The Social Network all’italiana (e con sorpresa…)

Il racconto di Matteo Achilli e della sua Egomnia, società con 800 mila e migliaia di aziende iscritte e della complessa sua nascita.

The start up opera di Alessandro D'Alatri

The start up opera di Alessandro D'Alatri

globalist 5 aprile 2017


di Marco Spagnoli


@marco_spagnoli


 


Nella sua carriera Alessandro D’Alatri ci ha sempre sorpreso con un cinema originale e diverso. Film sul presente che pur affondando le radici in idee antiche, ma non per questo non sempre attuali e moderne, parlano di un’Italia che, spesso, non abbiamo saputo riconoscere. Almeno fino a quando lui non si è soffermato a mostrarcela nelle sue luci ed ombre.


Terzo di una trilogia ideale legata ai giovani e alle loro ambizioni dopo La febbre e Sul Mare, The Start Up è il racconto dell’unico sogno (e dei tanti errori) di Matteo Achilli e della sua Egomnia, società con oltre 800.000 utenti e diverse migliaia di aziende iscritte e della complessa sua nascita.


Un film volutamente commerciale prodotto da Luca Barbareschi, in cui D’Alatri trova vecchi e nuovi compagni d’avventura come le straordinarie musiche di Pivio & Aldo De Scalzi e l’affascinante fotografia (come sempre perfetta) di quel grande talento di Ferran Paredes Rubio che dopo Indivisibili e l’Ora Legale dimostra ancora una volta intelligenza e versatilità artistiche molto rilevanti.


The Start Up, però, è un film che va molto oltre la patina visiva e la sua confezione perfetta per parlare al pubblico di oggi: il film dice molte cose sul nostro paese, sul suo conservatorismo endemico, sul suo rifiuto fisiologico della novità, al punto da volere inglobare o inghiottire ogni possibilità di cambiamento, “normalizzandola” in una logica dove il merito è sempre meno importante di tutta la paccottiglia fatta da raccomandazioni e conoscenze.


The Start Up, invece, parla di altro: di giovani non in fuga che restano e ‘ci provano’.


Matteo Achilli ci sta riuscendo, ma il film che ci racconta la sua vita è tutt’altro che una versione tridimensionale di un santino. I dialoghi con il padre interpretato da un sempre perfetto Massimiliano Gallo sono quelli di una famiglia normale alle prese con i problemi legati alla crisi e – comunque – alla vita.


Lo stesso protagonista viene (proprio come in The Social Network) presentato con le sue qualità, ma anche con tanti difetti dovuti all’età, all’inesperienza, all’incertezza.


A differenza di tanti film sui giovani realizzati in Italia, The Start Up non è un film sugli sconfitti o su quelli che si arrendono o sul disagio, bensì un racconto su qualcuno che, al netto di tutto quello che sta succedendo, ci prova.


Un film ‘americano’ per estetica e per contenuti, ma profondamente italiano nel suo rifiuto del piagnisteo e dell’abbraccio letale della disperazione in un’epoca di cambiamento e di incertezza.


Non una storia ottimista, ma un film sulla realtà animato da uno spirito questo sì positivo e diverso, dalle scelte di qualcuno che si trova ad avere una grande idea e che rischia di “disintegrarla” per mancanza di esperienza.


Grazie al suo talento visivo, D’Alatri esplora da punti diversi le vicende di Achilli: un soffuso tono di elegante sensualità grazie alla presenza di Paola Calliari e Matilde Gioli, mescolato alle immagini della Milano di oggi e della Roma di sempre, danno un sapore molto italiano e molto attuale alle vicende di un ragazzo alle prese con l’attuazione di una (grande) idea.


Un film che sembra essere il prequel di una grande storia ancora da scrivere nella realtà e che, invece, è soprattutto un racconto verticale della scelta di un ventenne rispetto ad un presente ed un futuro incerti dove solo capire chi si è davvero può rivelarsi utile per fronteggiare quello che abbiamo davanti a noi.


In questo senso, non consolatorio, volutamente non risolto, il film di D’Alatri ci parla con la sua onestà tutt’altro che celebrativa di un ragazzo che fa delle scelte a dispetto di incertezze e di ambiguità, ma solo il futuro ci potrà raccontare quale è stato il loro senso e la loro efficacia.


Il momento più significativo è, però, quello di Achilli alle prese con un Ministro che lo vuole includere (insieme al suo database) nel suo ‘nuovo partito’. La scelta che farà il protagonista è quella che, davvero, potrebbe segnare uno scarto importante tra il presente e il futuro qualora fosse seguito da altri.


Un momento emozionante in cui D’Alatri dimostra, ancora una volta, la sua voglia di cambiamento e di trasformazione del paese che coincide con quella del suo protagonista.