L'ultimo appello prima di morire: "L'Italia ha bisogno di una legge sull'eutanasia, la politica non sia codarda"

Remo Cerato ha scelto la via del suicidio assistito ma, spiega, "non è la stessa cosa: morire in ospedale vuol dire soffrire per giorni. L'eutanasia legale mi avrebbe risparmiato questo dolore"

Suicidio assistito

Suicidio assistito

globalist 10 settembre 2019

Un ultimo messaggio su Facebook prima di morire: i saluti ai familiari e agli amici ma anche un appello arrabbiato e pieno di dolore per il fatto che il nostro paese non possiede una legislazione sul fine vita. Una mancanza legislativa che Remo Cerato, 58enne di Germagnano, consigliere comunale, definisce senza mezzi termini "una mancanza di coraggio di affrontare questo problema". 


Cerato sottolinea però come la decisione che ha preso non sia quella che avrebbe voluto sin dall’inizio, ma anzi sia solo “un piano b”. L’uomo infatti non ha potuto ricorrere all’eutanasia. E la colpa di ciò, Cerato, la dà principalmente alla politica, rea di averlo fatto soffrire tanto e inutilmente. 


“Lancio, in qualità di parte in causa, un’accusa/appello affinché la politica, già in colpevole ritardo per una legge sul fine vita che, se fosse stata in vigore, mi avrebbe regalato qualche sofferenza in meno". 
Per Cerato la politica è stata codarda per aver sostituito, nella legislazione esistente, l'eutanasia legale con il cosiddetto 'suicidio assistito': “Morire in ospedale... vuol dire farlo in diversi giorni, morendo di sete e di morfina. È quello che chiamano suicidio assistito... cosa molto diversa dall’eutanasia legale. È il lavarsene le mani per mancanza di coraggio e lungimiranza politica, è fortemente deludente”.