Grazie a Papa Francesco ho riassaporato la dimensione della salvezza

Bergoglio ha ricordato anche chi è colpito dalle guerre, dalla fame che costringe milioni di donne e bambini a fughe disperate che alimentano il fenomeno dei migranti

Papa Francesco

Papa Francesco

Nuccio Fava 6 aprile 2021

Già al liceo e poi all’università le notti rappresentavano il ristoro per tutti i ritardi, i rinvii e le manchevolezze accumulati di giorno.
Anche per l’esame di coscienza come ricordava la nonna insieme al bacio della buona notte.

Oggi sui nostri cieli europei non c’è la terribile guerra di allora, né le paure, angosce e timori che funestavano le nostre giornate in modo certo differente da questo tempo pandemico.
Tuttavia non è un caso che in molti hanno definito la lotta al Covid “una guerra contro l’intera umanità”.
Non solo per i tanti morti e la ricerca insoddisfatta per potere disporre di sufficienti dosi di vaccino, ma anche per la triste classifica quotidiana scandita con l’elenco delle vite perdute, degli ospedali vicini al collasso, delle persone ammalate nella solitudine e impedite di abbracciare i propri cari.

Forse anche perché esausto dall’elencazione continua di tante cifre inesorabilmente catastrofiche e deprimenti, non riesco a prendere sonno e mi “rifugio”nella televisione.

In notturno avanzato e soprattutto per me invitante la presa in diretta di avvenimenti sportivi molto lontani, soprattutto l’eccelso basket della NBA e i tornei internazionali di Tennis.
Questi ultimi affascinano forse per la prima volta in modo così intenso, sia per la bellezza delle immagini e delle riprese, sia per la marcata presenza di giovanissimi campioni italiani che si misurano con avversari di alto livello senza sfigurare.
Ormai, nonostante la giovanissima età, sono classificati nelle posizioni alte dei tabelloni, spesso vincendo e comunque esprimendo un tennis di pari valore come dimostrano i risultati e i punteggi raggiunti.
Per noi lontani migliaia di km poter godere, nonostante l’assenza del pubblico, di eventi sportivi di tale qualità e classe è un autentico privilegio che paradossalmente alleggerisce e attenua le nostre paure.
Favoriti del resto dalla differenza del fuso orario, che ci fa sentire contemporanei in avvenimenti che si svolgono a così grandi distanze e in un clima spettacolare e straordinario.

Ormai la notte si sta consumando e dalle persiane giungono i riflessi del giorno: il lunedì dopo Pasqua.

È lunedì dell’angelo e papa Francesco rinnova i suoi auguri di speranza e di rinascita per tutti, a cominciare da quanti più soffrono, maggiormente colpiti dalle guerre, dalla fame e dalle ingiustizie che costringono specie milioni di donne e bambini a cercare un qualche riparo in fughe disperate che alimentano il doloroso fenomeno dei migranti.

Ma il lunedì dell’angelo, che spesso riduciamo alla Pasquetta fuori porta, segna più profondamente il ritorno di quell’angelo che ha annunziato a Maria l’arrivo del Figlio di Dio come premessa di Nuova Alleanza, di sconfitta della morte e riconciliazione per ricostruire un mondo sotto il segno dell’amore e della fratellanza.
Non va ignorato che quell’angelo è presente nel sepolcro per annunziare alle donne che il corpo di Gesù non è stato rapito ma è risorto, e che spetta proprio a loro di comunicalo agli apostoli.
Non avevo mai riflettuto abbastanza su questa dimensione della storia della Salvezza, nella quale le donne, a cominciare dalla madre del Signore, abbiano avuto un ruolo così unico e fondamentale.
Grazie a papa Francesco l’ho felicemente riassaporato e sono contento che questa nuova scoperta sia avvenuta alla fine di una notte quasi in bianco e proprio grazie a quella televisione che spesso mi infastidisce per le tante banalità che mette in circolo.