La sfida di Francesco e Parolin ai potenti: utilizzare i soldi delle armi per lo sviluppo umano

Il segretario di Stato della Santa Sede ha avuto parole chiarissime nel corso dell’incontro straordinario tra 141 capi di stato e di governo promosso e organizzato dall’Onu il 3 dicembre scorso.

Papa Francesco e il cardinale Parolin

Papa Francesco e il cardinale Parolin

Riccardo Cristiano 5 dicembre 2020
Non c’è argomento più trattato della pandemia e delle sue sfide, ma è molto raro sentire quel che ha detto il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, in occasione dell’incontro straordinario tra 141 capi di stato e di governo promosso e organizzato dall’Onu il 3 dicembre scorso. Si è trattato di un collegamento in video conferenza e quando è stato il suo turno il cardinale Parolin ha detto: “nessuno può risolvere da solo i problemi causati dalla pandemia.
Le sfide di questa crisi devono essere affrontate con uno spirito di corresponsabilità e con il contributo di tutti”. Basta pensare all’origine della pandemia per rendersi del “realismo” vaticano: cosa è stato se non sfiducia subentrata nei rapporti tra Cina e Occidente a rendere possibile gli occultamenti, i ritardi e quindi la crisi?
Questa reciproca sfiducia ha portato alla crisi non è finita, continua e ora emerge di tutta evidenza un’altra emergenza: l’illusione di salvarsi da soli già si vede nella questione-vaccini: “Un’area che richiede la solidarietà globale è quella di cercare di garantire le appropriate cure mediche e vaccini efficaci- liberi da preoccupazioni etiche- accessibili è disponibili in appropriata quantità a tutti” compresi i Paesi in via di sviluppo. La cooperazione internazionale come la propone il cardinale Parolin dovrebbe creare le condizioni per dare priorità alla cura dei poveri, dei malati, dei migranti, dei bambini e comunque dei più vulnerabili, perché la pandemia ha aggravato i problemi sociali e chi è già ai margini della società ne è colpito in modo ancora maggiore.
Il cardinale Parolin non si è fermato all’enunciazione di questo criterio di pura logica sociale, ha voluto elencare i problemi già cronici che si stanno aggravando per la pandemia: la fame, l’abuso, lo sfruttamento, l’isolamento dei più anziani e dei disabili, oltre al tema dell’infanzia e della fanciullezza che diviene emergenza con la chiusura di tantissime scuole. La crisi pandemica inoltre colpisce in modo sproporzionato i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo. E qui vale a pena di ricordare, come conferma di quanto affermato, il disastro del centro di Pozzallo, dove chi fa la quarantena è tenuto in condizioni gravissime, in stanzoni senza separazione tra maschi e femmine e che non garantiscono neanche la protezione dalla pioggia.
Ma la stoccata finale del cardinale è stata tanto elegante quanto durissima, e chiaramente rivolta a gran parte dei suoi interlocutori: non sarebbe questo il tempo per chiedersi se i soldi spesi per accumulare armi e munizioni non potrebbero essere meglio spesi per favorire lo sviluppo umano?
In questo contesto diventa molto doloroso il livello della pubblica discussione sull’imminente Natale.
Mai come quest’anno la mangiatoia nella quale è nato Gesù acquista un valore sociale enorme, che dovrebbe aiutare a riflettere sul suo significato universale. Ma il carattere sdolcinato della rappresentazione del Natale- espressione usata in una circostanza da papa Francesco- sembra ridurre il tutto a un pranzo particolarmente abbondante e festoso, che soprattutto oggi non corrisponde al significato di quella “mangiatoia”. Così soffermarsi sul pranzo potrebbe rimuovere il testo del Vangelo del giorno scelto per celebrare il Natale, che non è né certo, né unico, né specificato, tanto meno nell’ora. Quel che è certo invece è che nel Vangelo di Luca si afferma: “ Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio”. Quel “non c’era posto” sembra spiegare molto di quanto ha detto il cardinale Parolin all’ONU nelle ore in cui non si placa la pandemia.