Chi erano i dodici docenti che non si piegarono al giuramento fascista

A novant'anni dal pronunciamento voluto da Giovanni Gentile saranno ricordati, nelle Università dove insegnavano, con seminari curati dalle rispettive Anpi provinciali

Il giuramento dei docenti all’inizio dell’anno accademico 1931-32

Il giuramento dei docenti all’inizio dell’anno accademico 1931-32

Redazione 24 settembre 2021Culture
di Marcello Cecconi

Era proprio in questi giorni, esattamente novant’anni fa, che la riforma della scuola iniziata nel 1923 da Giovanni Gentile compì il passo più eclatante verso la fascistizzazione. All’inizio dell’anno accademico 1931-32 ai docenti universitari italiani, più di milleduecento, fu imposto il pronunciamento a favore dell’impegno alla formazione “di cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime Fascista”. Pochi, troppo pochi si opposero e gran parte dell'università rimase silente di fronte a quella violenta imposizione. È giusto, ora, che siano ricordati.

Chi voleva mantenere il posto o chi partecipava ai nuovi concorsi per ottenere l’assegnazione di una cattedra doveva avere in tasca la tessera del partito unico e accettare supinamente la trasformazione del proprio ruolo da educatore a funzionario statale e di partito, con il quotidiano impegno di dimostrare posizioni politiche in linea con quelle del partito fascista. Fu il definitivo colpo alla già difficile libertà di opinione tanto che Benito Mussolini apprezzò molto lo sforzo di Giovanni Gentile ritenendo la riforma della scuola la più “fascista” fra tutte le riforme.

Ci fu chi disse no


Troppo poco si è parlato dei dodici docenti che vollero o potettero resistere, con coraggio ammirevole, a questa violenza psichica, culturale e sociale e, che per questo, meritano di essere ricordati. Nel novantesimo anniversario del “giuramento” ci ha pensato l’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, a farlo con una serie di iniziative. Le loro storie saranno ricordate nelle Università italiane dove ognuno di loro insegnava a partire dal 16 ottobre con Pavia e, a seguire, in tutte le altre Università con un programma che prevede convegni e seminari sulle figure di questi docenti.

Anche la nostra testata vuole contribuire a far sì che questi insegnanti, di tante estrazioni sociali e politiche, non siano dimenticati. Ecco in breve chi erano:

Gaetano De Sanctis. Storico della Roma antica e della grecità fu professore di Storia antica a Roma, nacque nel 1870 all’ombra del potere temporale dei Papi da un padre capitano della gendarmeria pontificia che, proprio nell’anno della nascita del figlio, rifiutò di giurare fedeltà al nuovo Stato unitario perdendo il lavoro. Una scelta che avrà il peso su Gaetano e la sua scelta di non accettare il diktat fascista nel 1931, scelta rafforzata dalla sua fede religiosa e dal suo spirito libero ma anche, come da lui stesso ammetteva, da eventi dolorosi dei suoi più amati scolari come quello del 1930 che vide suicida, per antifascismo nel carcere di Regina Coeli, Umberto Ceva, marito della sua fedelissima scolara Elena Valla. 
Mario Carrara. Ebbe natali in Emilia nel 1866 e si laureò in medicina a Bologna nel 1891. Nel 1893 diventò assistente di Cesare Lombroso a Torino e subito dopo libero docente di Medicina legale dell’Università di Torino e poi di Cagliari. Nel 1899 sposò una figlia di Lombroso, Paola, e tornò a Torino succedendo a Lombroso stesso alla cattedra di Medicina legale e, alla sua morte, assunse la direzione del museo e l’incarico dell’Antropologia criminale. Repubblicano con simpatie socialiste fu avverso al fascismo fin dalle sue origini e, dopo il rifiuto di giurare e la sua destituzione, fu arrestato nel 1935 per aver aderito a “Giustizia e Libertà” di Carlo Rosselli. Morirà due anni dopo, ancora detenuto nel carcere di Torino
Fabio Luzzatto. Nacque a Udine nel 1870, da famiglia friulana di origini ebraiche ricca di esponenti di spicco del Risorgimento italiano e legata alla massoneria. Dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna fu nominato docente di Diritto civile all’università di Macerata. Avversò il fascismo fin dalle origini e l’impegno civile e la passione politica sono state il fulcro di tutta la sua esistenza. Venne rimosso dalla Regia scuola di Agricoltura per il mancato giuramento e, successivamente per ragioni razziali, non avrà più riconosciuta nemmeno la libera docenza.  Alla fine del regime, con limiti di età superati, non sarà rintegrato nell’insegnamento ma godrà del riconoscimento di tutti gli stipendi arretrati.
Ernesto Buonaiuti. Nacque a Roma nel 1881 da modesta famiglia ma si conquistò un’educazione di primordine. Sacerdote dal 1903 diventò ordinario di Storia del Cristianesimo a Roma. Fu impegnato anche dal punto di vista metodologico verso un radicale rinnovamento delle ricerche con non più argomentazioni basate sui precetti della filosofia scolastica ma su analisi pazienti del materiale documentario. Già nel 1926 fu scomunicato per aver difeso una corrente del cattolicesimo che ripensava il messaggio cristiano alla luce della contemporaneità e, in seguito al Concordato, esonerato dalle attività didattiche. Al rifiuto del giuramento fascista fu licenziato e verrà riammesso all’Università soltanto a fine 1945, poco prima della morte.
Giorgio Errera. Nacque nel 1860 a Venezia da famiglia ebraica di origine sefardita e studiò chimica all’Università di Padova e Torino dove acquisì la libera docenza. Ebbe la cattedra per molti anni, prima a Messina poi a Palermo e, nel 1917, fu chiamato a Pavia a Chimica Generale della Facoltà di Scienze e, in coerenza con le proprie idee, fu l’unico docente della sua Facoltà a sottoscrivere l’anti-manifesto di Benedetto Croce in opposizione al Manifesto degli intellettuali fascisti. Così fece anche nel 1931, unico professore dell’Università di Pavia a non accettare le imposizioni fasciste e per questo messo a riposo.
Giorgio Levi Della Vida. Anche lui nacque a Venezia, nel 1886, da famiglia ebraica non osservante, divenne semitista e islamista all’Università di Roma. Spirito laico di idee socialista, avversò il fascismo e subì aggressioni dagli squadristi. Da uomo coerente e coraggioso fu uno dei primi a sottoscrivere il manifesto di Croce contro il fascismo e nel 1931 come docente, non giurando fedeltà al regime fascista, fu rimosso dal suo posto. In seguito fu accettato alla Biblioteca Vaticana come Alcide De Gasperi e lì, in una posizione in un certo senso privilegiata, fu addetto allo studio dei manoscritti arabi dove poteva. almeno in parte, continuare il suo lavoro. Dopo le leggi razziali riuscì ad arrivare negli Stati Uniti insegnando all’Università di Pennsylvania e, dopo la fine della guerra, tornò in Italia per ricongiungersi con la famiglia.
Bartolo Nigrisoli. Nacque in provincia di Ravenna nel 1958 da una famiglia di origini ferraresi che per secoli aveva esercitato la scienza medica. Spirito ribelle e autonomo, dopo la maturità, si iscrisse a Medicina e Chirurgia a Bologna. Esercitò a Ravenna e Bologna dove ebbe, per la prima volta, la cattedra di Clinica chirurgica nel 1922. Di idee repubblicane e progressiste manifestò l’avversione al fascismo e, nel 1931, nonostante le pressioni rifiutò con motivazioni chiare la scelta di non sottoscrivere il giuramento venendo destituito. Tornò a fare il chirurgo ospedaliero e, nel 1938, si dimise da tutte le associazioni mediche avversando pubblicamente i colleghi che stavano preparando la lista per le epurazioni di medici ebrei.
Piero Martinetti. Nacque in provincia di Torino nel 1872 e fu un filosofo, storico della filosofia e accademico ritenuto il fondatore della Scuola di Milano avendo insegnato lì Filosofia teoretica e morale dal 1907 al 1930. Dapprima nella Accademia scientifico-letteraria e (dopo la trasformazione della Accademia in R. Università degli studi, nel 1924) nell’ateneo statale di Milano. Spirito libero e critico fu l’unico filosofo universitario a non giurare nel 1931 e fu osteggiato anche dalla Chiesa cattolica che cercò di non far pubblicare il suo libro “Gesù Cristo e il cristianesimo”. Licenziato per non aver giurato fedeltà al fascismo si ritirò nella sua casa piemontese continuando a rappresentare un punto di riferimento per molti amici e seguaci.
Edoardo Ruffini Avondo. Ebbe i natali a Torino nel 1901 e fu il più giovane fra i 12 accademici. Iniziò il suo insegnamento nel 1926 come incaricato di Storia del Diritto italiano nell’Università di Camerino. Nel 1927 vinse la cattedra e insegnò diritto ecclesiastico, diritto canonico e istituzioni di diritto romano. Fu anche preside di facoltà e, nel 1931 come suo padre Francesco, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al fascismo perdendo la cattedra. Reintegrato nel 1944 è stato autore di importanti studî monografici sulla storia del principio maggioritario nelle assemblee medievali italiane.
Francesco Ruffini. Padre di Edoardo, fu giurista e uomo politico nato in provincia di Torino nel 1863. Nominato senatore del Regno d'Italia, nel 1914, fu anche socio di collegi accademici fra i quali i Lincei e l'Istituto lombardo di scienze e lettere. Fu presidente dell'Accademia delle Scienze di Torino dal 1918 al 1922 e Rettore dell’ateneo torinese dal 1910 al 1913. Di idee laiche e liberali nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce e, con coerenza, nel 1931 si rifiutò di giurare fedeltà al regime fascista richiamandosi alle proprie convinzioni, con la conseguente perdita della cattedra. Può essere considerato il restauratore dello studio del diritto canonico in Italia e il giurista che maggiormente collaborò, insieme con Francesco Scaduto, alla prima elaborazione del diritto ecclesiastico italiano. 
Lionello Venturi. Nacque a Modena nel 1885 e si laureò in Lettere e Filosofia nell'Università "La Sapienza" di Roma. Iniziò la sua carriera di storico dell'arte divenendo Direttore e Sovrintendente della Galleria Nazionale di Urbino. Acquisì la libera docenza in Storia dell'arte medievale e moderna e, nel 1915, venne nominato professore straordinario di Storia dell'arte nell'università di Torino. Dopo il rifiuto del 1931 andò in Francia entrando in contatto con i fratelli Rosselli. Gli viene concessa una pensione dal governo italiano con la speranza che tornasse per incassarla e poterlo arrestare. Si trasferì infine negli Usa alla Johns Hopkins University di Baltimora dove si distinse anche nel fronteggiare l’azione dei fascisti in America. Rioccuperà la sua cattedra italiana alla fine della guerra.
Vito Volterra. Nacque ad Ancona nel 1860 e non fu solo un grande matematico ma anche, per alcuni decenni, la figura più rappresentativa della scienza italiana. Ha fondato sia il Consiglio Nazionale delle Ricerche che la Società italiana di fisica. Famoso per i suoi studi di analisi matematica e astronomia fisica e per le applicazioni della matematica alla biologia. Di idee liberali fu un’interventista della Prima Guerra mondiale e, nel 1931, rifiutò il giuramento motivandolo pubblicamente. Destituito, e in seguito espulso anche dall’ Accademia dei Lincei, con l’intervento di padre Agostino Gemelli venne ammesso all’Accademia Pontificia.