Un addio commosso al grande Michel Legrand

Il ricordo di Giuseppe Costigliola del grande pianista parigino scomparso il 27 gennaio 2019

Michel Legrand

Michel Legrand

Giuseppe Costigliola 27 gennaio 2019

Ieri mattina mentre facevo colazione ho messo su un disco di Michel Legrand. Spinto chissà da cosa, poiché era tanto tempo che non mi veniva di ascoltare il grande artista parigino. Ho scelto la colonna sonora di un film che ho molto amato, “La piscina”, di Jacques Deray, con gli splendidi Alain Delon e Romy Schneider, e sulle sue note oniriche ho sorbito placidamente il mio caffè. La giornata, poi, è trascorsa come tante altre insulse, fin quando, smanettando con lo smartphone, non sono incappato nella notizia: Legrand era venuto a mancare. Non ce l’ha fatta, per un mese, a tagliare il traguardo degli 87 anni.


Dopo qualche attimo di incredula incertezza, come accade in momenti simili, la mente è subito andata al mattino, alla singolare coincidenza del disco che avevo ascoltato, dopo anni, proprio il giorno della sua morte. Cose che accadono, certo, che fanno parte nella normalità del vivere, e che però qualche strana sensazione dentro te la lasciano.


Michel Legrand è stato un ottimo pianista e uno straordinario musicista che ha attraversato tutta la seconda parte del Novecento musicale, un artista che, al di là dei gusti personali e delle tendenze, ha inciso profondamente sul suo tempo. Lui stesso raccontava che da bambino il pianoforte era stato il suo unico compagno, quando si ritrovava solo in casa, con la madre al lavoro. Cominciò quindi come autodidatta, poi si iscrisse al conservatorio di Parigi dove studiò direzione d’orchestra e composizione, affinando e sviluppando l'innato talento. Una volta diplomato, si fece subito notare come cantante e autore di canzoni, e alla guida di complessi jazz e di musica leggera cominciò a girare l’Europa. In tal modo ha affinato le qualità di arrangiatore e orchestratore, fondendo sempre più gli stilemi del jazz e dello swing americano con la cantabilità e il melos europei, dando luogo ad una sintesi originale.


Nel mondo discografico esordì col botto nel 1954, con un album (“I love Paris”) che raccoglieva dei classici francesi adattati in inglese: il disco vendette 8 milioni di copie. Ma il grande capitolo della vita di Legrand cominciò con il mondo della celluloide e del teatro. E’ stato autore di oltre duecento colonne sonore per il cinema e per la televisione, di musical e di canzoni di straordinario successo. Le sue partiture ebbero un peso decisivo nell’affermazione della Nouvelle vague: tra gli altri, musicò film di Jean-Luc Godard, Jacques Demy (ben cinque film), Edouard Molinaro, Agnes Varda, oltre a quelli di autori già affermati del calibro di Marcel Carné. Cominciò poi l’avventura hollywoodiana, e da quel momento il suo successo è stato planetario. L’elenco dei registi per i cui film ha scritto le musiche è davvero considerevole, per estensione e qualità; solo per citarne alcuni: Orson Welles (“F come falso”), Sydney Pollack (“Ardenne ’44, un inferno”), Robert Altman (“Pret-a-porter"), Louis Malle (“Atlantic City, USA”), Norman Jewison (“Il caso Thomas Crown”) Clint Eastwood (“Breezy”), John Sturges (“Base artica Zebra”), il sodalizio più che ventennale con Claude Lelouch. Oltre a numerose nomination (la mancata assegnazione per “Les parapluies de Cherbourg” grida ancora vendetta), ha conseguito l’oscar 3 volte: come migliore colonna sonora con “Quell’estate del ’42” e “Yentl”, come miglior canzone con “The windmills of your mind” nel film “Il caso Thomas Crown”.


Lunghissimo anche l’elenco dei musicisti con cui ha collaborato, mostri sacri del calibro di Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Donald Bird, Ray Charles, interpreti come Frank Sinatra, Sarah Vaughan, Lena Horne, Sting.


Adesso, per ripercorrere la sua vita straordinaria, non ci resta che leggere la sua autobiografia, J’ai le regret de vous dire oui, che narra le vicende di un ragazzo uscito dalla guerra, diventato uomo prima del tempo, con i sogni di libertà incarnati da quella musica vitale, palpitante e ritmata che giungeva d’oltreoceano, e che pareva la negazione assoluta della barbarie da cui la sua generazione era appena uscita. Sulle onde spumeggianti di quella musica Legrand ha costruito la sua vita, donandoci emozioni ed entusiasmi che ci porteremo sempre dentro. Requiescat in pace, Michel Legrand.