Stadio, l'inchiesta partita indagando su Manlio Vitali, uno della Banda della Magliana

Lo chiamano "Er Gnappa", personaggio tosto e senza scrupoli, estorsore del costruttore Scarpellini. Così l'indagine su Mafia Capitale si collega alla rete messa in piedi da Parnasi

Manlio Vitali

Manlio Vitali

globalist 18 giugno 2018

"A Roma non si muove una foglia che la Banda non voglia". L'antico detto, come una maledizione, perseguita la Capitale da almeno 40 anni. E quando si parla di Banda si parla della Magliana. Gli inquirenti che hanno scoperchiato la presunta rete Parnasi, sono arrivati al costruttorie e al suo team (di collusi, facilitatori, sottomessi) proprio grazie alle intercettazioni che riguardano un noto esponente della malavita romana: si chiama Manlio Vitali, detto er Gnappa, fuori e dentro Rebibbia da trent'anni. Per la Banda, ai tempi di Renato De Pedis e Franco Giuseppucci, controllava la zona di Garbatella e Tor Marancia. Un gregario  poi diventato boss.  Uno tosto, senza scrupoli,  che rideva in faccia ai poliziotti quando lo arrestarono, capace di mettere a segno rapine cruente ai danni di anziani abbienti e ricche donne sole, estorsore, amico anche di Massimo Carminati, il fascista che gravitava nella Banda ed entrato di prepotenza nel precedente scandalo che ha investito il Campidoglio e la città: Mafia Capitale.
L'inchiesta sullo Stadio è lo stralcio di un'altra indagine che ha avuto inizio nel 2016 dalle rivelazioni dell'ex compagna der Gnappa. Secondo le deposizioni della donna al pm Barbara Zuin l'immobiliarista romano Sergio Scarpellini era vittima di un'estorsione da parte di Vitale. Partono così le intercettazioni telefoniche su Scarpellini. Ed è cercando di incastrare Vitali che invece gli inquirenti scoprirono gli intrecci, gli scambi e gli accordi tra Scarpellini e l'allora braccio destro della sindaca Raggi Raffaele Marra che hanno portato all'arresto di entrambi. E non solo: finirono nei guai tanti altri politici per aver ricevuto regalie, appartamenti e sconti sempre da Scarpellini.
Indagando nell’ambito di quel procedimento, sono emersi i fatti contestati dalla pm Barbara Zuin, che iniziano nel 2017. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, due episodi di traffico di influenze illecite, 5 episodi di corruzione e 2 di finanziamento illecito. Quelle che per l’accusa sono tangenti venivano pagate in vari modi: contanti, dazioni di denaro coperte da fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti, conferimenti di incarichi di consulenza.