Sequestri, riscatti, terrorismo e ipocrisia

Una campagna mediatica contro l'Italia per aver liberato gli ostaggi. Ma chi l'alimenta è pulito e in buona fede? [Gianni Cipriani]

Greta e Vanessa

Greta e Vanessa

globalist 9 ottobre 2015
L'Italia paga per il riscatto dei sequestrati e così finanzia il terrorismo.
E' l'ultimo tormentone alimentato (dall'estero) da qualche manganellatore che si annida in qualche tenaglia militare o di qualche intelligence ufficialmente amica e in realtà, come spesso accade, amica del giaguaro e alimentata (dall'interno) soprattutto da una classe politica ormai da tempo priva di credibilità, capace solo di urlare senza avere cognizione di causa, accompagnata da qualche giornalista al guinzaglio che abbaia là dove vuole il padrone.
Così in Italia s'è scatenata la bagarre dopo le rivelazioni sul riscatto pagato per Greta e Vanessa, mentre il Guardian e al Jazeera si sono ricordati che è stata pagata la liberazione anche per altri in passato, ossia Domenico Quirico e Bruno Pellizzari. Scoperte dell'acqua calda, potremmo dire, perché tutte sono già state ampiamente raccontate dagli stessi giornali italiani e perfino Quirico, persona onesta e intelligente, non ha mai nascosto la sua consapevolezza di essere stato rilasciato in cambio di soldi.
Quindi chi ha occhi un po' smaliziati non può non vedere che tutti questi pseudo-scandali non sono altro che polveroni sollevati ad arte e resi ancora più fastidiosi da stuole di utili idioti e demagoghi che starnazzano.
Per quanto riguarda l'Italia, tra pagine eccellenti e altre meno commendevoli, la linea che è stata ininterrottamente seguita da tutti i governi è stata quella di fare di tutto per riportare i nostri connazionali vivi a casa. E per fortuna quasi sempre queste persone sono state salvate. Ci sarebbe non dico da esserne orgogliosi, ma quantomeno lieti di aver evitato molti lutti.
Ma a seconda del governo in carica, a seconda del rapito - se uomo, donna, simpatico, antipatico, militare o pacifista - puntuale la polemica, il politico indignato e il solito ritornello: così finanziamo il terrorismo.
Dibattito deprimente, squallido, meschino. E irrispettoso nei confronti di coloro che rischiano la loro vita pur di salvarne un'altra, come forse è bene dire a dieci anni dalla morte di Nicola Calipari, che non era andato a Bagdhad per farsi un viaggetto a spese della collettività ma per compiere una missione come dirigente dello Stato.
Personalmente sono felice che persone come Quirico, Giuliana Sgrena e tutti gli altri siano qui tra noi. E mi dispiace che ci siano persone non tornate vive come Giovanni Lo Porto, Enzo Baldoni e Fabrizio Quattrocchi il quale, immagino, avesse idee opposte alle mie.
E non penso che oggi il terrorismo sia più forte perché Vanessa e Greta sono vive; le due Simona sono vive, Mastrogiacomo e Clementina Cantoni siano vivi.
Io, al contrario, penso che il terrorismo sia forte e vivo innanzitutto per gli enormi errori, per non dire di peggio, fatti dalla comunità internazionale (primi tra tutti Bush e Blair) come quello di scatenare una guerra basata sulle menzogne in Iraq e non paghi insistere alimentando la guerra civile in Siria e in Libia, armando le milizie che poi sono diventate parte integrante dello Stato Islamico e di altre formazioni jihadiste; il terrorismo è forte e vivo perché il business delle armi non è mai stato interrotto anche quando è risultato evidente che alcuni stati passavano le loro forniture a questo e a quel gruppo, sperando così di aumentare la loro influenza.
O qualcuno vuol far credere sul serio che oggi lo Stato Islamico e al Nusra e altri gruppi, che controllano territori vastissimi compresi commerci, contrabbando e risorse naturali, siano più forti perché Vanessa e Greta sono libere?
In questo festival della disinformazione (magari chi alimenta queste campagne spera di distogliere l'attenzione dagli altri sporchi business) e dell'ipocrisia mi permetto di esprimere un'opinione che dissente da quelli che a me paiono luoghi comuni e demagogia d'accatto.
Ci sono sei italiani in questo momento sequestrati. La mia speranza è che tornino liberi e che chi sta cercando di riportarli a casa sia messo nelle migliori condizioni di operare e al riparo dai manganellatori italici e stranieri. Il disatro libico, come quello siriano, non lo hanno creato i sequestrati. Semmai ne sono vittime.
Salvarli non significa alimentare un terrorismo già ricco di suo e florido per altre cause.
Forse qualcuno per qualche meschino calcolo di convenienza politica spera in cuor suo di vedere qualche nostro connazionale ucciso o torturato. Io no.
E aggiungo: vogliamo davvero sconfiggere il terrorismo? Guardiamo quello che si è fatto negli ultimi 15 anni e analizziamolo bene. Poi facciamo l'esatto contrario.