Più contanti, più evasione fiscale: l'inchiesta su Laura Comi fa emergere retroscena indicativi

Ascotato dai magistrati l'ex addetto stampa dell'europarlamentare uscente ha detto di aver visto la donna pagare in contanti mentre tutti dicevano che il tetto di 200 mila euro fosse insufficiente

Lara Comi

Lara Comi

globalist 11 giugno 2019

Al di là da quelle che saranno le conclusioni dell’inchiesta (vale la presunzione di innocenza) c’è però un dato politico che emerge.



Nell’ambito delle indagini sul malaffare politico in Lombardia è emersa una testimonianza interessante: In "alcune riunioni dell'intero staff" si è "parlato del fatto che il budget di 200mila euro, normativamente imposto per la campagna elettorale per le elezioni europee, era troppo limitato per le esigenze della sua campagna elettorale. Peraltro, alcune spese (...) venivano in parte pagate in contanti. In alcuni casi ho visto la Comi pagare in contanti, ma non so se poi le relative somme sono state contabilizzate".
Lo ha messo a verbale l'ex addetto stampa, indagato, dell'eurodeputata uscente Lara Comi, indagata.
Questo per dire semplicemente - al di là dell’indagine - che tutte le politiche favoriscono il contante a discapito dei pagamenti tracciabili sono un gigantesco favore all’evasione fiscale. Ed è una balla colossale dire che se si abbassano le aliquote la gente pagherà le tasse. Perché quelli che non le pagano no le pagano e basta, purché riescano a nascondere e a eludere.
I grandi paladini della legalità M5s lo sanno o fanno finta di non saperlo?