False Flag - Sotto Falsa Bandiera

Enrica Perucchietti fa una rassegna dei casi di ''terrorismo sintetico'' accertati e di quelli che sollevano dubbi sulle vere dinamiche. Un saggio da leggere [Pino Cabras].

Enrica Perucchietti, scrittrice e giornalista

Enrica Perucchietti, scrittrice e giornalista

Redazione 3 giugno 2016Megachip

'





Il saggio “False Flag - Sotto Falsa Bandiera” di Enrica Perucchietti (Arianna Editrice, 2016) fa una rassegna dei
casi di “terrorismo sintetico” storicamente accertati e di quelli che sollevano
dubbi sulle reali dinamiche degli eventi. Di seguito la Prefazione che apre il
libro, a cura di Pino Cabras.

 


Buona lettura.

 



 


PREFAZIONE di Pino Cabras

 



 


Da sempre il potere proclama dei
valori, attraverso i quali si legittima, ma li nega con una parte delle sue
azioni, con le quali si rafforza
.
È una questione che si ripropone nel corso del tempo. Niccolò Machiavelli affermava del Principe che «è molto più sicuro
essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno de’ dua». Parlava
di un potere che all''occorrenza non esitava a mostrare senza maschera la sua
faccia più crudele, e guai ai vinti.

 


Nella
variante moderna il potere vuol farsi
amare dal popolo promettendo la democrazia
, ossia il potere del popolo, ma usa
ugualmente la paura come strumento di governo, solo che ha
bisogno di attribuire ad altri l''intento di causarla, attraverso atti spesso
eclatanti. Ecco dunque le "false flag", aggressioni ricevute sotto
falsa bandiera, attentati terroristici da addossare a nemici veri o inventati,
contro i quali scatenare l''isteria dei propri media, che a sua volta trascina
interi popoli.

 


Le false flag aiutano il nucleo più
interno del potere a conquistare sufficiente consenso per imporre la disciplina
dettata dalla paura
. Gli
diventa più facile restringere le libertà, neutralizzare e disperdere il
dissenso, pur esibendo ancora agli occhi dei popoli i simulacri delle vecchie
costituzioni. Come diceva il maiale Napoleone nella Fattoria degli animali di Orwell: «Tutti gli animali sono uguali,
ma alcuni sono più uguali degli altri». E oggi i governanti sembrano dirci:
«Tutte le libertà sono in vigore, ma alcune sono meno vigenti delle altre».

 


Il
prezzo da pagare può essere altissimo. Il preavviso passa attraverso i secoli e
ci viene da uno dei padri costituenti degli Stati Uniti d''America, Benjamin Franklin: «chi è pronto a dar
via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea
sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza».

 


Il
libro che avete in mano ricostruisce una serie impressionante di vicende
diverse, attribuibili a differenti Stati e legate a circostanze storiche non
sempre connesse direttamente fra di loro, ma accomunate da un metodo che sembra
essere uno strumento essenziale della moderna "arte di governo". Enrica Perucchietti entra in dettaglio
sui misteri e le scoperte che rivelano da
un''altra prospettiva
decine di incidenti
militari, attentati, azioni terroristiche
: di fronte a tanti gialli
politici per i quali i governi forniscono su due piedi spiegazioni piatte, sprovviste
di profondità, riduttive, banali, riferite a killer solitari e a gruppi isolati
che non godrebbero di indecenti connivenze dentro gli apparati dello Stato fra
chi potrebbe bloccarli, l''autrice del saggio fa invece affiorare indizi, prove,
collegamenti clamorosi, fino a raccontare le storie che la censura di tipo
moderno aveva eclissato in mezzo alla sua immensa produzione di notizie
inutili.

 


Perciò
viene citato regolarmente il saggista statunitense Webster Tarpley, che ha coniato un concetto efficacissimo per descrivere
questo sistema, ossia «terrorismo
sintetico»
, che altro non è che «il mezzo con cui le oligarchie scatenano
contro i popoli guerre segrete, che sarebbe impossibile fare apertamente.
L''oligarchia, a sua volta, ha sempre lo stesso programma politico […] Il
programma dell''oligarchia è di perpetuare l''oligarchia».

 


In
tante pagine il vostro sguardo potrà posarsi su un secolo intero di vicende storiche innescate o favorite dalle
flase flag
, fino a notare come queste diventino sempre più numerose. Episodi più lontani nel tempo, come
l''affondamento del Lusitania, l''incendio del Reichstag, l''incidente del
Tonchino, diventano - decennio dopo decennio - una prassi rodata e frequente,
che si moltiplica nel corso degli ultimi 15 anni.

 


E cosa
ha inaugurato quest''ultimo periodo? Esattamente la più spettacolare e
visionaria delle false flag, lo scenario apocalittico dell''11 settembre 2001.

 


Quel
che è venuto dopo - ossia la "guerra infinita", la "guerra al
terrorismo", lo spionaggio totalitario coperto dal Patriot Act e altre leggi
liberticide - una volta illuminato dalla luce terribile dell''11/9, si è avvalso
di una sorta di "terapia di mantenimento" a base di attentati piccoli
e grandi, perpetrati da gruppi di terroristi presso i quali sono sempre
riconoscibili l''ombra e l''impronta dei servizi segreti.

 


I servizi segreti sono il grande
convitato di pietra
,
sempre più ingombrante eppure ancora sottovalutato
nelle analisi politiche, storiche e giornalistiche
. Anche se gli apparati
di intelligence sono formalmente subordinati al potere politico ed esecutivo,
hanno risorse enormi in grado di sfuggire ai deboli criteri di trasparenza che
possono mettere in campo le eventuali commissioni parlamentari di controllo. Pertanto
sono capaci di costruire reti di interessi che in tutta autonomia possono
condizionare sia l''agenda politica sia l''agenda dei media. Settori interi di questi servizi giocano partite autosufficienti grazie
a budget incontrollabili ed enormi
, in grado di mettere in campo forze
pervasive.

 


All''interno
di quello che certi politologi definiscono "lo Stato profondo" esistono settori
ombra del governo
, dotati di proprie
catene di comando
presso le forze armate, di budget non rendicontabili che
uniscono risorse pubbliche e autofinanziamento in simbiosi con le attività
criminali delle mafie, provvisti di
idee proprie in merito al modo di intendere l’interesse nazionale, portati a
costruire ogni tipo di rapporto con gruppi terroristici che poi manovrano con "leve
lunghe" e irriconoscibili.

 


Le
attività sono organizzate e adempiute mascherando ogni responsabilità riconducibile ai governi, tanto che
immense risorse sono spese per depistare e neutralizzare le eventuali scoperte
con il noto principio della «plausible
deniability»
, ossia la smentita
plausibile
.

 


Ove
rimanesse ancora una notizia impossibile da smentire, la si potrà disinnescare grazie
all''immenso arbitrio in mano ai dirigenti dei media più importanti, che hanno
mille intrecci con il mondo dei servizi. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, che ha a lungo lavorato
per la «Frankfurter Allgemeine Zeitung», uno dei principali quotidiani
tedeschi, ha scritto un saggio bestseller, Gekaufte
Journalisten
["Giornalisti venduti"], in cui rivela che per molti
anni la CIA lo aveva pagato per manipolare le notizie, e che questa è la consuetudine
ancora attuale nei media germanici. Tutto fa pensare che la consuetudine sia
identica anche altrove. Di certo non leggerete su «la Repubblica» una
recensione sul libro di Ulfkotte, mentre leggerete le geremiadi dei suoi
editorialisti su dove andremo a finire con questi complottisti, signora mia...

 


Come
spiegarsi altrimenti il silenzio che circonda certe notizie, che vengono pur date
per salvarsi la coscienza, ma non hanno un prosieguo, una campagna di
inchieste, nessun impegno? Eppure perfino Human Rights Watch (HRW) ha denunciato:
«L''agenzia FBI pagava dei musulmani
per compiere attentati». Secondo un''indagine su 27 processi e 215 interviste,
l''agenzia di intelligence interna americana «ha creato dei terroristi
sollecitando i loro obiettivi ad agire e compiere atti di terrorismo».

 


Notare
bene: «creato dei terroristi». In
che modo?

 


«In
molti casi il governo, usando i suoi informatori, ha sviluppato falsi complotti
terroristici, persuadendo e in alcuni casi facendo pressione su individui, per
farli partecipare e fornire risorse per attentati», scrive HRW. Per
l''organizzazione, metà dei casi esaminati fa parte di operazioni portate avanti
con l''inganno e nel 30% dei casi un agente sotto copertura ha giocato un ruolo
attivo nel complotto. «Agli americani è stato detto che il loro governo veglia
sulla loro sicurezza prevenendo e perseguendo il terrorismo all''interno degli
Stati Uniti», ha detto Andrea Prasow, vice direttore di HRW a Washington. «Ma
se si osserva da vicino si scopre che molte di queste persone non avrebbero mai
commesso crimini se non fossero state incoraggiate da agenti federali, a volte
anche pagate». La notizia, se non la vogliamo ignorare, è semplice e terribile:
gran parte degli attentati terroristici
sul suolo USA sono indotti dalla stessa organizzazione che li dovrebbe
combattere, cioè l''FBI
.

 


Gli
organi di informazione che hanno lasciato appesa al nulla questa notizia impressionante,
sono gli stessi che per anni - ad ogni attentato avvenuto o sventato - avevano
ripetuto i comunicati dell''FBI senza chiedere spiegazioni. Queste veline diventavano titoli urlati in prima
pagina, notizie di apertura dei telegiornali. Quando la verità emerge, spesso
molti anni dopo, non gode certo degli stessi spazi, rimanendo confinata in
qualche insignificante pagina interna, in taglio basso. Chi aveva voluto
raggiungere un certo effetto con i titoli cubitali, lo aveva già ottenuto. Resta
viceversa la prima impressione dell''allarme, quando l''annuncio strillato e falso
si deposita nella coscienza di lettori e spettatori. Ed è per responsabilità di
questa informazione - che si è curata solo di aizzare (quando gli è stato comandato),
o di "sopire e troncare" (quando era comodo) - che ogni giorno ci è
stato depredato un pezzo di libertà, di sovranità, e infine imposto lo spionaggio totalitario della NSA,
l''agenzia che perfino di ciascun lettore di questo libro, in nome della
sicurezza, possiede tutte le tracce delle sue comunicazioni, tutte le e-mail, i
suoi orientamenti, i segreti personali. Ed è naturalmente in grado di ricattare ogni politico-maggiordomo occidentale, esposto al tempismo di qualche
scandalo che lo potrebbe colpire e affondare se dovesse ribellarsi ai padroni
dei segreti.

 


Enrica Perucchietti
ricompone un vasto mosaico di "false flag" che nell''insieme disegnano
un allarme sicurezza permanente che ha fatto da base giuridica e premessa politica delle
guerre di aggressione
intraprese dal 2001 in poi, nonché delle leggi che
hanno consentito lo spionaggio di massa
indiscriminato oltre ad aver reintrodotto gli arresti extralegali assieme alla tortura.

 


In questo
quadro emerge chiaramente che il terrorismo
sintetico
è un''interminabile catena di azioni in cui gli attori hanno sempre il fiato sul collo dell''intelligence,
che li manipola
per i propri fini.

 


Quel che nel senso comune si chiama terrorismo è in prevalenza una forma di
manipolazione di massa, coperta da entità statali e usata con l''accordo dei pochi
proprietari della quasi totalità dei media mainstream,
i quali sono adibiti a organizzare a comando gli isterismi collettivi e a
rinfrescare la paura, ricordando certe vittime innocenti e dimenticandone
altre.

 


Nel saggio si
sottolinea ad esempio come ci sia una notevole compartecipazione tra servizi
segreti e gruppi islamisti, compresa l''ISIS/Daesh.

 


Enrica
Perucchietti pone la domanda che nella maggior parte dei nostri media è tabù: «Spuntando
dal nulla nel giro di pochi mesi, l’ISIS si è assicurata un gran numero di
risorse, armi, attrezzature multimediali high-tech e specialisti in propaganda.
Da dove provengono i soldi e le tecniche
di guerriglia?
».

 


L’ISIS, cioè lo
Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Siria), è uno stato-non-stato che nel
costituire per definizione un’entità terrorista si prende il “diritto” di non attenersi
ad alcuna legalità, come se fossero i corsari
dei giorni nostri. Nell''epoca dei paradossi, gli USA - con buone ragioni - definiscono
l''ISIS e altre organizzazioni della galassia jihadista come “organizzazioni
terroriste”; ma quando sentiamo vecchi astri della politica imperiale
statunitense come Zbignew Brzezinski
e John McCain definire i jihadisti
come "i nostri asset", sembra quasi che definirli terroristi implichi
proprio il diritto-dovere di essere
terroristi
. Catalogarli così somiglia quasi a una "lettera di
corsa" da parte della superpotenza nordamericana, simile a quelle
autorizzazioni con cui le potenze di un tempo abilitavano i corsari ad
attaccare e razziare navi di altre potenze.

 


Mentre i soldati "normali" sarebbero in una
certa misura esposti al dovere di rispettare le Convenzioni di Ginevra e altri elementi del diritto internazionale,
i terroristi/corsari, viceversa,
costituiscono una legione che infrange questi limiti nascondendo la catena
delle responsabilità. Quelli dell''ISIS condividono valori oscurantisti e l''uso
delle decapitazioni con la dinastia saudita che li appoggia e foraggia. Ma
siccome l''Arabia Saudita è «un''ISIS che ce l''ha fatta» - come dice il «New York
Times» - il ruolo della canaglia rimane comodamente attaccato solo alla manovalanza
di assassini che si rifà al jihadismo, senza estendersi ai mandanti occulti.

 


Ma poi è arrivato l''intervento
in Siria dell''aeronautica russa
.

 


Gli aerei di Mosca hanno distrutto quasi tutte le
migliaia di autobotti con cui il petrolio razziato dai nuovi corsari veniva
smerciato in un paese NATO, la Turchia, proprio con il consenso di Ankara (altro
grande sponsor dell''ISIS). La mossa strategica di Mosca ha perciò aperto una
nuova fase che spinge molti paesi a porsi un semplice problema: che rapporto devo avere adesso con la Russia di Vladimir Putin, ora che i
miei alibi sono stati bruciati? Non è un caso che dopo l''intervento russo gli
attentati jihadisti, con tutto il loro tipico fumo di false flag, si stiano
intensificando drammaticamente, aumentando la pressione e il ricatto sui sistemi
politici di mezzo mondo e mostrandosi come una presenza ormai permanente della
scacchiera internazionale. Una scacchiera che possono demolire.

 


Sarebbe il
momento giusto per fare chiarezza, ma le istituzioni si chiudono a riccio, come
nel caso dell''inchiesta sulla strage di Charlie Hebdo: mentre emergevano
particolari inquietanti su quell''attentato e i suoi torbidi contorni, il
ministro degli interni francese, Cazeneuve, ha deciso che l''inchiesta doveva
essere subito insabbiata. Perché? “Segreto militare”. Il che implica - come il
lettore vedrà poi in dettaglio in questo saggio - che l''evento terroristico,
ancora una volta, andava oltre l''attentato "islamico", perché
erano coinvolti organi di Stato che agivano da complici, se non da
pianificatori dell’atto, corresponsabili quindi di un delitto che sacrificava
propri cittadini. Le nuove norme eccezionali
approvate in Francia si presentano come l''annuncio di una tendenza generale, e già ci sono le avvisaglie del fatto che queste
norme saranno usate per restringere le libertà e i diritti, ad esempio di
lavoratori o cittadini che manifestino per rivendicare migliori condizioni di
vita.

 


Gran
parte degli intellettuali
- freschi reduci di un''indigestione
retorica di "Je suis Charlie" - non
leva una sola voce contro le restrizioni della libertà
, nemmeno quando
toccano in modo massiccio un paese NATO come la Turchia, che ha praticamente
schiacciato un''intera generazione di giornalisti che osavano indagare sulle
complicità del governo con il terrorismo. Per colmo, accusandoli di terrorismo.





Occorre un risveglio intellettuale e morale che accompagni un rinnovamento
politico
, occorre spostare il
pendolo del potere dalle istituzioni modellate dall''«eccezione» e dalla paura
verso le istituzioni ispirate alla sovranità popolare e alla corretta informazione
.
Smascherare il sistema fondato sulle false flag non è una condizione
sufficiente per questo risveglio (che ha bisogno anche di coraggio e
partecipazione di massa). Ma rivelare ai molti cittadini obnubilati dalla bolla
mediatica dominante la verità sugli inganni che hanno subito è una condizione
necessaria per difendere e ampliare le proprie libertà.  Questo è un buon punto di partenza.

 







Il formato ebook:

 




'