Zeev Sternhell, profeta disarmato, indagatore dell’ideologia fascista e alfiere della sinistra in Israele

Il ricordo di un intellettuale militante, sionista e socialista, appassionato assertore del diritto di Israele ad esistere e del pari diritto dei palestinesi ad autodeterminarsi in uno stato degno di questo nome.

Zeev Sternhell

Zeev Sternhell

Giorgio Gomel 21 giugno 2020

Isaac Deutscher definì Trotsky, negli anni della sconfitta infertagli dallo stalinismo e  dell’esilio dall’Unione Sovietica, un “profeta disarmato”. 


Zeev Sternhell è stato un profeta disarmato, intellettuale militante, sionista e socialista,  appassionato assertore del diritto di Israele ad esistere e del pari diritto dei palestinesi ad autodeterminarsi in uno stato degno di questo nome. Una biografia complessa e difficile, quella di Sternhell, come di tanti ebrei est-europei vissuti nel pieno dei drammi del Novecento.  Nato in Polonia, scampato alla macchina dello sterminio nazista , sotto alla quale perirono la madre e la sorella, fuggito adolescente da uno dei ghetti polacchi,  rifugiatosi in Francia nel 1946 come altri giovani ebrei dell’ Est europeo – ne ricordo due  dei più celebri, Elie Wiesel e Roman Polanski  - immigrò a 15 anni nello stato d’Israele appena indipendente.  Visse i suoi primi anni in un Kibbutz, imbevuto degli ideali del sionismo socialisteggiante. Ha combattuto nelle guerre del Sinai (1956), dei Sei giorni (1967), del Kippur (1973) e del Libano (1982). Ha studiato e insegnato a Parigi, alla Sorbona,  e a  Gerusalemme, all’Università Ebraica. Sternhell  è stato uomo complesso,   poliedrico nei suoi interessi di storico, amaramente profetico nel denunciare e combattere la degenerazione dei fondamenti ideologici  del sionismo e dell’agire  dei governi di Israele.


Dal lato dello storico di professione Sternhell  pubblicò in Francia libri fortemente innovatori nella storiografia del fascismo europeo :  “La Destra rivoluzionaria: le origini francesi del fascismo”;  “ Né destra né sinistra: l’ideologia fascista in Francia” ; “La nascita dell’ideologia fascista”. Sternhell rappresenta il fascismo come fenomeno che affonda le sue radici in parti della cultura politica francese fra la fine dell’800 e la prima guerra mondiale e fornisce una risposta non convenzionale e dal forte, malefico fascino  ai  problemi politico-sociali che affliggono l’Europa sullo scorcio del secolo.  L’ideologia fascista scaturisce dalla confluenza fra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario negli anni immediatamente  precedenti lo scoppio del conflitto, due movimenti  animati da una stessa avversione alla borghesia, all’individualismo liberale,  alle norme e prassi della democrazia.


Sul sionismo e la nascita di Israele ha scritto un saggio illuminante in cui  discute i miti fondativi dello stato stesso – il connubio fra nazionalismo e socialismo.  E’ stato un intellettuale impegnato, dalle colonne del quotidiano  Haaretz sin dagli anni ’70  ai tanti manifesti, interventi pubblici in difesa della pace, di una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese  e del futuro della democrazia in Israele, minacciata dalla guerra , dall’occupazione e dal dominio esercitato su un altro popolo. Nel 2008 fu oggetto  di un attentato da parte di estremisti di destra nella sua casa di Gerusalemme. In quell’ anno aveva detto in una intervista su Haaretz : “Non sono venuto in Israele per vivere in uno stato binazionale. Se avessi voluto vivere come minoranza avrei scelto un posto dove sia più piacevole e sicuro vivere con uno status di minoranza. Ma non sono certamente venuto in Israele per essere un sovrano coloniale. Per me il nazionalismo che non ha un’impronta universalistica, che non rispetta i diritti nazionali di altri popoli ,è un nazionalismo pericoloso e perverso….” 


Nel 2016 fu tra i 500 firmatari  di un appello “Save Israel, stop the occupation” che nel ricorrere dei 50 anni  dalla guerra del 1967 e dell’avvio del regime di occupazione sulla Cisgiordania e la striscia di Gaza sottolineava il pericolo che il persistere dell’occupazione conduca di fatto ad uno stato binazionale in cui i palestinesi restano privati di ogni diritto.  I suoi  promotori affermavano : “ Noi crediamo che mezzo secolo di occupazione sia ormai troppo e che da tempo sia ora di porvi fine… Far durare ancora questa situazione condanna i due popoli che condividono la terra a un inutile spargimento di sangue … La creazione di uno stato di Palestina accanto allo stato di Israele … impedirà i tentativi di fondere le due entità in una terra di Israele dove vige l’apartheid, come propugnato dalla destra israeliana dominata dai coloni”.  Nei mesi scorsi lo storico  promosse con altri israeliani un appello, pubblicato sul quotidiano britannico The Independent, in opposizione al piano Trump “Peace to prosperity” che giudicava un affronto al diritto internazionale e la legittimazione delle posizioni oltranziste della destra israeliana.  In un’intervista recente Sternhell  affermava : “Gli insediamenti realizzati dopo la guerra del ’67 oltre la Linea verde rappresentano la più grande catastrofe nella storia del sionismo e questo perché hanno creato una situazione coloniale, proprio quello che il sionismo voleva evitare.  Da questo punto di vista … la guerra del’67 è in rottura con quella del ’48. Quest’ultima fondò lo stato, quella del ’67 si trasformò, soprattutto per la destra ma non solo per essa , da azione di autodifesa ad un segno divino di una missione superiore da compiere : quello di edificare la “Grande Israele” biblica…. Resto convinto che il sionismo ha il diritto di esistere solo se riconosce i diritti dei palestinesi. E il primo diritto è quello ad uno stato  indipendente, a fianco e non contro lo stato d’Israele. L’alternativa è un regime di apartheid che se fosse portato a termine, con il silenzio complice della comunità internazionale,  sancirebbe non solo la fine del sionismo ma la morte della democrazia in Israele.”