Stuart Gordon, l'ultima intervista rilasciata in Italia

Ricordiamo il regista scomparso attraverso una delle ultime interviste rilasciate in italia

Stuart Gordon

Stuart Gordon

E' scomparso all'età di 72 anni Stuart Gordon, uno dei registi più sottovalutati di Hollywood che in questa intervista di qualche anno fa, offriva  - come sempre -una visione del cinema e dell'America di oggi, diversa e intelligente e - in un certo senso - perfino 'profetica'.


L’America fa più paura di qualsiasi Horror (2005)


 


Presentato al Festival di Venezia, Edmond è un’altra pellicola ‘disturbante’ e, al tempo stesso, fascinosa diretta da Stuart Gordon con protagonista William H. Macy.
Un film difficile e insolito in cui un uomo qualsiasi inizia a scivolare verso una singolare forma di ossessione, vivendo una profonda inquietudine esistenziale che sfocia nella prevaricazione e – alla fine – nell’omicidio.


Scritto da David Mamet, il film ha come protagonista uno strepitoso William H. Macy che – via via – incontra un gruppo di attori ed attrici noti impegnati anche solo per dei piccoli cameo: da Joe Mantegna al protagonista di Nip / Tuck Dylan Walsh, da Julia Styles a Denise Richards, da Bai Ling a Mena Suvari. Gordon, autore, tra gli altri, di pellicole come Re-Animator, di due episodi del progetto Masters of Horror, Space Truckers, di 2013 - La fortezza e sceneggiatore del Pilot di E.R. spiega “Edmond racconta la storia di un uomo che di pomeriggio ha una vita e – solo poche ore più tardi – vede la sua intera esistenza cambiare per sempre. Viviamo in un periodo perfetto per questa storia che racconta la nostra cattiva coscienza: David Mamet è stato profetico.”


Cosa la affascinava di più di questa trama?


Credo che più uno invecchia, più può apprezzare la storia di Edmond. Se una persona di mezz’età si chiede che cosa è riuscito ad ottenere nella sua vita e perché non è felice, probabilmente le conseguenze potrebbero essere non piacevoli. Il viaggio di Edmond è disastroso e tragico, ma – alla fine – lo rende contento. E – in questo senso – è, perfino, "piacevole".


Dopo trenta anni lei è tornato a lavorare con David Mamet. Perché?


E’ vero: dopo tanto tempo abbiamo avuto voglia di tornare a collaborare su una sceneggiatura così limpida e interessante. Da più di dieci anni volevamo farlo e finalmente ci siamo riusciti: David è una persona di grande ispirazione e io lo adoro. Inoltre credo che sia una delle sue sceneggiature migliori, la mia preferita in assoluto.


David Mamet è uno sceneggiatore straordinario e una persona dalla grande lungimiranza e intelligenza.


Come ha fatto convincere così tanti attori a fare così tanti brevi cameo?


In realtà sono stati loro a rivolgersi a me: tutti volevano avere un ruolo in questa sceneggiatura di Mamet così interessante e intelligente. Anche se le scene sono piccole, ognuna di esse dà all’attore qualcosa da fare davvero di interessante e importante. Devo poi dare credito a William H. Macy di avere creato sul set un’atmosfera così rilassante che tutti si sono sentiti invogliati e ispirati a dare il meglio di loro sé stessi.


Come ha lavorato con un attore dal così grande talento come William H. Macy?


Non volevo che risultasse consumato dalla rabbia. Mi interessava l’idea che desiderasse cose buone affinché il pubblico potesse identificarsi con lui. Edmond è alla ricerca dell’amore e della verità. La realtà che non puoi pensare di cambiare il mondo in un istante e i risultati sono disastrosi…


Edmond non è un horror ‘puro’, ma non crede che sia sicuramente più spaventoso della maggior parte dei film che lei ha diretto?


Penso proprio di sì: è un film che fa paura e – in una certa maniera – può essere considerato un horror. E’ sconvolgente come tutti gli altri lavori che ho fatto.


Edmond è anche un film sull’inquietudine della borghesia bianca americana…


La classe media americana è stata distrutta e sta scomparendo. Negli Usa il sistema sostenuto dai Repubblicani ci ha ridotto ad essere ricchi oppure poveri. La mia generazione è quella dei cosiddetti Baby Boomers e questo governo ci vuole vedere tutti morti: viviamo una grande pressione. In questo senso Edmond è una persona spregevole che continua a distruggere anche se stesso. Ed è proprio qui che possiamo leggere il talento di Mamet nel descrivere come il business possa intralciare la nostra felicità.


Qual è la sua impressione sull’horror attuale? Un genere sempre più ‘popolare’…


Ci sono molti film horror ogni anno che considero interessanti: i migliori sono quelli più piccoli ed economici che fanno davvero paura. Mi piacciono le idee semplici ed efficaci. E’ questo che guida verso la paura, perché la vita fa più paura di qualsiasi film. Il cinema horror è diventato molto più popolare dopo l’11 settembre a causa della paura che ci circonda. La gente ha bisogno, attraverso il cinema, di cercare una via di fuga dal sistema. Edmond è un film sulla paura.


I capi delle grandi Corporation non fanno più paura di qualsiasi personaggio dei suoi film?


Assolutamente sì e – nel caso di Bush – è uno che ammazza più di tanti cattivi dei miei film. Sto lavorando a House of Re-Animator che è ambientato alla Casa Bianca. Nessun horror potrà, però, essere all’altezza di quello che abbiamo vissuto in questi anni di governo di George W. Bush. E’ un periodo da vero incubo.


Lei non ha – praticamente – mai lavorato con gli Studios hollywoodiani: perché?


Mi piacerebbe avere i loro soldi e – soprattutto – la libertà di produrre qualcosa senza dovere fare i conti con tutto. In realtà, però, il loro terrore per l’originalità mi impone di guardare altrove. Sono sempre stato un Outsider e resterò tale per sempre. Li ho spaventati troppo. Il mio motto resta lo stesso: “No guts, no glory.”