Il presidente di Confindustria: "Questa politica rischia di fare più danni del Covid"

Carlo Bonomi: "Serve una strategia, una visione, un'idea di quale Paese vogliamo costruire. Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale".

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi

globalist 31 maggio 2020

Parole dure da parte del leader confindustriale che sembra rievocare tempi passati di contrapposizioni frontali.


"Questa politica rischia di fare più danni del Covid. Non voglio passare come una Cassandra ma la narrazione secondo cui una volta passata la pandemia tutto tornerà come prima è una falsità bella e buona. La realtà è un'altra".


Ad affermarlo, in un'intervista a 'La Repubblica', è Carlo Bonomi, il neo presidente di Confindustria.


Questo, sottolinea, "è un Paese che si è abituato ad essere anestetizzato. Io non sto cercando le polemica, non sono contro a priori. Sto cercando di mettere tutti davanti alla realtà: gli imprenditori sono fortemente preoccupati. In autunno molte imprese non riapriranno, altre dovranno ridimensionarsi. Non sappiamo cosa succederà domani, che ne sarà delle commesse, degli ordini, dei fornitori". Il governo, rileva il leader degli industriali, "ha bloccato i licenziamenti fino ad agosto. Ma il lavoro, i posti di lavoro, non si gestiscono e non si creano per decreto. Serve una strategia, una visione, un'idea di quale Paese vogliamo costruire. Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale".


Il presidente di Confindustria sottolinea: "lo ha detto molto bene il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Bisogna puntare sulla crescita: sono venticinque anni che il nostro Paese perde produttività, allontanandosi sempre più dai concorrenti. E la crescita dipende anche da dove si allocano le risorse: da decenni si aumenta la spesa corrente (il dividendo elettorale) a scapito degli investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nell'innovazione e nella ricerca, nelle politiche per la sostenibilità ambientale e sociale, nelle politiche attive per il lavoro anziché annegarle nel reddito di cittadinanza o nei navigator. A proposito qualcuno sa dove sono andati a finire? Non si fa così, è uno spreco di risorse inaccettabile".