Fatturazione elettronica: per come è fatta adesso rischia di favorire l'evasione

L’intento era quello di modernizzare il paese e contemporaneamente mettere in atto una efficacie lotta all’evasione. E invece...

Fatturazione elettronica

Fatturazione elettronica

Enrico Peruzzo 10 aprile 2019

di Enrico Peruzzo*
Sono trascorsi tre mesi da quanto è iniziata questa epocale svolta nell’emissione delle fatture.


L’intento era quello di modernizzare il paese e contemporaneamente mettere in atto una efficacie lotta all’evasione.


Ad oggi questo grande progetto innovativo rivela fortissime ed evidenti criticità per tutte le parti che ne sono interessate.


Moltissime fatture non sono ancora transitare per lo Sdi (sistema di interscambio) e, pertanto, il sistema non è ancora stato testato sulla massima utilizzazione. Questo aspetto preoccupa notevolmente i contribuenti ed i professionisti che si stanno cimentando quotidianamente con i disservizi creati dall’Agenzia delle Entrate il cui portale dedicato è sovente in “manutenzione” e, pertanto, non accessibile.


I titolari di aziende (soprattutto le ditte individuali) debbono sudare le così dette sette Camicie per avere la  certezza di aver emesso una regolare fattura elettronica.


Non parliamo poi dei Professionisti che sono obbligati a continue verifiche per capire se le fatture passive dei loro clienti sono tutte disponibili sullo Sdi o se ce ne sono “in giro” di altre che ancora non sono transitare sulla piattaforma elettronica. O se ce ne sono altre emesse da contribuenti forfettari (che non hanno l’obbligo dell’emissione della fattura elettronica).


E’ facilissimo comprendere il caos che regna e che anziché portare ad un miglioramento qualitativo della vita fiscale dei contribuenti e dei Professionisti, li sta facendo letteralmente impazzire con buona pace per le certezze che prima c’erano in materia di gestione delle fatture.


Questa situazione assai critica anche per ragioni tecniche (molte aree del paese hanno ancora gravi disagi per i collegamenti internet) sta producendo una reazione molto evidente da parte di alcuni contribuenti che, potendo, o hanno cessato la partita Iva (si stima siano oltre 2.000.000 le partite Iva cessate nel 2019) o hanno “compresso” i loro ricavi sino alla soglia prevista per i forfettari (che sono esonerati dalla fatturazione elettronica).


Tutto ciò non solo non incrementa una efficacie lotta all’evasione ma, paradossalmente, potrebbe favorirla. E questo è un dato molto preoccupante di cui l’Amministrazione non parla.


Come tutto tace anche sul fronte dell’analisi costi-benefici del progetto fatturazione elettronica.


Non si conoscono i costi che lo Stato ha sostenuto, e sta sostenendo, per la parte tecnica e per gli esperti nominati ad ok; non si conoscono i concreti benefici tanto auspicati in termini di maggior gettito di Iva.


Si tenta di dare alla fatturazione elettronica la speranza di risultati positivi in termini di lotta all’evasione che, secondo le prime stime, sono i medesimi, se non addirittura inferiori, a quelli realizzati negli scorsi anni.


Lo sforzo di pura propaganda che l’Amministrazione sta facendo per sostenere caparbiamente questo progetto, solo perché nel bilancio dello Stato per il 2019 è già stato iscritto come attivo il maggior gettito in termini di Iva pari a 2.4 miliardi di euro, nasconde sicuramente quelle verità che sarebbe opportuno approfondire soprattutto dal punto di vista finanziario.


Ma nessuno ne parla!


I primi tre mesi sono molto negativi tantè che anche le organizzazioni sindacali come Cna hanno chiesto una moratoria del regime sanzionatorio per tutto il 2019.


I Tributaristi ritengono che il progetto vada fermato prima possibile o almeno reso facoltativo per tutto il 2019 per essere completamente rivisitato ed analizzato congiuntamente ai Professionisti che possono dare un grande contributo di fattibilità. Si deve riunire periodicamente la Commissione per la Reingegnerizzazione dei flussi telematici dell’Agenzia delle Entrate (prevista dalla Legge di bilancio 2017 e mai istituita) che deve analizzare tutte le criticità per realizzare compiutamente il progetto che solo dopo potrà essere di utilità per la pubblica Amministrazione, per i contribuenti e per i Professionisti.


Progetti di cambiamento epocali nelle abitudini dei contribuenti non si possono improvvisare pena il rischio del loro fallimento.
*
Presidente Nazionale


A.T.I. Associazione Tributaristi Italiani