Il dolore e la rabbia della madre di Hevrin Khalaf: sassi contro l'esercito turco

La donna si è unita ai curdi per protestare contro le truppe di occupazione di Ankara che pattugliano il nord-est della Siria

La madre di Hevrin Khalaf

La madre di Hevrin Khalaf

globalist 8 novembre 2019

Ricordate le sue parole piene di dolore e rabbia di pochi giorni fa? Ora la madre di Hevrin Khalaf, l’attivista curdo-siriana uccisa dai tagliola jihadisti al soldo di Erdoga?
Ieri, vestita di nero, si è unita alle proteste popolari due curdi del Rojava finiti sotto l’occupazione turca e ha lanciato pietre e scarpe (in quel mondo lanciare scarpe è una forma con la quale si esprime disgusto) contro i blindati dell’esercito di Ankara che stanno pattugliando le aree curde occupato per essere sicuri che non ci siano quelli che loro definiscono ‘terroristi’ e che invece sono i combattenti curdi che hanno sconfitto l’Isis e stavano costruendo una società progressista che tutelasse i diritti civili.
Lei aveva raccontato: “Mia figlia aveva due lauree, una anche in letteratura inglese. L’hanno assassinata perché era generosa, corretta, non accettava bustarelle e combatteva le ingiustizie. Diceva che la corruzione del regime andava combattuta in ogni modo. Non è accettabile aver pagato un tributo tanto alto di sangue per poi tornare come prima», aggiunge. Alla domanda sull’identità di chi l’ha uccisa, la risposta giunge veloce: «Certamente il regime di Erdogan, con le sue squadracce di uomini pronti a tutto. Ma le responsabilità maggiori sono degli americani, che prima aiutano e poi tradiscono. Mia figlia non voleva il male di nessuno, sin da giovanissima era una bambina generosa che voleva dare prima di prendere. Ma che umanità siamo diventati noi, che stiamo zitti di fronte al barbaro assassinio di una giovane che voleva solo il bene del mondo? Lo scriva questo. Per favore ricordate, denunciate, non dimenticate».