L'appello del Papa per Idlib: la via per una teologia dell’accoglienza e del dialogo

A Bari Francesco ha parlato della tragedia umanitaria dimenticata nel nord-ovest della Siria: "Taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi"

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 24 febbraio 2020

“Cari fratelli e sorelle, mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze. Preghiamo il Signore affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.”

Era mezzogiorno, il momento della retina dell’Angelus, dopo una funzione durante la quale Francesco, a Bari per l’incontro ecclesiale sul Mediterraneo, aveva pronunciato un’omelia impegnativa e ricca di novità. Ma è stata quell’indicazione, e quell’appello per gli assiderati, in gran parte bambini, di Idlib, che ha scosso l’incontro, riportando la discussione a guardare in faccia la realtà della più oscena crisi umanitaria del secolo. Sono infatti almeno 900.000 gli sfollati di Idlib, alcuni di loro giunti al quarto o quinto sfollamento nel corso di c alcune settimane. Crisi tremenda, si può dire a piena ragione “da far gelare il sangue”, ma trascurata.
Per Idlib, abbandonata in primis dall’Europa ma a rapido seguire da tutti gli altri, a cominciare dai “fratelli arabi” , ad eccezione della Commissione dei i Diritti Umani dell’Onu, è un giorno storico. Come lo è per i fedeli cattolici. Le parole del papa che ha firmato il documento sulla fratellanza riguardano una popolazione in grandissima parte musulmana, e la fratellanza diventa finalmente realtà, non parole di cui ci si riguarda solo quando riguardano i propri. Dunque sono parole vere, parole che possono e sanno portare al di là anche dei rancori, dei risentimenti legati al passato, o ad azioni di alcuni rispetto a milioni di innocenti vittime indifese. Chi altro avrebbe potuto pronunciarle? Diciamo le cose come stanno: nessuno.
La civiltà dell’incontro, della pace, della fratellanza è questo. E in quanto tale presuppone diversità. E invece i cantori dello scontro di civiltà ci hanno convinto che diversità vuol dire odio e quindi non ci può essere solidarietà, solo difesa, respingimenti, guardie alte. Ecco allora che l’idea davvero fondamentale di fare del Mediterraneo un “luogo teologico”, che vuol dire farne un luogo privilegiato per capire la realtà dell’oggi, di oggi, diviene un obiettivo di obiettivo concreto che non è tale solo solo per i cattolici. Anche gli altri, tutti gli altri, sono interpellati da questo invito. Anche i laici dovrebbero sentiti interpellati da questo invito concreto, molto preciso, a capirsi con gli altri. I laici invece sembra i soli che non devono capire e capirsi con nessuno altro che con se stessi.
Questo invito Francesco lo ha portato ben oltre i confini dell’appartenenza. “C’è bisogno di elaborare una teologia dell’accoglienza e del dialogo, che reinterpreti e riproponga l’insegnamento biblico. Può essere elaborata solo se ci sforza di fare il primo passo e non si escludono i semi di verità di cui anche gli altri sono depositari.”


Proprio questo appello per Idlib, forte soprattutto nella sua solitudine, indica che lui il primo passo l’ha fatto, ha saputo farlo. Senza chiedere ritorni, o contropartite. Ha avviato un processo. “Troppo spesso la storia ha conosciuto contrapposizioni e lotte, fondate sulla distorta persuasione che contrastando chi non condivide il nostro credo stiamo difendendo Dio.” In effetto in quel “contrasto” c’è l’inizio della strada che porta alla guerra, e peggio ancora.
La Chiesa dopo Bari ha un compito arduo: capire e applicare Francesco.