Ecco il problema vero del Paese: il biscotto

Retorica e potere dei media. Tra un biscotto e un esodato i propagatori dello sciocchezzaio linguistico e metaforico creano mentalità. [Antonio Cipriani]

Desk 17 giugno 2012

di Antonio Cipriani


Ci sono parole che sfuggono a ogni logica e si affermano come meraviglioso strumento di omologazione, come parole d’ordine di una comunicazione di massa che si fa senso comune, quindi mentalità e base di una cultura. Ecco perché sarebbe necessario, di tanto in tanto, riflettere sull’uso smodato e automatico di termini e metafore, che viaggiando senza confini nel meraviglioso mondo dell’informazione, diventano semi di futuro.


Per esempio, in questi giorni, si coglie sui media l’abuso della parola biscotto. Che non è il savoiardo o l’ottimo Gentilini per la colazione, ma la metafora di un dolente e complicato rapporto con l’esistenza di ogni giorno. Biscotto sarebbe l’impasto dato ai cavalli per drogarne le prestazioni. Nel caso nazionale, potrebbe essere un accordo a discapito dell’Italia di Prandelli per far uscire gli azzurri dagli Europei. In Rai, per capacità di sintesi, o incapacità linguistica, non fanno altro che ripeterlo. Biscotto, biscotto, biscotto. Corto circuito di ogni ragionamento che si va a innestare perfettamente nel sentire paranoico dei cittadini italiani che hanno la vaga sensazione che qualcuno – l’Europa? La Merkel? Le banche? Obama? Monti? – li stia fregando di brutto. Ma non riescono, per carenze informative o ovvietà narrative ad uso di chi è padrone dell’informazione, a capire bene dove si poggi questa fregatura. Ed ecco i giornalisti che sparano la loro soluzione: biscotteranno (da biscottare) Spagna-Croazia a dispetto dei tifoso italiano? Ecco! Ecco qual era il problema che ronzava nelle orecchie del povero cittadino? Non la crisi, non la Fornero, non i licenziamenti, non l’Imu: gli europei biscottati.


E le conseguenze del biscotto sintetico si percepiscono anche in famiglia. L’adolescente che porta la pagella dice sconsolato al padre: m’hanno biscottato, papi. Tutti sette e otto eppure mi sono preso Latino e Storia. Una volta, nel rapporto padre-figlio andava di moda: il problema è un altro, bello strumento linguistico per deviare sempre e comunque l’attenzione dal punto dolente. Adesso il biscotto si può pucciare a perfezione in ogni situazione limite, incomprensibile dunque difficile da spiegare con una certa logica.


Quel paparino pare abbia risposto: “Pensa all’esodati che biscotto che j’hanno fatto…” Cultura politica innanzitutto, verrebbe da dire. Ma è troppo dura anche dirlo ironicamente. Soprattutto dopo aver sentito dire la orripilante parola esodato.