I congiunti e i “chiarimenti” del governo per il 4 maggio: a quando le Faq delle Faq?

Per uscire è meglio di dotarsi di avvocato: l'ostinata avversione per il linguaggio burocratico e per i gradi di parentela si ritorce contro la gente

Controlli di polizia per il coronavirus

Controlli di polizia per il coronavirus

Giuseppe Costigliola 3 maggio 2020

Eravamo tutti in speranzosa attesa che Palazzo Chigi ci chiarisse cosa cambierà nelle nostre vite a partire dal 4 maggio, con il nuovo Dpcm del 26 aprile scorso, dopo la tremenda quarantena impostaci dall’emergenza per il Coronavirus. Dunque, come tanti, ho acceso il mio tablet e mi sono precipitato a leggere le FAQ stilate dal governo o da chi per lui, che, in quanto “Frequently Asked Questions”, hanno lo scopo di sciogliere ogni dubbio possibile e non farci smarrire nella borbonica selva delle interpretazioni normative.


Ho così scoperto che i punti esaminati dalle FAQ (che, singolare coincidenza, si pronuncia come quella parola inglese usata per mandare a quel paese) sono 5: spostamenti, pubblici esercizi e attività commerciali, attività produttive professionali e servizi, cantieri, università. A me in particolare, come a molti, interessava soprattutto il primo punto, soprattutto che mi chiarisse cosa accidenti si intende con quella parola così scivolosa e vaga, “congiunti”, che nei giorni scorsi mi ha persino procurato delle crisi d’identità: chi diavolo sarebbero costoro?


E così, con qualche palpitazione, mi sono gettato nella lettura, e sono arrivato al punto:


L'ambito cui può riferirsi la dizione ‘congiunti’ può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile”.


Però!, mi sono detto. Vuoi vedere che aveva ragione mio padre, quando anni fa brigava per farmi prendere la laurea in legge? Almeno, forse, oggi mi sarebbe tornata utile. Vabbè, sono andato avanti, speranzoso:


“Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i ‘congiunti’ cui fa riferimento il Dpcm ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”.


La mia ostinata avversione per il linguaggio burocratico e per i gradi di parentela mi si ritorce contro, penso tra me, con un incipiente mal di capo. Ma poi m’impongo uno sforzo di riflessione: allora, sui “coniugi” non ho problemi, credo di sapere di che si tratta. E in effetti, anche ai “partner conviventi” e ai “partner delle unioni civili” ci arrivo.


Il problema (e il mal di capo) comincia ad aggravarsi con la locuzione “le persone che sono legate da un legame affettivo”. Oibò! Fatte salve le categorie già menzionate, a chi si riferirà l’incauto estensore di questa fantomatica FAQ? E qui, lo confesso, la mia confusione identitaria s’infittisce come una perniciosa nebbia. Il proprio amichetto o la propria amichetta? Be’, certo, col mio amichetto/a sono legato da legame affettivo (che schifo di ripetizione: “legato”, legame”: mi ricorda un cane con la catena al collo, ma vabbè). Ma questo legame affettivo si può definire “stabile?” Magari con lui/lei litighiamo spesso, però alla fine rimane il nostro amichetto/a, no?


E se poi il fidanzatino/a è del mio stesso sesso il poliziotto mi guarda storto? Mi multa e mi rispedisce a casa?


E un flirt? D’accordo, non si tratterebbe di un “legame affettivo stabile”, ma chi può dire che quel flirt non si trasformerà in qualcosa di più profondo? Certo, se mi impediscono di vedere il mio flirt per mesi e mesi, difficile che lo diventi, però…


Un’amante? A naso direi di sì, anche se quell’aggettivo, “stabile”, è un po’ traballante. E se uno cambia amante come cambia la camicia? “Stabile” riferito a quale dimensione temporale? Un giorno, un mese, un anno? E poi – mi dico – dovremo raccomandarci alla comprensione del poliziotto che ci dovesse fermare, confidare nel suo complice silenzio? Della serie, “Sa com’è?” E se a fermarci fosse un’agente in gonnella? O, viceversa, un agente maschio che ferma una donna? A quel punto si potrebbe contare sulla solidarietà di genere?


Un amico invece no, l’hanno escluso (a posteriori: qualcuno deve aver telefonato a Mister Chiarificatore). Perché, poi? Un amico non rientra tra i legami affettivi stabili? Non vale più quel detto: “Chi trova un amico trova un tesoro”? Magari è una persona particolarmente simpatica, che non vedevi l’ora di rivedere, magari quello con una battuta delle sue ti aiuterebbe a sbiadire la tristezza di questa pandemia che ti attanaglia in questa maledetta primavera (come cantava Loretta Goggi) – e invece nisba.


Dopo aver ingollato un cachet, appunto l’attenzione sul parentado: “nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”.


Ahi! Per me che arrivo a stento a comprendere un secondo grado, figuriamoci. “I figli dei cugini tra loro”? Mah! Comunque, mi prende un moto di invidia: fortunati quelli che girano con l’albero genealogico in tasca! Chissà quanti saranno. Lo dicevo che prima o poi dovevo farmelo fare, maledizione! Poi mi si pone una domanda molesta: ma come diavolo faranno le forze dell’ordine ad appurare ’sti gradi di parentela? Sarano dotati di una app a noi sconosciuta? Girano con una sfera di cristallo? Ti iniettano il siero della verità? Chissà.


Il cachet, comunque, risulta totalmente inutile davanti all’ultimo “chiarimento”: “gli affini fino al quarto grado”! Oddio, vuoi vedere che qua scopriamo di essere tutti imparentati?


Vabbè, mi arrendo. Ho deciso, starò rinchiuso in casa un altro mese. Almeno mi evito l’emicrania.


Ma non sarà, mi viene con un sussulto da pensare, che in tipica modalità italica queste nebulose FAQ, in fondo in fondo, vogliano dirci che dal 4 maggio sarà un “libera tutti”? Ai posteri l’ardua sentenza.