Vauro scrive a Brasile: "Tu sei lo spauracchio dei veri mostri, quelli in giacca e cravatta"

Dopo lo scontro, il fumettista ha scritto una lettera a Massimiliano Minnocci detto Brasile e lo ha invitato a cena: "niente telecamere, solo io e te"

Vauro e Brasile

Vauro e Brasile

globalist 8 novembre 2019
Il loro scontro è stato al centro di una polemica politica che ancora non si è placata, e adesso si arriva al secondo atto: dopo che Brasile, il fascista al secolo Massimiliano Minnocci, su instagram ha fatto delle storie in cui sosteneva che Vauro lo avesse provocato per farsi picchiare e poi denunciarlo, il fumettista ha risposto con una lettera aperta: 
"Lettera aperta a Brasile.
Non ti chiamo Brasile ma Massimiliano che è il tuo nome. Ti scrivo perché ci siamo trovati muso a muso con rabbia e con furore. Svastiche, effigi di Mussolini… tutto quello che ti sei tatuato sul corpo rappresenta per me (e non solo per me) orrore, schifo, disprezzo. Con tanta rabbia, certo, ma ti ho guardato negli occhi e oltre l’odio ho visto solitudine, rancore, disperazione e fragilità, sì proprio fragilità. Ho pensato a chi non sfoggia orridi tatuaggi ma si presenta in giacca e cravatta. Ho pensato a quanto sia comodo per loro che ci siano persone come te, per nasconderci dietro il loro cinismo, per scaricarle quando è opportuno e gridare al “pazzo fanatico” e coprire così le loro responsabilità. Sei un “nemico” ma un nemico facile “grosso, brutto e cattivo”. Sei lo spauracchio dei mostri veri, quelli che ti usano. Allora ti dico vediamoci. Potrai spaccarmi la faccia, la tua stazza te lo permette. O potremo parlare cenando assieme, così poi puzzeremo di vino tutti e due. Questa lettera è pubblica come lo è stato il nostro scontro. Ma il nostro incontro, se vorrai, sarà privato, senza telecamere né conduttori, io e te. Non è una sfida, è un invito.
Vauro"