Un Museo della Bibbia a Washington alimenta le polemiche negli Usa sulla laicità

Voluto da una ricchissima famiglia cristiana militante. L'iniziativa contestata da chi sostiene la divisione tra Stati e religione

Il Museo della Bibbia a Washington

Il Museo della Bibbia a Washington

globalist 19 novembre 2017

Il fine è quello di ''stimolare la curiosità delle persone, non evangelizzare'', ma certo l'inaugurazione nel cuore di Washington di un Museo della Bibbia ha aperto, per l'ennesima volta, il confronto in America tra i fondamentalisti religiosi e chi crede nella divisione tra Stato e religione.

Ma ''non è un luogo religioso'', come ha sottolineato Steve Green (che fa parte di una ricchissima famiglia cristiana militante), l'ideatore del Museo, sorto a due passi dal Mall e dal Campidoglio, nella capitale federale degli Stati Uniti.
Sarà anche così, ma una iniziativa del genere, a due passi dai luoghi del più alto potere politico, non poteva che essere fonte di polemiche perché in molti considerano il Museo della Bibbia semplicemente come un ''tempio del fondamentalismo protestante''.


Peraltro in un particolare momento storico in cui le due anime del Paese bianco, quella laica e quella fortemente religiosa, sembrano cercare ogni occasione, ogni pretesto per venire, in senso figurato, alle mani. Una situazione che, in un certo senso, ha contribuito a creare Donald Trump nel momento in cui si è rivolto all'elettorato protestante ergendosi a difensore dell'integralismo.
La famiglia Green, proprietaria di una catena di negozi di amanti degli hobby, è famosa negli Stati Uniti per avere ottenuto dalla Corte Suprema l'opportunità per un datore di lavoro, in base alle sue convinzioni religiose, di non pagare ai suoi dipendenti l'assicurazione per l'assistenza medica, inclusa la contraccezione. E quando nel 2010 la famiglia Green ha annunciato la sua volontà di esporre una parte della sua vasta collezione di oggetti biblici, il suo scopo era chiaro: "Per ispirare fiducia nella autorità e assoluta affidabilità della Bibbia''.
Ma, alla sfiducia iniziale sull'iniziativa, si sono aggiunte polemiche sull'origine e l'autenticità delle opere esposte. In luglio, infatti, Steve Green è stato multato per 3 milioni di dollari per tasse dovute e costretto a restituire migliaia di oggetti acquisiti, a partire dal 2010, in Irak.