Perché la sinistra nel nord-est ha lasciato la massa operaia in balia della Lega?

Vi viene in mente un nome di un politico di sinistra degli ultimi trent'anni proveniente dal Veneto?

Operai

Operai

Fabio Zanuso 4 giugno 2019

La prima volta che vidi una spilletta con l'effige del Leone di San Marco correva l'anno 1985.
Mi fu regalata su di un pullman di linea da un signore anziano che le distribuiva ai passeggeri.
Se non si parte da qui, non si capirà mai nulla sulla Lega.
Tralasciamo per questa volta gli "ideali" che la reggono, arcinoti e piuttosto banali (stop all'immigrazione, poche tasse, federalismo, tanto lavoro ma di quello che non impegni troppo le sinapsi, odio atavico verso la sinistra).
Tralasciamo perché la Lega non ha mai cambiato i propri cardini di pensiero, e non è che abbia sfondato al Sud perché non parla più di secessione, anzi, fra i primi pensieri del mezzo vice premier v'è sempre il confine sul Po, con buona pace dei "terroni" che sto giro si sono martellzzati le palle sull'incudine e ancora non se ne sono accorti.
Quel giorno un signore mi regalò la spilletta, e io la portai pure, ignorandone per parecchio il significato.
Dopo qualche tempo cominciai a vedere queste strane bandiere verdi, e altre con un leone che di norma vedevo spesso a Venezia, anche presso le sagre paesane.
Li conobbi così, tanti anni fa.
Son passati più di trent'anni, e i leghisti hanno sfornato una nuova generazione, giovani spesso laureati che hanno seguito le impronte politiche dei padri, che quando avevano 16 anni stavano alla sagra a sparecchiare o in una baita a disossare un maiale o un vitello, per poi andare dai nonni per partecipare alla distillazione della grappa, e adesso amministrano la quasi totalità dei piccoli comuni del Veneto.



Ah, per inciso, in Veneto si vive davvero bene, molto meglio di trent'anni fa.



Il trucco è facile: produci cose, lavora sempre, non sperperare tempo ad andare a vedere roba troppo intellettuale (tipo una libreria), e il giochino è risolto e vinto.



Chi non vive nel profondo nord est non può capire come possa essere amato il lavoro, a qualsiasi livello, perché il lavoro porta denaro, e con il denaro faccio star bene la mia famiglia, e anche se con quel che mi rimane stacco baciate con Zonin, poco male, lavoro ancora e ancora e ancora.
Personalmente, non ho ricordi di aver conosciuto un leghista disoccupato, Zingaretti o chi per esso dovrebbe farsi tatuare questo dato sulla fronte alla Leonardo da Vinci, cosi al mattino, allo specchio, lo legge corretto.
Il centrosinistra poteva fare, e non ha fatto un cazzo, è venuta qui a far comunella con i Benetton, con i Calearo (ricordo ancora Veltroni che lo ipotizza ministro dell'industria) Calearo ancor oggi ha il record di assenteismo alla Camera dei Deputati, e a sentir lui a ragion veduta, dato che un giorno di lavoro nella sua azienda dava molti più dobloni di un giorno passato in aula), a candidare la Moretti!!!!!, e ha lasciato tutta la massa operaia, la più significativa dello stivale assieme a quella Lombarda, in balia della Lega.
E la sinistra.



Qui vien da piangere.



Vi viene in mente un nome di un politico di sinistra degli ultimi trent'anni proveniente dal Veneto?



Se si esclude Cacciari, che non è propriamente un compagno, resta solo Casarini, che dopo aver vissuto tutta la vita fra centri sociali del nord est e comparsate in tv (scelta fra l'altro rispettabilissima) arma un natante e si fa beccare in mezzo al mediterraneo ad insultare i migranti che gli coprono la ripresa televisiva.
Avevano Venezia, si erano liberati dello sceriffo di Treviso, Zanonato a Padova, avevano Bertinotti che governava con Prodi e qui c'era solo l'imbarazzo della scelta sul dove sfondare, il terreno era pronto, invece sono in fase di estinzione dopo aver perso tutto il perdibile.
E allora due sono le cose:
 o non ve frega niente, tanto noi qui continueremo a lavorare e a tirare il carretto, e voi il plotoncino di consiglieri e deputati lo tirerete sempre a casa.



O non ci arrivate perché avete così tanto Attak sotto al culo da vivere in simbiosi con la poltrona, quindi, semplicemente, ignorate la realtà.
Anni fa, la Lacoste delocalizzò la produzione delle celeberrime polo nel far east.



Il risultato fu che le medesime stingevano al primo lavaggio e il colore perso tingeva il resto del bucato.
Lacoste all'epoca si trincerò dietro ad un canonico "errore di lavorazione", ma il bagno di sangue era già irreversibile.



Persero metà della clientela a livello mondiale, e impiegarono dieci anni per riconquistarne neanche la metà.
Per un colore non fissato.
Parimenti, qui in Veneto potrete ripassare fra un secolo, decennio più, decennio meno.
Forse è meglio più.