Silvia Romano: pagato un riscatto e lei racconta: "Mi sono convertita all'islam"

La ragazza è stata liberata a 30 chilometri da Mogadiscio dopo una lunghissima trattativa condotta da servizi segreti italiani, turchi e somali, La prova in un video girato a gennaio

Silvia Romano

Silvia Romano

globalist 10 maggio 2020

Come ha detto Globalist nel minuti immediatamente successivi alla notizia sulla liberazione, per la vita di Silvia Romano è stato pagato un riscatto, anche se non una somma ingente.

Semmai ben più sostanzioso è stato il costo dell’intera operazione che ha visto sul campo gli agenti dell’Aise (il servizio segreto estero italiano) emissari dei servizi turchi che hanno grande agibilità in Somalia, esponenti della sicurezza somala e molti emissari o fonti locali che hanno stabilito un contatto nel territorio.
Alla fine la liberazione di Silvia Romano, che sta bene ma è psicologicamente provata e che, una volta messa al sicuro, ha detto di essersi convertita all’Islam e di volerne parlare con i genitori in Italia.


In giornata fonti dell'intelligence e fonti somale hanno confermato che Silvia abbia scelto di convertirsi all'Islam. Lei stessa, nei primi colloqui, ha spiegato che si è trattato di un gesto volontario"


Ma, ovviamente, solo in famiglia Silvia Romano potrà raccontare ai suoi genitori cosa è accaduto e si potrà capire se la conversione è stata frutto di un reale percorso spirituale o se si è trattato di qualcosa dettatto dalla prigionia.
La trattativa
Dopo mesi e mesi di incertezze la prova del fatto che Silvia stesse bene era arrivata il 17 gennaio in un video nella quale la ragazza diceva di essere viva e di stare bene.
La trattativa a quel punto era fatta ma per il capito finale c’è stato da aspettare perché l'emergenza coronavirus ha rallentato la liberazione.
Che è avvenuta nella notte di venerdì a circa 30 chilometri da Mogadiscio dove, dopo il pagamento del riscatto, gli emissari l’hanno portata consegnata agli 007 italiani, turchi e somali.
Al momento della liberazione Silvia indossava abiti tradizionali somali, aveva la testa coperta. E, a quanto pare, le tante pressioni subite in questo anno e mezzo l'avrebbero anche costretta a convertirsi all'Islam. La conversione è al momento un giallo perché si tratta di una ragazza molto giovane che per un anno e mezzo si è trovata in una situazione drammatica e ha subito fortissime pressioni psicologiche. 
In base alle ricostruzioni fatte dalla nostra intelligence in questi mesi la ragazza era tenuta in una grotta nelle vicinanze del villaggio di Buulo Fulaay, nella regione somala di Bay. Una zona completamente in mano ai gruppi terroristici di Al-Shabaab e alle fazioni integraliste legate alla guerriglia. A moltissimi chilometri di distanza dal luogo in cui è stata rapita nel villaggio di Chakama a ovest di Malindi, in Kenya.
Ora la liberazione e il ritorno a casa.