Ostacolare l'evasione indebolisce i consumi. Le nuove teorie della destra

I 120 miliardi tra tasse e imposte non pagate non allarmano Lega e Fratelli d'Italia né preoccupa il rapporto deficit-pil, qualcuno (figli? nipoti?) un giorno pagherà. Il Daspo per reprimere i fenomeni fraudolenti tra i commercialisti

Parola d'ordine, «tracciabilità»: dal contante alla moneta elettronica

Parola d'ordine, «tracciabilità»: dal contante alla moneta elettronica

Tommaso Verga 3 ottobre 2019Hinterland
di Tommaso Verga
«Le mani nelle tasche degli italiani»; «La nuova inquisizione» (ma c'è chi preferisce «Il grande fratello»); «I vecchietti con il bancomat? siamo ammattiti???». Evasione fiscale: ci risiamo. Ogni volta che si affronta (voce del verbo parlare) s'alzano le barricate erette da quelli che annusano «mo' che il tempo s'avvicina». In gran parte coincidenti con se stessi quando deprecano «i 120 miliardi evasi in Italia».
Però si farebbe un torto se si trascurasse la causa, la spiegazione della mefitica formula «clausole di salvaguardia». Ovvero, misure fiscali necessarie a garantire le entrate dello Stato, obbligatorie per rispettare i parametri in tema di deficit dell'Unione europea, e il rispetto dei saldi di finanza pubblica.
L'esordio delle «clausole» risale al 2011, allorché il governo Berlusconi IV si impegnò a reperire 20 miliardi di euro entro il 30 settembre 2012. Obbligo di tagli alla spesa pubblica, aumento delle aliquote Iva e delle accise, taglio lineare alle agevolazioni fiscali. Da allora, tutti i governi sono ricorsi al rinvio del pagamento dei «buffi» all'anno successivo.
Sino al bipartito Lega-5stelle del 2018, che – per rimediare (sempre a «buffo») le risorse per «reddito di cittadinanza» e «quota 100»: sbagliando clamorosamente le addizioni) – ha trasferito le «clausole di salvaguardia» su un biennio: all'impegno di 23,1 miliardi per il 2021 ha aggiunto 28,7 miliardi per il seguente. «Colonizzazione» che ha impedito al governo attuale la replica del «modello precedente». Di qui la decisione di onorare l'impegno e scongiurare l'aumento dell'Iva.
Questa mattina, ad Agorà su Raitre, atmosfera da mojito in infradito, Matteo Salvini ha detto che il suo governo avrebbe risolto il problema salendo al 2,6-2,7 per cento di deficit rispetto al pil. In assoluto, un «buco» di una cinquantina di miliardi (mmm... si direbbe da manina corta). E' l'altra faccia della medaglia. Figli, nipoti, «a chi tocca 'n se ingrugna».
Ma come ridurre l'evasione fiscale? Prima perla del leghista: «Penalizzare chi usa denaro contante è controproducente, significa deprimere i consumi». Poi la teoria, organica: «L'unico modo per abbattere l'evasione fiscale, la storia economica del mondo lo insegna, è abbassare le tasse». Quindi introdurre la flat-tax. Fa niente se nessuna «storia economica» (e nessuna esperienza) sostenga la tesi.
Giorgia Meloni sempre più concorrenza con i suoi partner di schieramento, sceglie la via del «riservatemi un trafiletto»: «Il gioco delle tre carte che stanno facendo sul tema del contante funziona così: l’Iva aumenta per tutti, ma per non dirvi che vi aumentiamo l’Iva vi diciamo che, su alcuni dei prodotti sui quali l’Iva aumenta, se pagate con il bancomat, vi scontiamo l’aumento che vi stiamo facendo. A casa mia significa che aumenta l’Iva per tutti». Pausa (per il mal di testa causato dalla necessità di cercar di capire cosa volesse dire; il vecchietto sta chiedendo lumi al proprio bancomat).
Si comprende invece perfettamente il giudizio della leader di Fratelli d'Italia sul «Daspo» per i commercialisti infedeli – almeno per ora inesistente, alla pari dell'aumento dell'Iva –: «Vogliono il Daspo per i commercialisti che fanno attestazioni infedeli ma non ascoltano la stragrande maggioranza dei commercialisti onesti quando dicono che gli Isa (indicatori sintetici di affidabilità) sono una follia vessatoria». Ergo: vanno ascoltati i critici degli Isa; per gli altri giustificati i provvedimenti restrittivi.
Sulla «questione-Daspo» sta lavorando l’Inps. Si tratta di arginare fenomeni fraudolenti già accertati come quello di società «apri e chiudi» che creano crediti inesistenti e poi li riutilizzano o li cedono ad altri. Sul progetto i professionisti sono d'accordo, puntualizzando però il rischio di penalizzare i contribuenti in regola.
Comunque, dopo un tira e molla lungo e accidentato, concluso dal «i 23 miliardi ci sono, li abbiamo trovati», il premier Giuseppe Conte, s'è posto la questione delle altre voci della Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza). Per niente facile reperire risorse, men che meno dall'evasione fiscale (sennò che evasione sarebbe?). Quale che sia la somma, si dovrà comunque tener conto degli effetti negativi del trumpismo e della brexit. 
Qui si capisce il senso delle parole del ministro Roberto Gualtieri: «Salvini ha provocato la crisi di governo perché sapeva di non riuscire a mettere insieme promesse elettorali e soldi per mantenerle», ciao bella.