Giorgia Meloni con la scimitarra verbale: "La conversione è uno dei metodi del terrorismo islamico"

La capa di Fratelli d'Italia, capofila dell'islamofobia nostrana, sintetizza in maniera brutale un argomento molto complesso. Dimenticando che i terroristi il più delle volte uccidono

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

globalist 10 maggio 2020

Lei che è islamofoba ha trovato adesso farina per il sacco della propaganda.

E ha utilizzato subito la vicenda della conversione di Silvia Romano per diffondere tante inesattezze.
"Sul tema della conversione, non posso non ragionare che sia un modus operandi di buona parte del terrorismo islamico".
Lo ha detto Giorgia Meloni ospite di Che tempo che fa, su Rai 2, ma poi convenendo con Fabio Fazio sulla necessità di dare tempo alla ragazza di riflettere, dopo la lunga prigionia.
Ora il terrorismo islamico - badate bene, terrorismo - secondo la nostra avrebbe come strumento la conversione.
Premesso che tante religioni, compresa quella cristiana, cercano di convertire atei o persone di altre fedi alla propria (a volte con l’insegnamento, a volte con l'esempio e altre volte con metodi brutali) c’è da dire che generalmente i terroristi uccidono. Come hanno insegnato gli ultimi venti anni.
Poi è altrettanto vero che esistono casi di conversione più o meno forzata o che avviene in una condizione di inferiorità psicologica come quella di tanti lavoratori che emigrano in alcuni paesi musulmani e finiscono per convertirsi all’Islam.
Ma il tema delle conversioni è vagamente più complicato. Non certo sintetizzabile in una battuta della nostra islamofoba.
L’unica cosa vera è che più islamofobia c’è in Occidente, più armi si danno ai fondamentalisti islamici.
Che non a caso (chi ha studiato i testi dell’Isis lo sa bene, ma tanti parlano non solo senza averli studiati ma perfino ignorando che esistano) che il vero nemico del terrorismo islamico era Papa Francesco perché con le sue parole di pace e di fratellanza prosciugava i pozzi dell’odio.


I seguaci di al-Baghdadi nelle loro riviste Daqib e Rumiya (che poi significa Roma o meglio di Roma, nel senso di relativo a Roma) ne hanno scritto spesso.
Non è difficile da capire.