Farah racconta il suo incubo: imprigionata, legata al letto e costretta ad abortire

La ragazza italo-pakistana è stata liberata dalla polizia dopo l'allarme dato dal fidanzato: la mia famiglia mi ha ingannato

Farah

Farah

globalist 19 maggio 2018

Una storia a lieto fine, anche se resta il profondo trauma di un aborto imposto con la forza: “Grazie, avevo perso le speranze. Adesso non vedo l'ora di tornare a scuola". A parlare è Farah, la ragazza pakistana residente a Verona che è stata portata con inganno nella sua patria dalla famiglia e fatta abortire. La giovane è stata liberata dalla polizia che l'ha prelevata di notte dalla casa in cui era stata "reclusa" e ha voluto subito chiamare il fidanzato Cristian, 19enne di origine colombiana naturalizzato italiano.
Un boato, mi sono svegliata di soprassalto e ho avuto paura. Hanno sfondato la porta e due finestre, in casa gridavano tutti. Ho visto i poliziotti che tenevano fermo mio padre. Gli hanno chiesto dove fosse il mio passaporto, l'aveva bruciato. Gli agenti mi hanno portata via lo stesso: per la prima volta, dopo tre mesi, mi sono sentita al sicuro", ha detto la giovane al fidanzato. 

Farah era ancora in auto quando ha chiesto di poter chiamare Cristian e ha dettato a memoria il numero a Fauzia Vigar, la responsabile della Commissione per le donne di Punjab. E poi ha ringraziato il fidanzato, l'Italia, le forze dell'ordine che l'hanno liberata. "Grazie, avevo perso la speranza. Non vedo l'ora di tornare a scuola".
La giovane conferma alla polizia di essere stata ingannata dalla sua famiglia: "Sono stata tradita dai miei, legata per otto ore al letto e sedata prima dell'aborto. E' successo il 25 febbraio. Ero prigioniera, isolata dal mondo. Solo dopo settimane sono riuscita a rubare il cellulare a una zia e chiedere aiuto. Penso a chi non c'è riuscita". E il pensiero vola immediatamente a Sana, l'italo-pakistana uccisa perché voleva sposare un italiano.
Farah, poi, ha mandato un messaggio alle compagne di scuola, le stesse che avevano fatto partire l'allarme per salvarla. "Eravamo per strada perché siamo in gita. Quando è arrivato l'sms ci siamo messe a ballare con i prof e a gridare il suo nome. Ci hanno preso per matti, ma era la fine di un incubo".
Ora la ragazza si trova in una struttura protetta gestita dalla Commissione di Vigar. "Sta bene - assicurano fonti diplomatiche - potrebbe rientrare a Verona a inizio settimana".