Sinistra compassionevole con gli spacciatori immigrati? Il divinatorio Rampini ci vede male

A sentire le affermazioni del giornalista viene in mente Tiresia, il profeta di sventura. Solo che quelli moderni non sono in grado di vedere la realtà

Federico Rampini

Federico Rampini

Antonio Rinaldis 20 novembre 2019

Tiresia è un personaggio che ha affascinato intellettuali e artisti, e che continua a suscitare interesse anche nella nostra epoca, che soltanto in apparenza ha smesso di nutrirsi di miti. Nelle tragedie greche il suo ruolo era molto scomodo, persino imbarazzante: reso cieco dagli Dei, possedeva però la capacità di prevedere il futuro, che era quasi sempre catastrofico e nefasto. Chi sono oggi i profeti di sventure che però non sono in grado di vedere la realtà?
Un Tiresia contemporaneo è sicuramente il giornalista Federico Rampini che in un intervento divinatorio, nel corso di un talk, ha profetizzato la fine della Sinistra, del Pd a causa dell’atteggiamento compassionevole che avrebbero nei confronti degli spacciatori, soprattutto se sono immigrati. Secondo Rampini quindi la Sinistra (chi? I giudici, gli amministratori locali, Bonaccini, il Partito Democratico) giustificherebbe i reati compiuti da persone straniere, mentre sarebbe inflessibile con i cittadini italiani. L’argomento di Rampini non è affatto nuovo: l’accusa di buonismo e di essere politically correct viene ripetuto dalle migliori menti della Destra socialfascista, e appare pienamente legittimata dal consenso elettorale che riscuote. Ciò che però sorprende è il fatto che il rimprovero provenga da un giornalista che si definisce erede della gloriosa tradizione del Pci e di Berlinguer. Ma Federico Rampini non si è fermato a generiche affermazioni di principio ed ha persino osato un parallelo piuttosto coraggioso fra l’ordine pubblico della stazione di Bologna e del Bronx, città che conosce benissimo, con una chiara predilezione per il quartiere di New York, che ritiene molto più sicuro.
Ora è chiaro che sarebbe facile confutare queste affermazioni con una serie di dati reali, ma temo che sarebbe perfettamente inutile, perché come Tiresia abbiamo perso di vista i fatti, non vediamo più le cose, ma viviamo di percezioni, di sensazioni, che diventano convinzioni inossidabili. In questo modo si creano i pregiudizi, le opinioni che non hanno più bisogno di essere confermate. La Sinistra è buonista e compassionevole e come tale inadeguata nei confronti del bisogno di sicurezza e di ordine che proviene da una società civile sempre più impaurita e disorientata, mentre la Destra rassicura, protegge e tutela i cittadini, mettendoli al riparo dalle insidie di un mondo senza confini e di masse umane alla deriva, prive di regole e di leggi.
Ma cosa vuol dire essere buonisti e politicamente corretti? E poi siamo così sicuri che la “Sinistra” sia così buonista come sostengono Rampini e la Destra? Alla parola buonismo vengono normalmente associati i sinonimi di tolleranza, benevolenza, rispetto per le opinioni altrui, educazione, ascolto; in un’epoca meno indemoniata si sarebbero chiamate virtù e oggi nel mondo alla rovescia vengono considerati dei vizi, una mancanza, debolezze, cedimenti, comportamenti immorali, da sanzionare. Dunque se essere buonisti è un difetto dovremmo diventare cattivisti, ovvero intolleranti, maleducati, indisponibili al dialogo e all’ascolto, senza pietà, sprezzanti nei confronti degli avversari, considerati alla stregua di nemici, secondo lo schema primitivo di Karl Schmdt che concepisce la politica come dicotomia amico/nemico? É una lezione amara, ma non è purtroppo nuova, dal momento che persino Socrate il quale sosteneva che è meglio subire un’ingiustizia piuttosto che compierla, è stato condannato a morte al termine di un processo farsa.
É così vero, poi, che la Sinistra è buonista, intendendo con questo termine, lassismo, debolezza, cedimenti morali e religiosi? Sarebbe sufficiente prendere in esame la gestione dei flussi migratori da parte del Ministro degli Interni Minniti all’epoca del governo Gentiloni per smentire un luogo comune che viene accettato in maniera acritica. É nota l’idiosincrasia di Minniti, esponente importante del Pd, nei confronti delle Ong che si impegnavano nella raccolta e nel salvataggio dei migranti ed è ancora più scandaloso l’accordo firmato nel 2017 con le sedicenti autorità libiche, chiamato Memorandum, che si sono rese protagoniste di palesi violazioni dei diritti umani, senza contare il silenzio complice sui centri di accoglienza costruiti nel paese africano, che sono dei veri e propri Lager, come ampiamente documentato.
Dunque la Sinistra ha tentato di inseguire la Destra sul terreno sdrucciolevole nell’ordine pubblico e della lotta all’immigrazione, ma la Destra riesce molto meglio nell’impresa, forse perché nelle visioni del mondo che sostiene, l’egoismo, il disprezzo per i più deboli, l’intolleranza nei confronti del diverso sono ritenuti comportamenti corretti. La strada del cattivismo è quindi una via che non conduce da nessuna parte, e se intrapresa accresce il senso di omologazione, quel sentore di pensiero unico che soffoca e uccide la speranza nell’alternativa.
A chi rivolgersi allora?
Forse proprio dal filosofo atenese, da Socrate, può arrivare un aiuto e una chiave di lettura e di orientamento per la Grande Politica, che non segue le suggestioni di una massa impaurita. L’alternativa non è fra essere buonisti o cattivisti, ma fra essere giusti e ingiusti. É la Giustizia che deve guidare l’azione del politico, per renderla virtuosa e degna di essere ricordata. Giustizia è dare a ciascuno il suo, secondo i propri meriti, e secondo le sue possibilità: sono le parole di Karl Marx, che Rampini dovrebbe conoscere. Nella società giusta meriti, bisogni e solidarietà si intrecciano armonicamente; forse è soltanto un’utopia, ma se impariamo a leggere il presente forse potremo costruire un futuro promettente e non apocalittico.