Così la politica calabrese si piegava ai voleri del boss Pelle

Per cercare il sostegno del malvivente c'era la fila di candidati alle elezioni regionali del 2010, con il cappello in mano, nella casa di Pelle a Bovalino. E il boss puntava molto in alto

Il Consiglio regionale calabrese

Il Consiglio regionale calabrese

globalist 6 aprile 2018

Arrivavano da tutta la Calabria, cappello in mano, un vera e propria processione in fila, verso la casa di Bovalino di Giuseppe Pelle, il latitante arrestato stamani dalla squadra mobile reggina e dallo Sco. Erano candidati in cerca di sostegno alle elezioni regionali del 2010 in Calabria. La circostanza era emersa nell'operazione "Reale 3" che pochi mesi dopo quelle elezioni, nel dicembre 2010, aveva portato all'arresto di diverse persone tra le quali l'allora consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà. Intercettazioni e videoriprese che documentarono gli incontri tra Pelle ed alcuni candidati al Consiglio regionale si sarebbero intensificati nel periodo compreso tra l'agosto del 2009 ed il 21 aprile scorso. Il boss non voleva limitarsi a sostenere candidati al Consiglio regionale ma puntava in alto. In una intercettazione Pelle delinea la sua strategia politico-elettorale che puntava anche alle elezioni politiche ed a suddividere i candidati "amici" su base territoriale sostenendone un ristretto numero per evitare la dispersione di voti. "La politica nostra - diceva - è sbagliata. Se noi eravamo una cosa più compatta dovevamo fare una cosa, quanti possono andare? Diciamo qua dalla ionica, quando raccogliete tutti i voti che avete, vanno tre persone. Altre tre vanno alla Piana e vanno già sei per il Consiglio regionale. La prossima volta quei sei, se si portavano bene andavano a Roma e andavano altri sei al posto di quelli".