Chiedi alla polvere la verità su Giulio

Oggi ricorre il terzo anniversario, odio gli anniversari, tappe obbligate per ricordare chi non dovremmo mai dimenticare, neppure a ferragosto, sotto l’ombrellone con una bibita ghiacciata in mano. [Claudia Sarritzu]

Giulio Regeni

Giulio Regeni

Claudia Sarritzu 25 gennaio 2019

Le foto non rendono giustizia alle persone, al loro coraggio. Gli occhi sono piatti e vuoti anche nel migliore degli scatti.


Poi grazie a un video, abbiamo conosciuto un po' meglio Giulio Regeni, perché noi siamo come ci muoviamo, le espressioni del nostro volto, il modo di gesticolare, la voce. Noi siamo il modo in cui comunichiamo con l'esterno. Come guardiamo dritti negli occhi chi ci tradirà.


Oggi sono tre anni che questo Paese vive senza l’onesta, il coraggio, la cultura, la curiosità, la sete di giustizia, il piglio, la determinazione, la speranza che il mondo in fondo non faccia così schifo, di Giulio Regeni, simbolo di una generazione anni “80 che continua a coltivare i propri sogni e che, nonostante il terrorismo “psicologico”, non ha paura di viaggiare e conoscere il “diverso”. Oggi sono 365 giorni per tre che chiediamo, imploriamo, la verità da uno stato “amico”, l’Egitto, che fino a ora ci ha solo presi in giro.


Oggi ricorre il terzo anniversario, odio gli anniversari,  tappe obbligate per ricordare chi non dovremmo mai dimenticare,  neppure a ferragosto, sotto l’ombrellone con una bibita ghiacciata in mano.


Era scomparso al Cairo il giovane ricercatore friulano, ed è stato ritrovato morto 9 giorni dopo lungo l'autostrada per Alessandria. Ritrovato con il corpo martoriato dalle torture.


Si parla tanto di “muri” in questi tempi bui, noi italiani di buona volontà vorremmo rompere il muro di silenzio intorno alla fine tragica di un ragazzo per bene a caso nel mondo. Ce ne sono tanti di Giulio che anche ora,  mentre leggete me,  stanno rischiando qualcosa perché stanno vivendo, ed è più per loro che per lui che vorremmo giustizia. Lui era un ricercatore e il nostro Paese dovrebbe fare lo stesso: cercare, scavare la polvere che copre la verità.  Spazzare il fango che alcuni vogliono addossargli.


Dopo la diffusione del video della conversazione tra Abdallah e Regeni, registrata all'insaputa del nostro ragazzo, in cui abbiamo avuto la certezza dell’integrità morale di Giulio (si parlava di una somma di denaro che sarebbe dovuta arrivare al sindacato "tramite concorso" da un istituto britannico, e che Giulio continuava a ribadire non fosse sua e non potesse essere usata per finalità private), il sindacalista, il traditore, è tornato oggi a ribadire di considerare ancora Giulio "una spia". Abdallah, non solo, rincara la dose e afferma che il giovane sarebbe stato ucciso da parti straniere dopo che era stato scoperto per addossare la colpa all'Egitto. 


Quando ascoltiamo le parole dei genitori di Giulio, capiamo perché Giulio era così. A me fanno quasi paura, composti, fieri, forti, orgogliosi, mai titubanti. Forse si diventa così quando si guarda in faccia “il male” assoluto, come lo chiamò Paola Regeni. Io mi immagino impazzita dal dolore. Lei invece ci ha insegnato che tuo figlio resta tuo figlio anche da morto e che per lui devi fare lo sforzo, il più estremo di tutti quelli fatti, di restare sano e vigile anche dopo, quando respirare senza di lui ormai è solo una crudele condanna. Credo che ogni mattina si alzi in piedi per cercare la verità. Credo che la verità sia il suo destino e l’ultima carezza che potrà fare al suo Giulio una volta trovata. E allora sì, ha ragione Paola, ne vale la pena non impazzire.


Ho un amico che gira il mondo, che si fida, a volte troppo per me che sono una borghesuccia piena di paure e pregiudizi, attaccata a una vita inutile perché senza rischi.


In questi tre anni ho pensato molto a lui, a quanto vorrei proteggerlo da un suo possibile errore di valutazione, a quella dose di genuina fiducia che ripone nel prossimo e che a volte dopo i suoi racconti mi fa tremare. Non voglio mai conoscere cosa fa mentre lo fa, voglio saperlo dopo, quando è tutto finito, davanti a un piatto di pasta in una trattoria (al sicuro) di Cagliari. Ma il mio è egoismo, se vuoi bene davvero devi accettare la libertà. Devi convivere con la consapevolezza che la bellezza è l’opposto della diffidenza. Che l'anticamera della morte è la paura. Che Giulio è morto proprio per la diffidenza di qualcun altro.


Finché avremmo fiato, quelli come me chiederanno alla polvere dell’Egitto di raccontarci la verità sulla morte di Giulio. Perché solo in quel momento potremmo lasciarlo andare. Farlo diventare un ricordo, da commemorare negli anniversari e non più un’esigenza costante e quotidiana di conoscenza. Fino a quel giorno, ogni giorno sarà il 25 gennaio.