è appena al suo prologo - il conflitto d''interesse sarà annacquato e ben regolato per consentire a Berlusconi di tenersi il suo impero televisivo. L''alternanza è dunque tra cugini di primo grado, che recitano la commedia, ogni giorno, dagli schermi televisivi, l''uno la spalla dell''altro, fingendo di combattersi. Per la verità la commedia ha anche una parte di verità, perché chi vince si prende una parte più grande del potere e delle prebende, ma all''interno dello stesso sistema oligarchico, in cui una parte rimane anche allo sconfitto temporaneo. Insomma una faccenda che si regola in famiglia, sotto l''occhio benevolo dell''Imperatore. Come in America dove, come dice l''insuperato Gore Vidal, esiste un bipartitismo perfetto, che è molto simile a un uccello con due ali, entrambe destre.

Davvero tutta la storia precedente dell''ultimo secolo è stata una Cazzata Potiomkin, visto che siamo finiti così in basso, tanto velocemente che non ce ne siamo accorti? Il problema è, per loro, che un uccello come quello non può volare. Non vola più in America, figuriamoci se può volare in Italia, anche se hanno cercato di trasformarci tutti in fedeli interpreti del bipartitismo americano, e vogliono ora metterci sotto il naso un Partito Democratico, nella speranza che Berlusconi ribattezzi Forza Italia in Partito Repubblicano, così la somiglianza sarebbe davvero perfetta.

Ma se non vola può solo strisciare e la direzione di striscio è una sola: quella di un progressivo incremento di forme autoritarie di governo, realizzate con il controllo mediatico dell''"opinione" e con la trasformazione della democrazia in processo elettorale, in cui il principio liberale "una testa un voto" viene abbandonato per essere sostituito da complesse tecnologie, da collegi elettorali ritagliati opportunamente per garantire vittorie che prescindono dal conto dei voti. Il maggioritario è il sogno di tutte le oligarchie, ed è il loro punto d''approdo provvisorio, prima del passaggio al populismo mediatico autoritario.

E'' il risultato della privatizzazione della politica, che si accompagna, non per caso alla privatizzazione della Natura. Nessuno stupore, dunque, se gli Stati Uniti fungono da punto di riferimento per entrambe le ali della nostrana oligarchia. Sfortunatamente, per loro, e anche per noi, la rinuncia della sinistra a studiare il mondo, e a costruirsi una propria interpretazione di ciò che sta accadendo e sta per accadere, impedisce a tutti di capire che, appunto, quell''uccello non può volare.

Siamo tutti impegnati, come allocchi, nella lotta contro il terrorismo internazionale, è non ci rendiamo conto che la minaccia vera, la più insidiosa, alla nostra democrazia, ai nostri diritti, alla nostra sicurezza, al nostro ambiente, alla nostra cultura, non viene dall''esterno, ma dall''interno, dalle élites del potere, da quei "bolshevichi del capitalismo" che hanno il comando dell''economia, dell''informazione, della politica, in Italia e nel mondo.

Vogliono continuare così, ma non potranno, perché sono prigionieri anche loro di una contraddizione insanabile, quella tra la finitezza inesorabile delle risorse e l''infinitezza dei bisogni fittizi che questo sistema per sopravvivere deve incessantemente creare. Se restiamo prigionieri di questa contraddizione non resterà che la guerra per risolverla. La sinistra "infessita" non ha compreso che c''è una logica in questa follia. L''Impero ha già definito la sua strategia, la "guerra infinita" per tentare il proprio rilancio. Ma in questa strategia non c''è spazio per la democrazia, né per le Nazioni Unite, né per un sistema condiviso di regole internazionali. Seguire gli avventurieri che hanno preso il potere a Washington significa condividerne il disegno suicida, correndo da una guerra all''altra contro i "dittatori sanguinari" che ci verranno messi davanti, ogni volta, perché siano sbranati. Fino a che la limitatezza delle risorse metterà l''occidente di fronte a qualche dittatore sanguinario che sarà troppo forte per essere bombardato con armi convenzionali. E allora saranno guai. E allora scopriremo che la Cazzata Potiomkin era uno scherzo da bambini rispetto alla Cazzata Armageddon, e la rimpiangeremo.

Giulietto Chiesa, settembre 2006

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