L'amarezza di Gino Strada: "Non siamo ancora in grado di concepire un mondo senza guerra"

Ospite di Diego Bianchi a Propaganda Live, il fondatore di Emergency: "La guerra piace solo a chi non la conosce"

Gino Strada

Gino Strada

globalist 11 gennaio 2020
"Quando ero giovane, quando avevo 20 anni, ero davvero convinto che quando sarei stato vecchio il mondo sarebbe stato migliore. Oggi che sono vecchio mi rendo conto che non siamo ancora in grado di concepire un mondo senza guerra". 
Gino Strada a Propaganda Live si dice esterreffatto e sconvolto da quello che sta succedendo in questo inizio di nuovo decennio. E non nasconde una certa delusione, nonostante si dica ancora diposto a illudersi per un futuro migliore. "Anche se", dice, "non credo che la natura mi concederà di vederlo". 
"Abbiamo fatto progressi incredibili in tanti campi, siamo capaci di produrre cose straordinarie, ma non siamo ancora capaci di fare una riflesione che è in parte morale, in parte etica e in parte logica: ammazzarci tra noi è un atto di omicidio-suicidio che non ci porta da nessuna parte, lo stiamo vedendo da decenni". E tra questi 'incapaci', il fondatore di Emergency mette soprattutto Donald Trump, lo stesso presidente che - ricorda Strada - è addirittura sospettato di non essere del tutto stabile mentalmente. "A noi cittadini chi ci garantisce, a un certo punto, di non essere governati da uno squilibrato?". 
"La guerra piace solo a chi non la conosce" afferma Strada: "In Italia qualcuno se lo ricorda ancora com'era l'Europa nel dopoguerra. Un continente pieno di persone alla deriva, che si muovevano tra le macerie, senza sapere dove andare, cosa fare. Nessun governo, di nessun colore, dovrebbe essere autorizzato a prendere la decisione di andare in guerra. Si chiede l'opinione dei cittadini per la legge sulla caccia ma non per la caccia all'uomo. Se i cittadini venissero consultati sulla guerra sarebbero tutti contrari. Non ho mai visto una persona che abbia conosciuto la guerra, che l'abbia sperimentata su di sé, sulla sua famiglia, sui suoi amici, sulle sue cose, che la guerra l'apprezzi. Il problema è che la guerra è ancora la prima risposta nel bagaglio dei potenti, dei politici, dei governanti, di chi ha la borsa del denaro in mano. E questo è drammatico, perché abbiamo già visto nella storia come una guerra iniziata come locale, regionale e poi diventata una guerra globale. Abbiamo visto nella storia come una guerra iniziata con armi convenzionali può finire con la bomba atomica. Ancora sono sorpreso che ci sia questa accettazione della guerra come inevitabile"