Crisanti: "La riapertura è una scelta politica, il rischio non è misurabile"

Il virologo direttore del Dipartimento di Medicina molecolare e Microbiologia dell'università di Padova: "I dati che abbiamo sono falsati, non possiamo calcolare il rischio"

Andrea Crisanti

Andrea Crisanti

globalist 18 maggio 2020
L'Italia ha riaperto, ma sono in tanti a pensare che il Paese non sia pronto per tornare alla normalità. Uno di questi è il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare e Microbiologia dell'università di Padova, che però fa un passo indietro: "È una decisione politica che deve avvenire a un rischio accettabile. Purtroppo n Italia questo rischio non è misurabile perché non abbiamo il vero numero totale di casi. I numeri ufficiali sono falsati, perché riportano soltanto i positivi ai quali è stato fatto il tampone". 

Stimare che nel nostro Paese i contagiati reali da Sars-CoV-2 siano "tra 5 e 10" volte quelli riportati nei bollettini "è abbastanza vicino al dato reale", secondo l'esperto che torna anche sul tema mascherine (bisogna indossarle "assolutamente, al contrario di quanto ci hanno detto all'inizio. Non ho una ricetta alternativa"), sul fatto che "l'epidemia si vince sul territorio e ogni ricovero in ospedale è una sconfitta", e sulla questione tamponi che restano necessari "senza dubbio".


"Stiamo ricevendo una fortissima richiesta delle attività produttive - riferisce - e in Veneto, nonostante una capacità di fare tamponi superiore alla media italiana, non siamo in grado di far fronte a tutte le domande". Pertanto in questa fase l'esame va mirato, limitando i tamponi "alle persone a rischio cioè il personale sanitario, le Rsa e quanti, per motivi di lavoro o altro, vengono a contatto con un gran numero di persone". E se si dovessero riaccendere focolai? "Come è stato fatto a Vo' - risponde il virologo - si dovrebbe dichiarare micro zone rosse e partire con i tamponi".