Due balene emergono dalla plastica al Pantheon: azione di Greenpeace a Roma

L'associazione ambientalista contro la plastica use e getta: "i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità di fronte a questo grave inquinamento"

L'azione di Greenpeace al Pantheon

L'azione di Greenpeace al Pantheon

globalist 5 luglio 2018

Azione di Greenpeace nel cuore di Roma contro la plastica usa e getta. Alcuni attivisti dell'associazione ambientalista hanno montato di fronte al Pantheon una riproduzione a grandezza naturale di due balene alte rispettivamente 6 e 3 metri. Le due megattere emergono da un mare invaso da rifiuti in plastica monouso, per denunciare come i nostri mari, e le specie che vi abitano, siano in grave pericolo a causa dell'uso smodato di plastica usa e getta e dell'inquinamento che ne deriva.

"Aziende come Coca Cola, San Benedetto, Ferrero, Nestlé, Haribo e Unilever - ha denunciato Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna inquinamento di Greenpeace Italia - continuano a fare enormi profitti grazie alla crescente produzione di plastica monouso, pur essendo perfettamente a conoscenza del fatto che è impossibile riciclarla tutta".
"E' necessario -ha aggiunto - che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità di fronte a questo grave inquinamento, partendo dalla riduzione dei quantitativi di plastica usa e getta immessi sul mercato".
Tra maggio e giugno, grazie al contributo dei suoi volontari, Greenpeace Italia ha organizzato in sette spiagge italiane - Bari, Napoli, Trieste, Palermo, Fiumicino, Chioggia e Parco Regionale di San Rossore - la raccolta e la catalogazione dei rifiuti in plastica per categoria merceologica (imballaggi per alimenti, l'igiene domestico o personale), tipologia di plastica (polimero) e, dove possibile, marchio di appartenenza. Un'operazione condotta seguendo il protocollo del Brand audit, messo a punto dalla coalizione Break free from plastic e replicato su scala globale dalle organizzazioni che ne fanno parte.
I dati ottenuti, contenuti nel rapporto "Stessa spiaggia, stessa plastica" diffusi dall'organizzazione ambientalista, mostrano come "circa l'80% degli imballaggi e contenitori in plastica per cui è stato possibile identificare i marchi di appartenenza sia riconducibile proprio a marchi come Coca Cola, San Benedetto, Ferrero, Nestlé, Haribo e Unilever".
I risultati, seppur limitati ad un numero ristretto di spiagge, evidenziano come la plastica rappresenti "la tipologia di rifiuto più presente sia in ambienti fortemente antropizzati che in aree protette".
Particolari criticità si sono riscontrate in Puglia e in Toscana. A Bari, sulla spiaggia cittadina di Pane e pomodoro, sono stati raccolti 1.200 litri di polistirolo, circa il 65% del volume totale di tutti i rifiuti in plastica raccolti. Problemi anche in Toscana, sulla spiaggia in prossimità della foce del fiume Serchio, all'interno del Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, dove sono stati raccolti più di 4.700 litri di plastica, circa il 60% del volume totale di rifiuti raccolti.
Di tutti i rifiuti in plastica proprio i contenitori e gli imballaggi per alimenti e bevande sono risultati complessivamente i più abbondanti (circa il 90% del totale) e costituiti dai polimeri comunemente utilizzati per produrre gli imballaggi.