Nelle file per la spesa e non per lo smartphone si infrange l'individualismo del 'privato first'

In questo epocale momento dovuto al Coronavirus l’essenza della società viene sottratta al dato per scontato e riemerge: è la relazione.

File ai supermercati

File ai supermercati

Chiara D'Ambros 13 marzo 2020
In queste ore estreme che seguono la dichiarazione da parte dell’Oms di Pandemia, la diffusione del virus sembra soffiare via sovrastrutture e veli indicare nuove direzioni nella Grande e nella piccola Storia.
Bagliori di una potenziale Nuova Europa si sono intravisti nel discorso pronunciato ieri sera, in Italiano, dal Presidente dell’Unione Europea Ursula Von Der Leyen con toni decisi ma di rara dolcezza. Con il sorriso negli occhi, dall’appellativo “Cara Italia, al “non siete soli”, alla manifestazione di rispetto per quanto stiamo facendo, alla compassione: “l’Europa soffre con gli Italiani”, sono frasi di un discorso destinato a rimanere storico. Sono parole che sollecitano la sensazione di un’Europa che ritrova le sue fondamenta, i principi civili e umani che erano nell’idea postbellica originaria, ma che in seguito sono stati contaminati dalla preponderanza di attenzione per l’ economia che ancora dopo le parole di Christine Lagarde si vorrebbe imporrre, ma come stiamo testimoniando, non è la prima priorità di una società, pur rimanendone una componente fondamentale viene dopo la salute.
Nelle stesse ore il Presidente Xi Jinping scriveva al Presidente Sergio Mattarella proponendo “collaborazione” perché “l'umanità è una comunità dal futuro condiviso e dobbiamo lavorare insieme. […] Con il comune sforzo del popolo cinese e di quello italiano, nonchè quello degli altri paesi, riusciremo a sconfiggere l'epidemia, tutelando così i nostri popoli e il mondo intero.
Poche ore dopo invece, il presidente degli Stati Uniti in discorso alla Nazione dichiarava che il Covied19 è un “virus straniero”, “seminato” nel continente Nord Americano da viaggiatori europei, perché L’Unione Europea avrebbe fallito nell’arginare il suo arrivo dalla Cina, non avendo preso le stesse precauzioni degli Usa. Trump ieri ha celebrato tempismo e velocità di intervento per l’emergenza, dopo che per settimane ha negato la presenza di una minaccia sul suolo americano, invitando i suoi concittadini ad andare al lavoro anche se presentavano qualche sintomo riconducibile al Covid19. Con un twist di 360°, ha annunciato misure straordinarie vietando tutti i viaggi da e per l’Europa salvo che per lo Uk, dove comunque i casi sono già quasi 500.
Si sta definendo un altro equilibrio mondiale?
La popolazione globale è messa sotto scacco da un microrganismo invisibile, terribile nel primo mondo e che si fa ancora più minaccioso dove nemmeno esiste un sistema sanitario e dove già si stanno consumando tragedie senza fine, è di ieri il primo caso a Lesbo.
E mentre si compie la Grande Storia, la piccola storia si dispiega tra le persone, svela, timori e fragilità di un Occidente che fino a ieri pensava che le risorse fossero infinite o quasi, e le libertà indiscutibili.
Nelle code non più per l’ultimo modello di smartphone ma per la spesa per i beni primari, nell’esaurimento delle mascherine dei i gel disinfettanti nelle farmacie, ma ancora più nella mancanza dei letti in ospedale, dei respiratori, di medici e infermieri, nell’emergere della carenza di sostegno al bene pubblico perpetuata per anni, si infrange la tutt’altro che banale società del consumo e dell’individualismo, del privato first.
Per non parlare del lavoro: tutte le categorie fragili, i precari, come le partite iva vere ma soprattutto finte che siano, i disoccupati, in questo momento sono a nervi scoperti, denudate e derubate anche del proprio arrangiarsi a breve termine perché il lungo termine è un orizzonte imperscrutabile, ma se il anche l’immediato si dissolve, cosa resta?
In questo epocale momento l’essenza della società viene sottratta al dato per scontato e riemerge: è la relazione.
Dovendo vivere diradati nello spazio abbiamo la possibilità di guardare, di interrogarci su cosa c’è tra di noi. Detta così sembra la frase di una canzone di Cocciante, ma forse come dice un’altra sua canzone “se stiamo insieme ci sarà un perché” ed è il momento di riscoprirlo, di ridefinirlo.
Ora stiamo lontani ordinatamente, per paura di essere contagiati e in alcuni casi di contagiare. Il solo pensare a questo doppio senso può instillare nuovi paradigmi, diffondere piccoli semi virtuosi e forse farci sentire in quella Sacra Unità di cui parla Gregory Bateson, il nostro essere parti di un tutto: una collettività, avere senso solo nella relazione, nell’incontro con l’altro.
Il mondo virtuale in questo momento permette, nonostante tutto, di tenere vive le interazioni più o meno goffamente. Chat di whatsapp, gruppi facebook nei quali si ritrovano a scriversi 300 persone nel cuore di una notte insonne dopo le ultime notizie della scorsa notte.
Si generano piazze on line in cui si trovano sfoghi, informazioni, casuali ma non sempre banali rassegne stampa, consigli di letture, podcast, film e… bufale ma anche la possibilità di discutere se lo sono, di trovare smentite.
Scopriamo però che il virtuale privato quasi del tutto del mondo fisico, fino a ieri ovvio, non ci basta da solo, non ci basta. Si riscopre il valore dell’essere corpo e corpo sociale senza il quale la vita resta in bianco e nero come raccontano gli angeli di Wim Wenders, ne Il Cielo Sopra Berlino.
Privati della possibilità di celebrare rituali laici e informali come le partite allo stadio, i pranzi, le cene, le feste, gli aperitivi e quelli più solenni come i matrimoni e i funerali ne sentiamo l’importanza perché ci batte il cuore forte al pensiero di non poterli celebrare. Senza l’incontro con l’altro perdiamo di senso. Siamo smarriti davanti all’impossibilità di celebrare un’unione o di dare un ultimo saluto perché viene meno il momento di condivisione collettiva.
Dove trovare l’energia per superare un momento così difficile? Quanto questo ci fa vedere quanto importante sia per ciascuno l’essere società e non solo individuo, monade egoista? Dove trovare l’energia per superare almeno in parte il lutto senza la partecipazione di quell’energia collettiva che come osserva il sociologo Émile Durkheim. Ora più che mai sentiamo sottopelle il valore di quell’ “assemblea che si riscalda di una passione comune” – come dice Durkheim - attraverso cui “diventiamo capaci di sentimenti e di atti di cui non siamo capaci quando siamo ridotti alle sole nostre forze; e quando l’assemblea è sciolta, quando, ritrovandoci soli, torniamo al nostro livello ordinario, possiamo misurare allora tutta l’altezza a cui siamo stati precedentemente trasportati al di sopra di noi stessi.”
I mezzi di comunicazione i social assumono una rilevanza rara, nell’esserci e nel farci vedere la mancanza, la necessità vitale anche di tutto il resto. Dobbiamo inventaci temporaneamente nuovi spazi. E’ ora più che mai necessario e quando torneranno lo spazio e il tempo che fino a ieri pensavamo “normali, ovvi” sarà fondamentale riconoscerne il valore.
Per chiamare in aiuto un po’ di ironia potremmo anche riconoscere che tutto può succedere lo dimostrano le code ordinate di Roma fuori da supermercati e tabaccai. Tutti disposti a svizzera distanza, chi l’avrebbe mai detto possibile?
Senza scomodare lo storico Fernand Braudel ma ricordandone la lezione, questo mondo fatto di noi, di relazioni frammentate e senza tempo che improvvisamente si trovano ad averne, di possibilità infinite che diventano ad un tratto limitate di partire, restare, abbracciare, di eroi invisibili che dietro a mascherine e occhiali, tute bianche e guanti sterili, professionalità e infinita generosità, salvano vite, è tutto da osservare, per capire, per scegliere, nel mentre ci facciamo storia, cosa possiamo diventare.
Da questo film di fantascienza in cui tutti ci sentiamo comparse, dopo aver visto svelarsi davanti e dentro di noi tante nuove verità, sarebbe bello uscirne con rinnovate coscienze e conoscenze e il desiderio e l’impegno di diventare artefici, ciascuno e assieme di una nuova stagione, più sana.