Ulay e Marina Abramovic: un amore che si era fatto arte

Oggi è morto Ulay, il performer storico compagno di Marina Abramovic con cui realizzò alcune delle più famose e importanti performance d'arte della storia

Ulay e Marina Abramovic

Ulay e Marina Abramovic

globalist 2 marzo 2020
La morte di Ulay, il grandissimo artista performer spirato oggi a 76 anni, ha scioccato il mondo dell'arte, che pure era ben preparato a questa triste notizia, dato che Ulay era da tempo malato. Ma ancor di più fa notizia perché Ulay è stato anche lo storico compagno di Marina Abramovic, e insieme i due hanno realizzato alcune delle più famose performance del mondo dell'arte. 



Una storia d'amore che era essa stessa una forma d'arte: è stata storica la loro separazione, avvenuta sulla Muraglia Cinese, dopo un percorso che i due hanno compiuto separati in varie parti del mondo. L'appuntamento doveva concludersi con il matrimonio tra i due, che invece hanno deciso di separarsi. Così come storico è stato un loro incontro, al MoMa di New York, dove la Abramovic era impegnata in una performance chiamata 'The artist in present', che consisteva nel sedersi davanti all'artista e guardarla negli occhi, senza parlare. Fu proprio Ulay a sedersi, dopo anni di separazione, scatendando una reazione che commosse il mondo: 


La coppia sconvolse il mondo con le loro performance, tra cui i famosi Relation Work, che turbarono anche l'Italia nel 1976. Marina Abramovic ha commentato la notizia in questo modo: "È con grande tristezza che apprendo oggi della scomparsa del mio amico e precedente partner Ulay. Era un magnifico artista e essere umano e mancherà moltissimo. Oggi è di grande conforto sapere che la sua arte e la sua eredità vivranno per sempre". 
Ulay ha avuto una vita intensa: rimane orfano durante la Seconda Guerra Mondiale e lascia la Germania, suo paese natale, negli anni '60. È a Venezia che incontra la Abramovic, dopo aver avuto un precedente matrimonio e un figlio da un'altra donna. Memorabile è la performance 'Impoderabilia', attuata alla Biennale di Venezia: i corpi nudi dei due artisti erano posti sull'uscio di una porta molto stretta, unico passaggio per gli spettatori che erano così costretti a toccare quei corpi, scegliendo a chi dare le spalle e chi guardare negli occhi. Una performance che si interruppe per l'arrivo della polizia. 

Negli ultimi anni della sua vita, oltre al Project Cancer (un documentario sulla sua vita e sulla sua malattia), si è interessato molto al tema dell’ambiente, ad esempio nell’Earth Water Catalogue, progetto del 2012.