Saviano poteva risparmiarci il pistolotto qualunquista su Dj Fabo

In un raptus di megalomania il nostro ha chiesto 'scusa a nome di tutti gli italiani'

Dj Fabo e la sua compagna

Dj Fabo e la sua compagna

Oreste Pivetta 28 febbraio 2017

di Oreste Pivetta


Ho letto su Repubblica l’ennesimo pistolotto di Roberto Saviano, dedicato alla tragica fine di DjFabo. In un raptus di megalomania Saviano esordisce chiedendo “scusa a nome di tutti gli italiani”. Trascinato dall'esercizio retorico, Saviano continua trascinando a sua volta i lettori in un cumulativo “perdonaci”: perdonaci per non aver accolto le tue richieste, perdonaci per averti costretto ad un lungo viaggio in Svizzera, perdonaci, perdonaci... Premesso che, da sempre laico, sono per il testamento biologico e pure per l’eutanasia (la differenza l’aveva spiegata bene Luigi Manconi ieri sera in tv) e che ho sofferto a leggere la storia di quell’uomo,anche per brutte esperienze personali, premesso che difendo le libere scelte degli altri difendendo così le mie, mi verrebbe da rispondere con semplicità che non ho proprio nulla di cui chiedere perdono e che nel “perdonaci” onnicomprensivo si finisce con l’occultare nelle nebbie della confusione le responsabilità vere e con l’alimentare il qualunquismo, il moralismo, quel senso di colpa che autoassolve, che giustifica l’immobilità e che libera da qualsiasi preoccupazione per il fare futuro. Soprattutto vorrei aggiungere che di certi dilaganti e universali commentatori ho piene le scatole. Spero di non venire lapidato.