Parte l’operazione “Soleimani Martire” e ora il Medio Oriente è una polveriera

Nella notte raid di Teheran sulle basi militari Usa in Iraq. Gli iraniani parlano di 80 morti ma la notizia non è confermata. In salvo i soldati italiani in missione a Erbil

Missili iraniani

Missili iraniani

Umberto De Giovannangeli 8 gennaio 2020

L’operazione “Soleimani Martire” è iniziata. Nella notte, quando l'Iran ha sferrato un attacco missilistico in Iraq contro due basi che ospitano le truppe americane e quelle della coalizione, tra cui militari italiani. Una pioggia di cruise e di missili balistici a corto raggio partita dal territorio iraniano e che si è abbattuta contro la base di al- Asad e contro quella di Erbil, come prima rappresaglia per l'uccisione del generale Qassem Soleimani da parte degli Usa.  L'attacco dell'Iran è avvenuto nello stesso orario della morte del capo della Forza Quds, reparto di élite dei Guardiani della rivoluzione.


La tv di Stato iraniana ha parlato anche di una seconda ondata di attacchi e ha riferito che le vittime sarebbero ottanta.


Anche i Pasdaran hanno parlato di “80 militari americani” uccisi e di danni a droni ed elicotteri degli Stati Uniti.


Non ci sono conferme, anzi fonti Usa fanno sapere che non c’è alcuna vittima americana. Così come non risultano militari francesi colpiti, a quanto rende noto Parigi. E lo stesso ha fatto da Londra il premier britannico Boris Johnson, con una nota nella quale viene escluso che militari di sua Maestà siano stati coinvolti, o feriti, negli attacchi.  Anche Baghdad comunica che nessun militare iracheno è rimasto colpito nell’attacco. In precedenza erano stati i canadesi ed i norvegesi ad annunciare di non aver registrato vittime. Sono stati lanciati 22 missili, 17 dei quali hanno colpito la base di Al Asad, mentre due non sono esplosi. Altri cinque missili hanno colpito la base nella città settentrionale di Erbil.


Secondo la tv di Stato iraniana, ci sarebbe stata anche una seconda ondata di attacchi.   Un primo bilancio delle vittime parla di 80 morti.    Il personale del contingente militare italiano ad Erbil si è radunato in un'area di sicurezza - secondo quanto appreso dall'Ansa e confermato da fonti della Difesa a Globalist -  - e gli uomini si sarebbero rifugiati in appositi bunker. Risultano tutti illesi. 
Trump rivendica l'assassinio di Soleimani
Donald Trump parla alla nazione, in seguito ai due attacchi iraniani alle basi Usa in Iraq. Innanzitutto, il presidente specifica che "nessun americano è rimasto ferito, solo piccoli danni ma i nostri soldati sono rimasti incolumi". "Finché sarò presidente" ha poi aggiunto Trump, "l'Iran non avrà mai l'arma nucleare". 
Trump ha poi annunciato che gli Usa imporranno delle nuove sanzioni all'Iran e ha aggiunto che il generale iraniano Qassem Soleimani era il "maggiore terrorista mondiale", con "le mani sporche del sangue dei soldati americani e iracheni". 
"Tutte le opzioni restano sul tavolo per contrastare la minaccia dell'Iran", ha detto Trump. "Teheran", ha aggiunto, "deve abbandonare le sue ambizioni nucleari e finire di sostenere il terrorismo". Dopo l'attacco alle basi Usa, "sembra che l'Iran stia allentando la tensione, che è una buona cosa per tutte le parti in causa" ha aggiunto Trump, chiedendo che "la Nato sia più coinvolta in Medioriente".
"Gli Usa sono pronti ad abbracciare la pace" con l'Iran,  ha detto Trump rivolgendosi "al popolo e ai leader iraniani" a conclusione del suo intervento dalla Casa Bianca.
Italiani nei bunker


Il personale del contingente militare italiano ad Erbil si è radunato in un’area di sicurezza e gli uomini si sono rifugiati in appositi bunker. Risultano tutti illesi. “La loro sicurezza è la priorità assoluta”, ha dichiarato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sottolineando che “in questo momento è indispensabile agire con moderazione e prudenza“. Parole simili a quelle pronunciate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “In queste ore di tensione esprimo la mia sentita vicinanza a tutti i nostri soldati che svolgono con dedizione e professionalità la loro missione in Iraq e non solo. Faremo di tutto per tutelarli e per trovare soluzioni che impediscano una pericolosa spirale di conflittualità”.” E' accaduto quello che temevamo. L'Iran ha risposto al raid Usa lanciando decine di missili contro le basi militari di Ayn al-Asad e di Erbil in Iraq. Entrambe ospitano personale della coalizione internazionale anti-Isis, di cui fa parte anche l'Italia". Lo ha dichiarato in un post su Facebook il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. "Seguiamo con particolare preoccupazione - aggiunge - gli ultimi sviluppi e condanniamo l'attacco da parte di Teheran. Si tratta di un atto grave che accresce la tensione in un contesto già critico e molto delicato”.


Notte di fuoco


Il Pentagono, in una nota, ha affermato che dopo aver messo al corrente dei fatti il presidente americano Donald Trump sta ancora valutando le conseguenze dell'offensiva "Va tutto bene, stiamo valutando vittime e danni ". Lo ha dichiarato il presidente americano, in un tweet commentando il lancio di missili contro le basi Usa a Erbil, in Iraq. "Tutto bene! Missili lanciati dall'Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga l'esercito più' potente e ben equipaggiato al mondo! Farò una dichiarazione domani mattina", ha twittato.      Intanto a Washington si è riunito il consiglio per la sicurezza nazionale alla presenza del segretario di Stato Mike Pompeo e del numero uno del Pentagono Mark Esper.  


Teheran, messaggi contrastanti


 “Noi non vogliamo l’escalation verso la guerra, ma ci difenderemo contro l’aggressione”, ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che ha definito l‘attacco missilistico contro le basi Usa in Iraq una “misura proporzionata di auto difesa”. “La Repubblica islamica ha preso di mira una base degli Stati Uniti da cui avevano colpito il comandante Soleimani e che avevano usato in passato per attacchi contro le forze della Resistenza. Perciò è stato un obiettivo legittimo secondo il diritto internazionale”, ha aggiunto Zarif parlando ai media. “Se l’Iran dovesse essere attaccato sul suo territorio – avvertono le Guardie Rivoluzionarie – Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite in un terzo round di attacchi da parte dell’Iran”. “La risposta iraniana a qualsiasi cattiveria commessa dagli Stati Uniti sarà ancora più forte e più violenta”, ha ribadito il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il generale Mohammad Hossein Baqeri.


L'attacco missilistico contro le truppe e la coalizione statunitensi in Iraq ha avuto successo, proclama la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei in un discorso trasmesso in diretta tv in Iran.   La Guida suprema parlava dalla città santa di Qom dopo l'attacco militare iraniano a basi che ospitano truppe Usa in Iraq.     "Oggi la nazione dell'Iran è  ben equipaggiata", ha aggiunto Khamenei, "ma noi non ci affidiamo solo ai mezzi militari". 'La presenza degli americani nella regione  deve finire'' - ha proseguito - ''Gli americani diffondono distruzione e  corruzione nella regione e per questo motivo la loro presenza deve  finire'', ha aggiunto Khamenei.  Il generale Soleimani ha combattuto eroicamente contro l’Isis, al Nusra, al-Qaeda e altri. Se non fosse stato per la sua guerra al terrorismo, le capitali europee sarebbero ora in grande pericolo”, scrive su Twitter il presidente iraniano Hassan Rouhani. “È stato chiaramente dimostrato che non ci stiamo ritirando di fronte all’America”, ha ribadito il presidente iraniano al  Consiglio dei ministri dopo l’attacco missilistico contro due basi irachene che ospitano truppe  Usa. Se gli americani sono saggi, non intraprenderanno alcuna altra azione in questo frangente”.


Se lette con attenzione, e fuori dalle finalità  propagandistiche a uso interno ,–le esternazioni, sia dei vertici iraniani che di Trump  sembrerebbero, , inclinare alla de-escalation, e gli americani potrebbero accettare in questo senso una risposta necessaria ma complessivamente simbolica da parte di Teheran – ma la tensione si è spinta lo stesso a livelli altissimi. Nelle prossime ore vedremo se questa azione sarà davvero l’inizio di una rappresaglia ancor più dura o, al contrario, il segnale che gli Iraniani possono essere disposti a trattare evitando la spirale di azione/reazione. Nel primo caso, l’Iran potrebbe incorrere in una risposta americana ancor più sproporzionata dopo che Washington con l’uccisione di Soleimani ha chiarito alla controparte che le regole del gioco sono cambiate e che la partita si è spostata dal piano asimmetrico, che finora aveva sempre favorito Teheran, a quella convenzionale classico. Un terreno sul quale i Pasdaran hanno solo da perdere.


Intanto L’'autorità statunitense sull'aviazione (Federal Aviation Administration, Faa) ha messo al bando i voli civili sull'Iraq, l'Iran, il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman dopo l'attacco di Teheran contro basi militari irachene che ospitano truppe americane. "Faa - si precisa in una nota – continuerà  a monitorare da vicino gli eventi in Medio Oriente".


L’amico “Bibi”


Noi teniamo duro di fronte a chi vorrebbe annientarci. Chiunque cercherà di colpirci riceverà a sua volta un colpo estremamente potente", ha affermato Benjamin Netanyahu commentando le minacce giunte dopo l'uccisione di Soleimani. "Questi era responsabile della morte di numerosissimi innocenti" e ha contribuito, secondo il premier israeliano a destabilizzare diversi Paesi. "Israele si schiera completamente dalla parte degli Stati Uniti", ha ribadito. Con Teheran, si schiera il presidente siriano Bashar al-Assad, che deve ai Pasdaran iraniani, e alle milizie Hezbollah libanesi, la sua sopravvivenza, non solo politica. Il raìs di Damasco ha espresso “piena solidarietà” al "popolo fraterno dell'Iran per quello che sta affrontando". Una fonte del ministero degli Esteri di Damasco, citata dall'agenzia ufficiale siriana Sanaa, sottolinea il "diritto dell'Iran all'autodifesa davanti alle minacce e agli attacchi degli Stati Uniti. Che dovrebbero imparare a rinunciare all'approccio di soggiogare gli altri e imporre l'egemonia e la loro volontà".


Baghdad irritata


Il presidente iracheno, Barham Saleh, ha condannato l'attacco missilistico iraniano contro due basi Usa in Iraq e ha messo in guardia dai "pericolosi sviluppi" nella regione. "Denunciamo il bombardamento missilistico iraniano che ha colpito installazioni militari sul territorio iracheno e rinnoviamo il nostro rifiuto della reiterata violazione della sovranità dello Stato e della trasformazione dell'Iraq in un campo di battaglia per le parti in guerra", si legge in una nota. Anche il capo del Parlamento iracheno ha condannato "una violazione della sovranità irachena da parte dell'Iran". 


L'ufficio del premier iracheno Mahdi riferisce di essere stato informato da Teheran dell'imminente raid iraniano sulle basi Usa in Iraq. Il governo ha quindi "immediatamente avvertito il comando militare iracheno". "Un messaggio verbale ufficiale dall'Iran ha indicato che la risposta all'uccisione di Soleimani iniziava o stava per iniziare sulle zone a presenza Usa" Una fonte diplomatica araba ha detto alla Cnn che, dopo essere stata allertata da Teheran, Bagdad ha a sua volta informato gli Usa su raid e obiettivi. Se davvero non ci sono state vittime americane forse la diplomazia potrebbe provare a ricucire lo strappo. Una guerra regionale, oggi, non la vuole nemmeno Israele. Tanto meno il Libano. Lo stesso per l'Iraq, già messo in ginocchio dalle proteste governative e desideroso di un periodo di stabilità per sfruttare il suo potenziale petrolifero e rilanciare l'economia. Ma resta l’incognita Trump. E non è poco.


L’Ue ci prova


Nel collegio dei commissari stamani a Bruxelles si è discusso della “situazione del Jcpoa (l’accordo con l’Iran sull’uso dell’energia nucleare, ndr), che è più importante che mai, perché è il solo luogo in cui possiamo sederci con russi e cinesi per parlare su base multilaterale, nonché uno degli strumenti più importanti per la non proliferazione e per la sicurezza regionale”. Ad affermarlo è  l’Alto Rappresentante Ue per gli Affari Esteri Josep Borrell, al termine della riunione. Peccato che da quel trattato Donald Trump si sia ritirato unilateralmente, considerando un cedimento allo “Stato canaglia” iraniano.