I nemici del terrorismo mettano da parte l'ipocrisia e difendano i curdo-siriani da Erdogan

Hanno combattuto e sconfitto l'Isis a Kobane e a Raqqa. Sono morti a migliaia per respingere i tagliagola del Califfato: E ora che 'non servono più' non possiamo assistere inermi al loro massacro

Combattenti curdo-siriani di Ypg e Ypj

Combattenti curdo-siriani di Ypg e Ypj

Gianni Cipriani 7 ottobre 2019

Per mesi il mondo civile e democratico li ha sostenuti mentre a Kobane respingevano l’assalto dei tagliagola dello Stato Islamico mentre a poche centinaia di metri, ossia in Turchia (Kobane è proprio sul confine) i generali di Erdogan se ne stavano a mani conserte godendosi lo spettacolo e Putin (allora avversario e ora di nuovo alleato/complice del Sultano) li accusava di fare affari con i jihadisti tramite il contrabbando di petrolio e altro ancora.
Ma loro, nonostante tutto, casa per casa, area per area sono riusciti a respingere lo Stato Islamico, forti anche dell’aiuto di tanti combattenti di tante nazioni (italiani compresi) accorsi di in difesa di quel popolo.
Poi le Unità di protezione popolare (Ypg) e i battaglioni femminili (Ypj) hanno pian piano cominciare a liberare quasi tutti i territori del nord della Turchia avanzando fino a Raqqa, ossia la capitale siriana del Califfato e liberandola dall’Isis dopo lunghi e sanguinosi combattimenti.
E ancora, mentre in pompa magna la Casa Bianca, il governo dell’Iraq e altri, annunciavano felici e contenti la fine del Califfato e la vittoria sull’Isis, i combattenti curdo-siriani continuavano a lottare (e a morire) per liberare anche le ultime roccaforti dell’Isis lungo il confine sito-iracheno, fino alla capitolazione di Baghouz, ultima sacca di resistenza solo il marzo scorso.
Nel frattempo, con la complicità dei russi, alle milizie filo-turche pagate da Erdogan era stato consentito di invadere il cantone di Afrin (nel nord della Siria) e di dare vita a una vera e propria sostituzione etnica con la fuga dei curdi e l’insediamento nell’area di profughi arabi (o di altre etnie ma non curdi) fuggiti da altre zone della Siria.
Se oggi l’Occidente è più sicuro o comunque meno insicuro, lo si deve anche a questi combattenti.
Eppure chi per mesi e anni in nome della ‘lotta al terrorismo’ ha spacciato xenofobia e razzismo, chi ha invocato la chiusura delle frontiere, i blocchi navali e leggi ancora più autoritarie, ha sempre taciuto e tace verso coloro che per la democrazia e per la libertà (anche nostra) sono morti.
Perché i curdo-siriani fanno paura. Le donne hanno combattuto non solo ‘contro’ l’Isis ma soprattutto ‘per’ una società più giusta e libera. Un luogo di eguaglianza che rompesse con le tradizioni patriarcali e restituisse la libertà e l’autodeterminazione alle donne.
Un mondo, per quanto utopico, senza barriere e confini nel quale il rispetto della tradizione e della propria cultura fosse un ponte verso le altre culture e le altre persone.



Ypg e Ypj sono stati utilizzati ma, in fondo, mal sopportati, perché lottavano per un modello di società progressista che fa paura.
Però sono morti. Menti tanti parlavano al vento, loro i jihadisti e i terroristi li hanno combattuti giorno per giorno sul campo.
Andrebbero difesi. Non solo per riconoscenza e per valorizzare un esperimento di società diversa, isola circondata da tirannie. Ma anche, egoisticamente, per noi stessi. Per come, con i fatti e non con le chiacchiere, hanno dimostrato che il terrorismo può e deve essere sconfitto.
Non resteremo interni ad aspettare questa ulteriore barbarie nel nome della real-politik che appoggia tirannie e chiude gli occhi sullo steriminio del popolo e degli ultimi che ha mietuto milioni di vittime nel corso degli anni, forse più dello stesso terrorismo.
Tra libertà e tirannia, tra pace e terrorismo noi sappiamo da che parte stare. Speriamo che lo siano anche tutti coloro che ci leggono.