Super armati e infiltrati nella polizia: negli Stati Uniti i neonazisti crescono

Wolf Blitzer ha dichiarato di essere felice che i suoi defunti genitori, sopravvissuti all'Olocausto, non assistito alla recrudescenza dell'antisemitismo negli Stati Uniti come visto nell’assalto a Capitol Hill. 

Nazisti americani

Nazisti americani

Umberto De Giovannangeli 16 gennaio 2021

E’ la “storia” della Cnn.  Il conduttore immortalato anche in tanti film. Una icona vivente della tv Usa. Questo è Wolf Blitzer. Ha interloquito in diretta con i leader del mondo, ma lui ha sempre declinato le interviste che gli venivano chieste, anche quando era  diventato una “star” della comunicazione. Anche per questo, le sue parole hanno un valore straordinario, per ciò che esprimono e per starordinarietà dell’evento.


Giovedì scorso ha dichiarato di essere felice che i suoi defunti genitori, sopravvissuti all'Olocausto, non abbiano vissuto per assistere alla recrudescenza dell'antisemitismo negli Stati Uniti, in particolare sulla scia della simbologia antisemita che è apparsa la scorsa settimana nell’assalto a Capitol Hill. 


Parole che lasciano il segno


"Sono felice che non vedano quello che sta succedendo ora negli Stati Uniti", ha detto Blitzer dopo che il suo notiziario via cavo ha proiettato il video della sua visita ad Auschwitz nel 2014, dove sono morti i suoi nonni.


"Mi è sempre difficile credere che in questo Paese che ha dato la libertà ai miei genitori" abbia assistito a una tale rinascita, ha detto, nominando gli eventi che si sono verificati durante la presidenza Trump, ma non menzionandolo mai.  Blitzer si è riferito in particolare alla maglietta con la scritta "Camp Auschwitz" e "Staff" indossate da uno dei “miliziani” pro-Trump. . Le foto dell'uomo, arrestato questa settimana, hanno scioccato e riaperto ferite mai rimarginate nei sopravvissuti all'Olocausto in tutto il mondo. "Erano gli americani più patriottici che abbia mai conosciuto", ha detto dei suoi genitori, immigrati a Buffalo, New York, dove Blitzer è cresciuto. "Sarebbe stato così doloroso per loro vedere anche queste parole 'Camp Auschwitz'".


L’assalto a Capitol Hill e i gruppi “pro-armi”


Globalist sta documentando con articoli e interviste la pericolosità dell’universo neonazista, suprematista, fondamentalista, alla base di un terrorismo interno che, da dopo l’11 settembre ad oggi, ha provocato più morti americani del terrorismo jihadista. 


Un contributo importante viene da Giorgio Beretta, ricercatore di Opal, in un documentato report per Unimondo: “L’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio, a seguito del discorso del presidente Donald Trump che ha incitato i suoi sostenitori a marciare su Capitol Hill, è stato sostenuto da gruppi cospirazionisti legati a Qanon e al Proud Boys, due fazioni estremiste di destra che il presidente Donald Trump ha ripetutamente rifiutato di condannare durante la campagna elettorale. Ma, come riporta la Cnn è stato sostenuto anche da gruppi di cosiddetti ‘difensori del diritto alle armi’..


Oltre al personaggio vestito di pelle e col copricapo con le corna, Jake Angeli, lo ‘sciamano di QAnon’, vi era infatti anche Richard ‘Bigo’ Barnett, leader di un gruppo ‘pro-armi’ di Gravette, Arkansas. E’ lui che ha fatto irruzione nell’ufficio della Presidente della Camera, Nancy Pelosi e si è seduto sulla sedia mettendo le gambe e le scarpe sulla scrivania per poi lasciare un messaggio su un foglio: ‘Nancy, Bigo è stato qui, b*tch’. Ad identificare Barnett sono stati alcuni media dell’Arkansas tra cui ‘Eagle Observer’ che hanno anche pubblicato foto e video dell’uomo, noto proprio per essere il promotore di un gruppo locale di ‘difensori del Secondo Emendamento’.


Come riporta il New York Times, immediatamente dopo l’assalto al Congresso la Polizia ha sequestrato ai manifestanti almeno 5 armi tra pistole e fucili: erano tutte di persone provenienti da Stati dove le leggi sulle armi sono più permissive rispetto al distretto di Columbia. Una dettagliata indagine di The Trace riporta che, prima e dopo la rivolta, almeno otto persone sono state accusate di possesso illegale di armi. ‘Lo spettro delle armi era ovunque – evidenzia The Trace: sulle bandiere sventolate dai rivoltosi, nella teoria insurrezionalista che sostenevano e sull’equipaggiamento tattico che indossavano’. ‘L’assalto al Campidoglio non sarebbe potuto avvenire senza l’apporto della lobby delle armi’ – ha dichiarato Kris Brown, presidente dell’associazione per il controllo delle armi ‘Brady United Against Gun Violence’


L’America chiede leggi più restrittive sulle armi


La retorica del ‘diritto alle armi, sostenuta dalla National Rifle Association (Nra), la potente lobby armiera, è diventata – rimarca Beretta - un elemento fondamentale dei movimenti estremisti della destra americana. Ma la gran parte dei cittadini americani è stanca di questa retorica e chiede norme più severe sulle armi. Lo riporta la recente indagine del Gallup che dal 1990 svolge sondaggi su questa materia. Il 57% degli americani è favorevole a leggi più restrittive sulle armi, il 34% ritiene che vadano bene quelle esistenti e solo il 9% invoca norme più permissive. Nonostante un calo di 7 punti percentuali rispetto all’anno precedente, la gran parte degli americani giudica tuttora positivamente l’introduzione di maggiori controlli sulla detenzione di armi.


Il tema, come noto, contrappone chiaramente i due schieramenti politici: mentre l’85% degli elettori del partito democratico chiede norme più restrittive, solo il 22% dei repubblicani è favorevole; un divario mai così ampio negli ultimi 20 anni, segno di una frattura che Trump ha allargato. E’ soprattutto l’America rurale quella che ancora sostiene le norme attuali sulle armi, mentre la maggioranza delle donne, dei democratici e indipendenti, della popolazione urbanizzata e della East and West coast è favorevole a leggi più severe sulle armi”.


Fin qui Beretta. 


A supporto delle sue considerazioni, un dato incontestabilmente inquietante. Negli Stati Uniti si stanno registrando vendite record di armi, con 17 milioni che sono state acquistate dall'inizio del 2020, un numero che supera quello delle armi vendute in interi anni passati. Le stime della Small Arms Analytics & Forecasting, società di ricerca che monitora le vendite delle armi negli Usa, ricorda come aumento dell'acquisto delle armi sia comune in ogni anno in cui si vota per la Casa Bianca. Gli amanti delle armi, infatti, ad ogni ciclo elettorale in cui c'e' uno sfidante democratico temono che questo, una volta eletto, possa imporre, come è successo in passato, restrizioni alla vendita delle armi. Ma quest'anno la situazione è diversa e la corsa all'acquisto delle armi è più generalizzata, determinata dal senso di instabilità provocato dalla pandemia di Covid e dalle proteste, e contro proteste, che si sono avute per tutta l'estate contro la violenza della polizia ed il razzismo sistematico. Secondo le stime dell'Fbi, nei primi sei mesi dell'anno il tasso di omicidi è salito del 15%. Le associazioni dei rivenditori di armi, infatti, fanno sapere di avere in questi mesi una clientela più ampia, che comprende anche donne, afroamericani e persone che si definiscono politicamente liberal.
"La gente è incerta, sono preoccupati per la direzione a lungo termine del nostro Paese", spiega Jay Winton, che lavora in un negozio di armi di Santa Fe, che in pochi giorni ha esaurito le scorte di diversi modelli di armi, munizioni ed accessori. "Allo stesso modo in cui fanno incetta di carta igienica, fanno incetta di armi e munizioni", continua spiegando come nel negozio siano entrati per la prima volta anche elettori democratici che hanno aspettato in fila il loro turno magari gettando un'occhiata ai poster pro Trump appesi alle pareti. Spesso si tratta di pensionati che si sono trasferiti nella città del New Mexico: "si descrivono come liberal alla Berkley che si stanno preparando al crollo della società", racconta ancora. A preoccuparli sono le azioni delle milizie di estrema destra, come spiega Inez Russel, scrittrice che vive a Santa Fe: "Entrambe le parti pensano che la propria stia perdendo, il Paese sta arrivando ad una fine, ed una parte ha più armi dell'altra", ha affermato riferendosi al fatto che le milizie di estrema destra sono armate fino ai denti.
Per questo ora anche lei sta imparando a sparare e non nasconde la sua soddisfazione: "Trovo che sparare sia tranquillizzante, perché ti devi concentrare, dà soddisfazione essere in controllo in questo mondo così stravolto". Fino allo scorso settembre l'Fbi ha fatto 28,8 milioni di controlli su persone che volevano acquistare armi, munizioni o accessori, più di tutti i controlli, 28,3 milioni, fatti nel 2019.  


La parola a Biden


“Il neo eletto presidente Biden  - annota ancora Beretta - ha voluto ribadire il suo impegno per controlli più rigorosi sulle armi in occasione del decimo anniversario della sparatoria di Tucson (Arizona)  in cui un giovane di 22 anni legale detentore di armi, Jared Lee Loughner, uccise 6 persone e ne ferì altre 14, tra cui la deputata democratica Gabrielle Giffords. La deputata, che era il principale bersaglio di Loughner, fu gravemente ferita da un proiettile che le trapassò la testa. Ristabilitasi dopo una lunga convalescenza, l’ex deputata ha fondato l’associazione “Giffords” per promuovere il controllo delle armi e contrastare la propaganda e le iniziative della lobby delle armi, in particolare della Nra.


Lo scorso 8 gennaio con un tweet, Joe Biden ha espresso alla Giffords la propria vicinanza e rinnovato l’impegno per il controllo delle armi: ‘Mi impegno a continuare a lavorare con voi – e con i sopravvissuti, le famiglie e i sostenitori di tutto il paese – per sconfiggere la Nra e porre fine alla nostra epidemia di violenza armata’. Un impegno al quale milioni di americani guardano con attenzione ed auspicano si realizzi presto per porre almeno un argine alle stragi e alle violenze che continuano a diffondersi grazie a leggi troppo permissive sulle armi. Che hanno fatto degli Stati Uniti un paese in perenne guerra con se stesso”.


Un segnale di speranza: il marito della Giffords è stato eletto senatore in Arizona


Arcipelago neonazi


Proud Boys sono quelli che ad ogni occasione Trump chiama “patrioti”, ma che i rapporti dell'intelligence Usa definiscono da tempo come «un pericoloso gruppo della supremazia bianca», un'organizzazione di stampo neofascista attiva non solo negli Stati Uniti ma anche in Canada.


Il loro leader, Enrique Tarrio, è stato arrestato il 6 gennaio a Washington e poi rilasciato. Il gruppo, molto attivo sui social, è stato bandito di recente da Facebook, Instagram, Twitter e YouTube con l'accusa di incitamento all'odio e alla violenza. Altro movimento di estrema destra vicino ai gruppi neonazisti è quello dei Boogaloo.


Organizzato spesso in forma di milizia armata, i suoi leader farneticano di una seconda guerra civile americana. Alcuni gruppi legati ai Boogaloo sostengono anche che la nascita e lo sviluppo di movimenti come Black Lives Matter porterà ad una vera e propria guerra per la razza. Una delle ultime forme di lotta intraprese da diversi rami del movimento è stata quella contro le misure restrittive e i lockdown per combattere la pandemia. Chi nega la pandemia sono coloro che si ispirano a QAnon, una teoria del complotto di estrema destra secondo la quale esisterebbe un'ipotetica trama segreta organizzata da un presunto “Deep State”. Poteri occulti che agirebbero contro Donald Trump e i suoi sostenitori.


Infiltrati nella polizia


‘Conosco neonazisti che fanno i poliziotti. Solo nel mio gruppo lo sono diventati tre, immaginatevi quanti possano essere’. A rivelarlo, in una illuminante intervista a Massimo Basile di Repubblica, è Frank Meeink, 45 uno dei più importanti leader neo-nazi d'America, “al punto da ispirare il personaggio di Derek Vinyard, il giovane fanatico con la svastica tatuata sul petto interpretato da Edward Norton, nel film American History X. Meeink adesso gira l'America per mettere in guardia da quelli come lui – scrive Basile – ‘Ci dissero di coprirci le svastiche, farci crescere i capelli e entrare nella polizia. Tre lo fecer’. Il 17 ottobre 2006 l'Fbi rilasciò un dossier dal titolo: ‘Le infiltrazioni dei suprematisti bianchi nelle forze di polizia’. Sette pagine di annotazioni e tabelle sintetizzatili in un paio di passaggi: ‘La minaccia primaria dall'infiltrazione e il reclutamento possono mettere a rischio la sicurezza degli stessi agenti’.


Si cita il Ku Klux Klan: ‘È il gruppo più famoso tra quelli suprematisti che ha trovato sostegno in molte comunità, supporto che si è tradotto in legami con le forze di polizia locale’. Quattordici anni dopo la situazione non è migliorata. L'agente dell'Fbi Michael German ha denunciato il proliferare di ‘razzismo, suprematismo bianco, e militanti di estrema destra nelle forze dell'ordine’.


Sceriffi in Texas risultati membri del Ku Klux Klan, come in North Carolina e Michigan, ‘chat room’ in Nebraska tra ufficiali e gruppi suprematisti. La risposta del governo federale è risultata "inesistente". Dalla morte di George Floyd, l'afroamericano ucciso dalla polizia a Minneapolis, all'agguato ai due vice sceriffi nei sobborghi di Los Angeles, tutti sanno che la violenza è in aumento, ma molti non sanno più da che parte cominci.


Meeink indica una soluzione: ‘Devono mettere un mucchio di ex nazisti come me ad analizzare biografie e dati dei poliziotti. Saremmo in grado di riconoscerli e indicarli. È arrivato il tempo di fare qualcosa di utile per la gente’. L'ex leader nazi è convinto di potercela fare. ‘Le persone come me - conclude - hanno gli anticorpi dell'odio, perché il virus dell'odio ci ha divorati a lungo’.


Un virus che sta ora a Joe Biden cercare di debellare.